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giovedì 20 giugno 2013

Metabolismo lento? Scopri come accelerarlo!

Immaginate il corpo come un automobile, a cui  fate il pieno, se viaggiate  piano piano la benzina si consuma. Ora immaginate la stessa macchina che invece rimane chiusa in garage o fa pochi chilometri, è ovvio che il suo sebatoio rimarrà pieno o quasi... poi ovviamente dipende da quanto consuma...
Ora il nostro corpo funziona allo stesso modo, noi mangiando introduciamo "benzina" che dovremmo consumare durante il giorno.
Spesso però il carburante che introduciamo è maggiore di quello che consumiamo, o la nostra "macchina" consuma pochissimo (il che sarebbe ottimo se fossimo un'automobile davvero) e ci ritroviamo ad accumulare riserva che poi si trasforma in grasso corporeo. Di solito bastano le più comuni regole di "vita sana" per perdere peso: mangiare frutta e verdura, ridurre le porzioni, fare attività fisica, o fare 10000 passi, non usare l'ascensore... ma quando questo non basta?
Oggi scopriremo in che modo è possibile aumentare il metabolismo e vivere meglio con noi stessi.
Innanzitutto cerchiamo di spiegare cosa è : il metabolismo è l'insieme dei processi biochimici ed energetici che si svolgono all'interno del nostro organismo; tali reazioni hanno lo scopo di estrarre ed elaborare l'energia racchiusa negli alimenti, per poi destinarla al soddisfacimento delle richieste energetiche e strutturali delle cellule. Un fine meccanismo di regolazione provvede ad equilibrare tutte queste reazioni metaboliche, in base all'effettiva disponibilità di nutrienti e alle richieste cellulari. In parole povere: Accelerare il metabolismo
il metabolismo è la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per soddisfare i suoi bisogni vitali. Il dispendio energetico però è influenzato da tre fattori:
  • Il metabolismo basale: Accelerare il metabolismo
    il minimo dispendio energetico necessario a mantenere le funzioni vitali e lo stato di veglia;
    gcjshgshdvgj
  • La termogenesi indottta dalla dieta;
  • L'attività fisica.
Ora il segreto sta nell'aumentare il metabolismo basale. Ed è cosi che ogni giorno bruceremo più calorie quasi senza fare fatica, e far in modo di bruciare grasso più velocemente anche quando non facciamo cose impegnative.
Ecco cosa fare:
  • Eliminare tutte le bevande ad alto contenuto di zuccheri, tutti gli snack e tutti i cibi pronti.
  • Migliorare la qualità del tuo sonno;
  • Evitare lo stress, é scientificamente provato che aumenta la produzione di cortisolo nel nostro corpo favorendo l'aumento di peso;
  • Evitare le "diete miracolose" a basso contenuto calorico che affamano il nostro corpo e rallentano il metabolismo  impedendoci di consumare troppe calorie (il nostro corpo è progettato per la sopravvivenza);
  • Accelerare il metabolismo
    Fare almeno due o tre allenamenti alla settimana di durata non inferiore ai 40 minuti;
  • Fare più pasti durante la giornata senza mai abbuffarsi, l’ideale è cinque;
  • Non rinunciare mai alla colazione;
  • Idratare bene l’organismo: bere acqua o tè verde, anche le spremute di pompelmo e i succhi d'ananas non zuccherati, aiutano.
  • Aggiungere alla dieta  minestre di verdura e legumi.
         

                                                                                                     (Fonti: Varie)

martedì 18 giugno 2013

Kinesio taping: i cerotti colorati che aiutano il corpo.


