mercoledì 4 maggio 2011

Andrologo: il miglior amico di lui (ma lui non lo sa)...

Defaillances sotto le lenzuola, infertilità e infezioni: ne soffrono cinque milioni di uomini italiani e l'andrologo è per l'uomo ciò che il ginecologo è per la donna, ma la maggior parte degli italiani non gli ha mai fatto visita


Sembra un dato assurdo visto che le ultime statistiche parlano di oltre il 30% degli uomini affetto da un disturbo sessuale che rischia di compromettere la salute generale e l’intesa di coppia; inoltre, dato preoccupantissimo, un 18enne su due è a rischio infertilità per malattie a trasmissione sessuale o piccole anomalie non diagnosticate!
La fertilità, ma, soprattutto la sessualità del maschio è così complessa, e, negli ultimi anni, così travagliata che vi è la necessità di una figura chiara: il punto di riferimento per le patologie genitali maschili, dalle malattie sessualmente trasmissibili ai tumori del testicolo, al cancro della prostata, alle disfunzioni erettili, alla dispermia. Ma quali sono le domande che più frequentemente l'adolescente o il giovane adulto rivolge all'andrologo?

Il problema fertilità pare interessare poco, o meglio, interessa in via indiretta. Gran parte dei giovani dai 18 ai 25 anni si presentano in ambulatorio per il problema del varicocele, strettamente connesso alla fertilità. Domanda tipo: "Alla vista di leva mi hanno trovato un varicocele. Cos'è? Devo operarmi?"
Il varicocele è una patologia delle vene provenienti dal testicolo, soprattutto il sinistro, che subiscono una dilatazione e una deformazione sì da formare dei grumi venosi vicino al testicolo stesso paragonati, nei casi più evidenti, a "interiora di pollo". Tale patologia che comincia ad evidenziarsi alla pubertà, oltre ad un evidente inestetismo, è soprattutto causa di alterazioni sia della temperatura che della ossigenazione del testicolo, con conseguente alterazione nella produzione degli spermatozoi, con complicanze che possono condurre, nei casi più gravi, alla sterilità. La diagnosi precoce e il precoce trattamento chirurgico, evitando lesioni irreversibili, può condurre a reintegrare la funzione riproduttiva.
Più importanti però paiono ai ragazzi giovani i problemi della morfologia e del volume del loro organo sessuale. Quindi due sono le domande più frequenti:
"Cosa ne pensa della lunghezza del mio pene?"
Si parla di pene piccolo o micropene solo se, in erezione la misura dall'arco pubico alla cima dell'asta è sugli 8 cm circa: in tal caso vi può essere qualche difficoltà nei rapporti. E' evidente che il giudizio dell'andrologo non può essere espresso a pene flaccido ma è il paziente che deve automisurarsi. E' altresì noto che, nel rapporto sessuale, la misura del pene sia di importanza relativa in quanto la vagina si adegua alle sue dimensioni. Molto più importante è la sua rigidità.
Cosa si può fare per ovviare a dimensioni inadeguate? Esistono interventi chirurgici, anche abbastanza semplici, per "allungare" o "ingrossare" il pene, o esercizi di stretching, ma se questi sono indicati clinicamente per il micropene, la forte componente psichica che anima la maggior parte di coloro che richiedono una modificazione estetica del proprio organo genitale deve essere valutata attentamente talora anche ricorrendo a consulenze psichiatriche.
"In erezione non va verso l'alto, ma si incurva in altra direzione. Posso avere problemi nei rapporti?"
Il problema dell'incurvamento nei ragazzi è dovuto ad un anomalo sviluppo dei corpi cavernosi o del corpo spongioso dell'uretra. Questi tre sistemi, che al momento dell'erezione si riempiono, soprattutto i cavernosi, di sangue, devono svilupparsi, durante l'infanzia e la pubertà, simmetricamente. Se ciò non avviene, l'asimmetria e il conseguente incurvamento si evidenzia al momento dell'erezione. Per risolvere il problema sono indicati interventi di raddrizzamento soprattutto se l'incurvamento è tale da impedire o rendere doloroso il rapporto sessuale. Si invita quindi il paziente a fornire una foto del pene in erezione da varie angolature per valutare la necessità o meno di un intervento correttivo.
Adesso vediamo alcuni casi nei quali, nelle varie fasi della vita di un uomo, una visita andrologica, è necessaria e consigliata
Infanzia:
- Quando i piccoli testicoli non sono posizionati nella loro sede, cioè quando non si trovano all'esterno del corpo nel sacco scrotale e sono ritenuti all'interno dell'addome, oppure sono retrattili, cioè tendono a risalire facilmente nell'addome.
- In caso di ernia inguinale, anche se già operata nella primissima infanzia.
- Quando vi sia un troppo rapido sviluppo sessuale rispetto al'età ("pubertà precoce")
Adolescenza:
- Quando lo "sviluppo puberale", cioè le modificazioni corporee che trasformano il ragazzo in un giovane adulto, non inizia o tende a ritardare ("pubertà ritardata").
- Quando siano presenti genitali troppo piccoli in rapporto all'età (ipogonadismo).
- Quando è presente una eccessiva crescita della mammella nel ragazzo durante la pubertà ("bottone mammario" o ginecomastia).
- Quando siano presenti anomalie anatomiche del pene come la difficoltà nello scorrimento della cute sul pene, ovvero una difficoltosa retrazione del prepuzio sul glande, curvature notevoli del pene (pene curvo) etc.
- Quando si sospetti la presenza di varicocele

Età Adulta:
- Quando l' "appetito" sessuale" (libido) sia carente.
- In caso di disfunzione erettile, cioè in presenza di difficoltà temporanea o permanente ad ottenere o mantenere uno stato sufficiente di erezione durante l'attività sessuale.
- Quando non si riesce a controllare efficacemente il momento dell'eiaculazione durante il rapporto sessuale (eiaculazione precoce).
- Quando manca l'eiaculazione e/o l'orgasmo o quando siano comunque presenti difficoltà in queste fasi dell'attività sessuale.
- Quando non si riesce ad avere figli (infertilità).
- Quando siano state rilevate alterazioni nell'esame del liquido seminale, cioè nello spermiogramma, o siano stati rilevati batteri nel liquido seminale (spermiocoltura positiva).
- In caso di malattie infiammatorie-infettive delle vie genitali ed urinarie (prostatiti, vescicoliti, uretriti, cistiti ricorrenti etc.) oppure quando esse siano state individuate dal ginecologo nella compagna
- Quando si noti l'emissione di liquido seminale di colorito brunastro o con tracce di sangue.
- Quando c'è dolore durante il rapporto sessuale a livello del pene o nella parte bassa dell'addome durante l'eiaculazione.
- Quando si manifestano dolori testicolari di qualunque natura, o compaiono noduli o variazioni di volume o di forma del testicolo, o ancora, un testicolo è visibilmente più basso dell'altro.
- Quando sappiamo essere presente un varicocele, cioè una dilatazione varicosa delle vene al di sopra del testicolo (più frequente a sinistra) .
- Dopo traumi importanti dei genitali o della pelvi, cioè della parte più bassa dell'addome.
- Quando si impiegano farmaci anabolizzanti per l'attività sportiva.
- Quando si voglia conseguire una contraccezione completa ma irreversibile utilizzando la vasectomia.

Terza Età:
- Dopo i cinquanta anni, anche in assenza si disturbi (per prevenzione).
- Quando il vigore sessuale inizia a diminuire e si manifestano deficit dell'erezione, calo della libido, riduzione della capacità di eiaculazione.
- Quando compaiono noduli, restringimenti, curvature, aree dolorose a livello del pene che prima non erano presenti.
- Quando siano presenti malattie prostatiche come l'eccessiva crescita della ghiandola prostatica o disturbi urinari come la necessità di urinare durante la notte, urinare troppo spesso o con troppa urgenza durante il giorno, o ancora quando il getto delle urine non ha più la forza efficace.
- Dopo ogni trattamento chirurgico della prostata e più in generale interventi che abbiano interessato la pelvi, ovvero la parte più bassa dell'addome .
- Quando siano presenti malattie come il diabete, l'insufficienza renale, cardiopatie ischemiche (prevenzione o cura dei danni andrologici) o quando si devono assumere cronicamente farmaci contro l'ipertensione, l'infarto, l'ulcera, l'ipertrofia prostatica o anche psicofarmaci (prevenzione o cura del danno andrologico da farmaci) 
                                                                               
                                                                                 (Fonti www.girlpower.it)

Ginnastica in gravidanza

In gravidanza è fondamentale esercitarsi per affrontare al meglio il travaglio. Il corpo si prepara, si rilassa e fa scorta di energia fisica e mentale per questo momento difficile e bello

La gravidanza è l’evento più bello che una donna possa affrontare.
Il corpo si modifica, i muscoli si preparano alla nuova postura, le articolazioni e i legamenti si adattano di conseguenza al nuovo assetto corporeo.
Il corpo cambia, si ammorbidisce.
In questo momento è fondamentale esercitarsi per affrontare al meglio il travaglio. Il corpo si prepara, si rilassa e fa scorta di energia fisica e mentale per questo momento difficile e bello.

La ginnastica più adatta per non sovraffaticare un corpo già messo alla prova dalla fatica e quella definita “passiva”.

Lo stretching rientra in questa categoria. Letteralmente la parola Stretching significa allungamento.

La gravidanza grazie alla liberazione di particolari ormoni determina un aumento del rilassamento legamentoso delle articolazioni. In questo modo tramite lo stretching, l’allungamento  favorisce la salute del corpo migliorando la circolazione sanguigna, la pressione del sangue, prevenendo i fastidiosi crampi che tanto assillano la donna in gravidanza, il mal di schiena e le posture scorrette.

Gli esercizi di mobilizzazione che aiutano la scioltezza articolare sono numerosi, e tutti possono essere accompagnati da allungamento passivo.
Iniziare sempre dalla zona cervicale, con semplici movimenti attenti e corretti (dire di sì, dire di no, e portare le orecchie alla spalla  destra e sinistra) per poi passare a sciogliere le spalle. Ruotarle da sedute in un senso e nell’altro, usare un bastone per flettere le braccia. Allungare quindi i muscoli del collo, con cautela e delle braccia.

Poi iniziare in maniera graduale con le posizioni accovacciate, descritte soprattutto nei manuali Yoga e infine a tappeto supine con le gambe flesse. Una posizione molto utile e rilassante per la parte lombare della schiena consiste nel sollevare una alla volta le gambe portandole in fuori e in alto divaricando così le gambe. Utilissimo è lo stiramento dei polpacci e la posizione a farfalla da sedute.
Ogni esercizio deve essere eseguito con attenzione e coscienza, se un particolare movimento crea fastidio, vertigine o nausea non è il caso di proseguire oltre ed è sempre fondamentale chiedere un parere medico.

Non è mai troppo tardi per iniziare a volere bene al proprio corpo. Una mamma forte affronta con rinnovata energia ogni evento faticoso della vita.
 
                                                                                                      (Fonti varie)

Creme anticellulite: funzionano?

Combattere la cellulite con le creme è possibile? In farmacia e profumeria ci sono scaffali pieni di creme anticellulite. Come scegliere la crema giusta?
I prodotti cosmetici e le creme possono rivelarsi ottimi alleati nella lotta alla cellulite. La ricerca ha fatto molti progressi: se una volta a spopolare tra gli anticellulite erano le creme a base di alghe, oggi la scelta è molto più vasta e la battaglia con la cellulite vede arrivare nuovi concorrenti delle creme: cerotti anticellulite, spray, sieri...
I trattamenti estetici utili a contrastare la cellulite si conoscono: massaggi, linfodrenaggi, mesoterapia, ecc.
Per ragioni di tempo, praticità e costi, però, il metodo per combattere la cellulite più usato e universalmente noto è certamente la crema anticellulite, o meglio, le creme anticellulite.
L'offerta per sconfiggere la buccia d'arancia è infatti molto vasta: numerosissimi prodotti delle più disparate marche affollano gli scaffali di profumerie e supermercati.
Come districarsi nella scelta di una crema anticellulite?
Anzitutto occorre prendere atto che le creme anticellulite non costituiscono - da sole - una cura al problema, ma possono essere un valido ausilio all'interno di un programma di lotta alla cellulite che inglobi dieta, esercizio fisico e massaggi.
Quest'affermazione deve intendersi tanto più vera quanto più la cellulite che si vuole "curare" è in fase avanzata di sviluppo e datata nel tempo.
La stessa legge prevede che nelle indicazioni terapeutiche delle sostanze commercializzate non vi sia più l’apposizione "cura della cellulite".
In ogni modo, le creme anti-cellulite hanno un buon raggio di azione contro gli inestetismi provocati dalla cellulite.
Per ottenere il meglio da esse è sempre bene abbinare al loro impiego una variabile quantità di tempo da dedicare al massaggio e all'assorbimento del prodotto.
Se non si ha pazienza, meglio optare per prodotti più rapidi (es. spray, cerotti, sieri o gel anticellulite), di più facile assorbimento e che non richiedono particolari cure nell'applicazione.
Non solo alghe, dunque, tra i principi attivi delle creme, ma anche caffeina, derivati del collagene, escina e rutina (per raffreddare la zona ed attivare adipociti alla lipolisi), rusco, Ginko Biloba, mentolo e vari olii essenziali.
La scelta all'interno delle creme anticellulite dovrà tener conto del budget di spesa, del grado di cellulite, della presenza o meno di adipe (cellulite in soggretti grassi o magri), del tempo che si ha a disposizione per prendersi cura del proprio corpo.
I prodotti per sconfiggere la panniculopatia edemato-fibro-sclerotica, nome scientifico della patologia cellulite, sono davvero molti: non resta che trovare quello adatto al caso nostro! 

                                                                                                     (Fonti Varie)

10000 passi per stare bene!

10 mila passi, 10 mila pensieri che attraversano la mente, 10 mila immagini che scorrono come fotografie davanti gli occhi e 10 mila buoni motivi per abbandonare il comodo divano, dedicando un'ora del proprio tempo per la salute e la forma fisica.
Il "walking" è uno sport semplice, praticabile da tutti, in qualsiasi stagione, a qualunque età. È faticoso, ma non estenuante. È un'attività autonoma e gratuita.
Anche i pigri e sedentari fanno 5 mila passi senza nemmeno accorgersene, ma bisogna compiere un piccolo sforzo e aggiungerne almeno 2 mila se si vogliono ottenere dei risultati di una certa entità.
Studi recenti hanno identificato nella camminata costante o "walking" a 4 km all'ora, cioé quella che normalmente si ha quando si porta il cane a passeggio, la perfetta andatura che brucia la maggiore percentuale di calorie. Ciò significa che, mentre in attività sportive ad alta intensità di sforzo il nostro organismo utilizza le riserve di carboidrati, in quelle a bassa intensità vengono sfruttate le fonti energiche dei depositi adiposi. Paradossalmente, con il "walking" si consumano più grassi rispetto a sport più "faticosi".
Oltre ai benefici per la linea, camminare previene e, in molti casi risolve, problemi metabolici, cardiovascolari, posturali, pressori. Camminare allontana il rischio di osteoporosi, di diabete, di ictus e di infarto. Infatti, se le ossa non vengono messe sotto sforzo, perdono compattezza e diventano più fragili; il cuore, senza esercizio, non accresce la propria massa e potenza e l'apparato venoso tende a perdere elasticità, provocando un peggioramento per la pesantezza e il gonfiore delle caviglie e per la comparsa di varici.
Influenza positiva, poi, si ha anche a livello metabolico, con la riduzione di calorie e l'aumento della percentuale nel sangue del "colesterolo buono" e a livello del sistema simpatico: abbassamento di pressione e battito cardiaco, allontanando il disturbo dell'ipertensione arteriosa.
Quindi, camminare camminare. Vanno, però, seguite delle semplici regole per massimizzare i benefit:
1. Imparare la giusta tecnica: ruotare il bacino ad ogni passo, appoggiare a terra prima il tallone e poi la pianta, tenere il busto dritto, spalle e collo rilassati, braccia con gomiti a 90° e mani a pugno chiuse. Importante avere un respiro regolare.
2. Camminare almeno tre volte alla settimana, alternando i giorni.
3. Preferire le prime ore del mattino e la sera.
4. Evitare un'eccessiva sudorazione, coprendosi troppo.
5. Utilizzare scarpe comode.
Allora, sfruttiamo il più possibile la camminata per stare bene e ritrovare la forma in modo semplice, prima della tanto attesa estate.
 
                                                                                                       (Fonti varie)

martedì 3 maggio 2011

Herpes: quali cure?

Purtroppo non esiste alcun medicinale in grado di curare definitivamente l'herpes. La miglior cura contro questo fastidiosissimo ceppo di virus risiede nel nostro sistema immunitario. Mantenendolo efficiente ed attivo con una sana alimentazione e un po' di moto si è infatti molto meno suscettibili all'infezione.

Lo sport è una potente medicina contro lo stress, aiuta a rilassarsi e potenzia le difese del nostro organismo. Praticando regolarmente 30-40 minuti di attività fisica almeno tre volte alla settimana, avremo molte più armi a disposizione per combattere gli herpes virus.
Anche l'alimentazione, se ben calibrata, ci rende meno aggredibili dalla malattia. Quando si vogliono migliorare delle difese immunitarie un po' carenti è infatti importante assumere le giuste dosi di vitamine e minerali. In particolare l'alimentazione deve assolutamente soddisfare il fabbisogno di vitamina C, magnesio e ferro.
E' comunque importante non esagerare con l'assunzione di queste sostanze dato che un eccesso potrebbe, paradossalmente, avere l'effetto contrario a quanto sperato. Allergie, intolleranze e indigestioni sono infatti potenti stimoli all'azione virale, favorita dal momentaneo calo delle difese immunitarie.
Alimenti particolarmente indicati per migliorare l'efficienza del sistema immunitario sono gli agrumi, le alghe, l'echinacea ed i prodotti dell'alveare: miele, pappa reale e propoli. Un rimedio piuttosto antico, ma senz'altro efficace nel favorire la risoluzione dei sintomi, consiste proprio nell'applicazione di una goccia di tintura di propoli sulla parte malata prima di coricarsi.
Carne, pesce e latticini non devono mancare nella dieta in quanto ricchi di un aminoacido, la lisina, che sembrerebbe contrastare l'insorgenza di recidive. Un altro aminoacido l'arginina è stato invece messo in relazione con gli episodi di riattivazione dell'herpes virus. Questo aminoacido è contenuto soprattutto nella frutta secca, nel cioccolato, in alcuni tipi di vino rosso e negli integratori proteici per sportivi.
Nella cura e nella prevenzione dell'herpes non esistono quindi cibi miracolosi, anche se alcuni appaiono più indicati di altri.

Medicinali e soluzioni efficaci per la cura dell'herpes

Se l'approccio preventivo, mirato al potenziamento del sistema immunitario e alla riduzione dei fattori di rischio, fallisce si deve prendere in considerazione il ricorso a terapie specifiche.
I medicinali tuttora conosciuti possono attenuare i sintomi della malattia ma non possono far nulla contro il virus, che dopo il contagio rimarrà all'interno del corpo per tutta la vita. Gli herpes virus dopo essere stati sconfitti dal sistema immunitario andranno infatti ad annidarsi all'interno dei gangli sensitivi dove sarano al riparo da farmaci ed anticorpi. 

In caso di herpes labialis dopo circa una settimana dalla comparsa delle prime bollicine si assiste ad una completa risoluzione della sintomatologia. 
Il discorso si fa invece più complicato nell'infezione da herpes zoster (fuoco di sant'antonio) che se non viene opportunamente trattata può comportare gravi rischi per la salute dell'ammalato.
Nonostante una cura definitiva non esista, vi sono molti consigli e medicinali utili per accelerare la "guarigione" ed evitare complicanze. Vediamo i più importanti:
  • creme a base di zinco e/o eparina: diminuiscono la durata dell'eruzione, specie se applicate insieme alle prime avvisaglie di formicolii o senso di calore sulle labbra; passato questo intervallo di tempo (6-12 ore) tali prodotti perdono gran parte della loro efficacia nel curare la malattia
  • altri princìpi attivi efficaci nell'accelerare la guarigione e nel diminuire la sensazione di dolore e prurito: aciclovir ed i suoi derivati più recenti famciclovir, penciclovir, valaciclovir (i medicinali che li contengono hanno spesso nomi simili). Questi farmaci agiscono sulle polimerasi virali impedendo la replicazione degli herpes virus e sono pertanto efficaci anche se assunti dopo la comparsa dei primi sintomi premonitori. Anche l'interferone può essere utilizzato grazie alla sua potente azione anti-virale. Questi farmaci si sono dimostrati efficaci anche nella cura dell'herpes genitalis e nello scongiurare il pericolo di una temibile complicazione dell'herpes zoster chiamata nevralgia post-erpetica. In caso di herpes genitalis questi farmaci sono particolarmente utili durante le manifestazioni acute in gravidanza in quanto l'infezione potrebbe trasmettersi al bambino durante il parto. In ogni caso per prevenire tale circostanza è bene riportare al proprio medico qualunque episodio passato riconducibile ai sintomi tipici dell'infezione da herpes virus.

  • farmaci immunostimolanti: qualora vi sia un reale deficit delle difese immunitarie nonostante l'adozione di uno stile di vita sano; a tal proposito si sono dimostrati efficaci gli ormoni timici naturali o sintetici. Vedi anche piante immunostimolanti.
  • attualmente in sperimentazione: vaccini specifici contro gli herpes virus
Quando il prurito è particolarmente intenso e fastidioso, si può ottenere qualche beneficio:
  • assumendo farmaci analgesici come gli antistaminici
  • applicando sulle labbra creme protrettive specifiche, come il burrocacao (herpes labialis)
  • applicando sulla zona interessata creme a base di capsacina (in caso di nevralgia post-erpetica)
  • mantenendo la zona colpita pulita ed asciutta, proteggendola con garze sterili (herpes zoster)
  • facendo bagni di acqua calda, tenendo immerso il bacino (herpes genitale)

                                                                                                                   (Fonti Varie)

Male ai piedi? Attenti alle scarpe!

I tacchi a spillo «pungono»  la schiena e le gambe. Ma anche ballerine e infradito nascondono insidie. Gli esperti criticano le scarpe oggi in voga e stilano consigli.

Secondo un sondaggio dell'Associazione dei podologi statunitensi, sei donne su 10 si vergognano dei loro piedi. Inevitabile che gli esperti americani cerchino di rimediare con una lista di consigli. Primo: sebbene il barefoot faccia tendenza, andare in giro scalzi è, secondo i podologi, «il modo migliore per contrarre infezioni e ferirsi».
C'è chi sostiene che camminare scalzi permetta al piede una naturalezza difficile da avere con le scarpe. In realtà spesso si indossano quelle sbagliate: con calzature confortevoli, si evitano i calli e in più i piedi sono protetti da tagli e infortuni. Precisa Mauro Montesi, presidente dell'Associazione italiana podologi: «Ma camminare scalzi sulla sabbia o sul brecciolino è un buon esercizio, perché fa lavorare tutte le articolazioni del piede». In tutte le altre situazioni, è fondamentale la scelta delle scarpe, compito in cui «A commettere errori sono soprattutto le donne, che privilegiano la componente estetica a scapito della comodità — prosegue l'esperto — . Proprio per questo, nel 70 per cento dei casi sono loro, più che gli uomini, ad avere problemi ai piedi». Quella dei podologi è una battaglia difficile, perché a dettare legge non sono i medici, ma la moda. Se così non fosse, zeppe e tacchi alti sarebbero spariti da tempo.

Il tacco più gradito ai nostri piedi è di 3-4 centimetri. «Misura che consente di distribuire bene il peso fra tallone e avampiede» spiega Paolo Maraton Mossa, direttore del Centro pilota di chirurgia del piede di Milano. Invece «Tacchi a spillo e zeppe spostano il baricentro in avanti e sovraccaricano la parte anteriore del piede, causando alla lunga danni alle articolazioni e anche alla schiena — sottolinea Montesi — . Gli stilisti continuano a proporre questi modelli perché slanciano la gamba e fanno sì che i glutei siano più sporgenti e arrotondati. Anche l'andatura è più sinuosa, perché a ogni passo il corpo ondeggia per trovare stabilità in una posizione che non è naturale». «Il mal di schiena che può manifestarsi quando si portano i tacchi alti è dovuto al fatto che il corpo deve adattarsi al nuovo equilibrio. Se sparisce nell'arco di poche ore non è di per sé un segnale di allarme — precisa Stefano Negrini, direttore dell'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale di Milano — . I tacchi alti possono però causare danni se già ci sono problemi alla colonna, per esempio una scoliosi molto accentuata. E in ogni caso, questo tipo di calzatura va indossata per poche ore, non abitualmente, insomma».

«Ma anche le ballerine e i sandali rasoterra non vano usati per lunghi periodi o se si deve camminare molto, perché «Mettono in tensione il tendine di Achille e possono provocare tendiniti e infiammazioni al tallone» sottolinea Maraton Mossa. Semaforo rosso, infine, per le infradito che, apparentemente comode, nascondono non poche insidie. «Possono andare bene in piscina o sulla spiaggia, ma vanno evitate in città, se si deve camminare a lungo o se si fa sport» riprende Maraton Mossa. I podologi americani precisano che calzature di questo tipo non danno alcun supporto all'arco del piede. E che, specie se di cattiva qualità, possono causare dolori all'arco plantare, tendiniti e infiammazioni fra le dita, soprattutto con i modelli in plastica. «Fra il primo e il secondo dito del piede passano arterie e vie nervose che possono essere danneggiate da questi tipo di calzatura — avverte l'ortopedico milanese — . Inoltre, le infradito non danno protezione: ci si può lussare un alluce semplicemente inciampando».
                                                                                                

                                                                                                          (Fonti Varie)

Il pianto femminile fa scappare gli uomini!

Una lacrima sul viso è un miracolo d’amore? Pare di no, almeno leggendo il risultato della ricerca condotta dagli esperti del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele. Alcuni neuroscienziati hanno raccolto in una provetta le perle saline dovute alla commozione femminile, quindi hanno fatto annusare il liquido a cinquanta ragazzi, constatando che il livello del testosterone del maschio, veicolo dell’eccitazione sessuale, cala del 13%. Risultato: il pianto della femmina di fronte a un film romantico smorza il desiderio maschile. Allora l’imperativo con cui spesso veniamo educati, vietato piangere, potrebbe essere indovinato.
Sia vero o no, il fatto comunque straordinario è che l’uomo finalmente sta interessandosi con cognizione di causa a un fenomeno, il pianto, profondamente radicato nella nostra natura ma altrettanto sconosciuto. Eppure tanto immediato, da essere il primo veicolo di vita dell’essere: i neonati piangono non appena vengono al mondo, un vagito senza lacrime, perché quella goccia, ora sotto osservazione scientifica, appare dopo qualche tempo di vita. Perché?
Anche gli psichiatri sono costretti ad ammetterlo: misterioso è l’input che parte dal cervello e produce una lacrima in quell’organo altrettanto sconosciuto che si chiama «sacchetto lacrimale», misterioso e complesso, perché le lacrime sono una delle rare manifestazioni dell’uomo che obbediscono a emozioni contraddittorie, addirittura opposte: scendono per tristezza ma anche per picchi di gioia. Cos’è una lacrima? Sembra una domanda da femminucce, ma in realtà scava una voragine di interrogativi di cui non si vede il fondo. Secondo la medicina olistica, ovvero quell’antica conoscenza cui appartengono antiche pratiche mediche come l’ayurveda, che cerca di interpretare il corpo attraverso una sua dimensione complessiva di visibile e invisibile, le lacrime sono strettamente collegate al respiro, quindi ai polmoni, ed esistono massaggi nella zona del tratto cervicale che possono sbloccare un pianto trattenuto o fermare un pianto eccessivo.
È ancora un approccio di settore a un fenomeno d’ampio spettro: al di là d’essere uno sfogo semplice di ragazzine deboli, il pianto è una manifestazione dell’uomo, degli animali, delle piante – alcune mucche lacrimano al momento del macello, i topi lacrimando attirano le topine, piangono anche cani e gatti e gli agricoltori sanno che in primavera le viti grondano letteralmente lacrime – collegata a sentimenti, reazioni e cognizioni di grande altezza. È indubbio che poeti come Leopardi o Rilke colleghino le lacrime all’apice della loro ispirazione artistica. I profeti lo legano alla visione della chiarezza e non sono un mistero le lacrime di Giovanni Paolo II in attimi di meditazione: esistono a tal riguardo foto inedite negli archivi vaticani.
Gli antichi testi sacri recitano: «Dio conta le lacrime delle donne» non svilendole a reazioni isteriche di debolezza, e uno scrittore satirico come Giovenale annotò: «Quando la natura diede all’uomo il dono delle lacrime, essa gli instillò la facoltà di essere gentile e di coltivare la più alta delle virtù: la pietà». La Pietà: come non ricordare alcune Madonne piangenti? Ora gli scienziati israeliani procederanno a indagare la prima goccia dei bambini e soprattutto quella maschile, la più rara, nella speranza che ci diano la gioia di sapere cosa sia questa stilla, affinché il suo potere di conoscenza del corpo umano non vada perduto «come una lacrima nella pioggia».

                                                                                                      (Fonti varie)