Tutti ricordiamo l'immagine di Balotelli che, esultando dopo il gol agli Europei, si togli la maglia e mostra quei simpatici cerotti blu sulla schiena. Molti di noi si saranno certamente chiesti cosa fossero e soprattutto se non fossero solamente un decoro sul corpo dello sportivo in abbinamento alla sua capigliatura da combattente.
Invece no, quei cerotti altro non sono che un nuovo modo per prevenire o curare dolori articolari o muscolari, tecnicamente si chiama KINESIO TAPING o TAPING NEUROMUSCOLARE.
Ma cosa è in realtà e come funziona? 
La nascita di questo metodo risale agli anni Settanta ed è opera di un giapponese, il dottor Kenzo Kase. Ha fatto la sua comparsa ufficiale nel mondo dello sport in occasione delle  Olimpiadi di Seul nel 1988 con la Nazionale Giapponese di Pallavolo, ma nel corso degli anni la sua diffusione ha raggiunto tutto il mondo. In Europa la prima comparsa è avvenuta in occasione delle Olimpiadi di Atene nel 2004. E' impiegato nel trattamento dei dolori muscolo articolari e nella cura di piccoli edemi ed ematomi sottocutanei,  basato sull’applicazione di un bendaggio elastico adesivo con obiettivi terapeutici e bio-meccanici; questa tecnica può essere impiegata in molte aree della fisioterapia e della riabilitazione come supporto per mantenere i risultati ottenuti. 
Il nastro elastico è un particolare tipo di cerotto  in cotone, che non rilascia alcun principio attivo ed è stato brevettato appositamente per il trattamento di piccole lesioni di natura neurologica e/o ortopedica utilizzato per trattare le lesioni di sportivi e atleti e molti disturbi fisici.  Compito dei  muscoli, non è solo quello di muovere il corpo, ma anche il controllo della circolazione dei fluidi venosi e linfatici e della temperatura corporea. Se correttamente applicato questo speciale cerotto può  potenziare gli effetti del trattamento riabilitativo.
Nella lettertura scientifica vi sono prove che l'uso di questo metodo possa produrre significativi benefici clinici. Uno studio randomizzato ha evidenziato un effetto positivo statisticamente significativo subito dopo l'applicazione nella diminuzione del dolore alla spalla, in particolare nei movimenti di abduzione (allontanamento dell'arto dal corpo); di fatto con l’applicazione del nastro non viene ricercato un effetto a lungo termine anche perchè dopo 72 ore viene rimosso. E molto utile se applicato sugli atleti  e nei non sportivi subito dopo la seduta di fisioterapia.
Il vantaggio rispetto ai tradizionali bendaggi è dovuto al fatto che si tratta di un prodotto elastico, non rigido, che consente agli sportivi di muoversi più liberamente, e sentirsi protetti. Inoltre essendo in cotone (non contiene lattice) si riducono  i rischi di sviluppare forme allergiche o di irritazione alla pelle. 
Il cerotto viene  applicato sulla pelle, tagliato a forma di ventaglio,  determinando una serie di  "piccole onde", che vanno ad agire sul flusso linfatico come pompe di drenaggio, favorendo così il riassorbimento dell'edema proprio per questo motivo è molto utilizzato per  ridurre l'infiammazione, la fatica e il dolore muscolare.
Il cerotto è in grado, infine, di svolgere una funzione propriocettiva, come protezione del tendine e del legamento, perchè aiuta a mantenere in posizione corretta le articolazioni e aumenta la percezione di stabilità sulla meccanica articolare
La pelle, l'organo più grande del nostro corpo, è dotata di una serie di ricettori nervosi che attraverso degli stimoli esterni possono comunicare con i muscoli sottostanti, il kinesio
taping  può, a seconda della posizione, della direzione e della tensione, inibire un muscolo sovraccaricato e contratto, che preme sui ricettori del dolore, o viceversa stimolarne uno ipotonico (debole). In questo modo si attenua il dolore e si ripristina progressivamente la funzione motoria.
Inoltre è stato dimostrato che utilizzato su pazienti affetti da colpo di frusta vi è un beneficio statisticamente significativo di questa metodica nelle prime 24 ore dall’applicazione. 
Il kinesio taping è indicatoin presenza di:  
  • Disfunzione articolazione temporo-mandibolare
  • Spalla congelata
  • Tendiniti
  • Epicondiliti
  • Epitrocleite
  • Sindrome da Impingement della spalla
  • Distorsione di caviglia
  • Patologie della cuffie dei rotatori
  • Contratture muscolari
  • Fascite plantare
  • Sublussazione della rotula
  • Stiramento dei legamenti collaterali e dei crociati del ginocchio
  • Sublussazione di spalla
  • Torcicollo
  • Colpo di frusta
  • Edema traumatico o post-chirurgico
  • Instabilità capsulo-legamentose e articolari
  • Squilibri muscolari (tra muscoli antagonisti)
Questo metodo adotta i principi della scienza Kinesiologica, la filosofia di questo metodo é in perfetta sintonia con l'idea che una "funzione costituisce l'organo", quindi con i concetti base dell'osteopatia
Questo metodo inoltre non ha particolari controindicazioni, non va comunque applicato su ferite aperte, dermatiti e altre patologie cutanee; inoltre può essere applicato anche su bambini e sugli anziani.
Gli effetti derivanti dall'utilizzo del taping neuromuscolare sono:

1. Supporto al muscolo

Evita danni e crampi
Aumenta l'ampiezza del movimento

2. Rimuove la congestione

Evita danni e crampi
Aumenta l'ampiezza del movimento
Migliora la circolazione del sangue e della linfa
Rimuove gli eccessi di calore e di sostanze chimiche
Riduce l'infiammazione

3. Corregge i problemi articolari

Aumenta l'ampiezza del movimento
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione

4. Attiva il sistema analgesico endogeno

Migliora l'ampiezza del movimento
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione

Il kinesio taping è inutile se applicato male, quindi è sconsigliato il "fai da te" quindi il mio solito consiglio è quello di cercare terapisti esperti che abbiano praticato corsi appositi e che sappiano quindi come posizionare nel modo corretto le strisce elastiche.


                                                                                        (Fonti: Varie)

mercoledì 12 giugno 2013

-3 kg in una settimana? La dieta dello yogurt


Ormai l'estate è alle porte e come tutti gli anni molte di noi sono arrivate all'appuntamento con la prova costume decisamente impreparate. E allora come fare per recuperare la linea? Un rimedio veloce ed efficace è rappresentato dalla dieta dello yogurt che promette di far perdere fino a 3 kg in una settimana. 
Ricordo però che essendo un rimedio drastico è bene non abusarne visto che, si lo yogurt fa bene, questo tipo di alimentazione è alquanto sbilanciato.
La dieta dello yogurt punta su un obiettivo preciso: consumare ogni giorno yogurt naturale o alla frutta che facilitano la digestione. Sono consentite la saccarina e le infusioni come tè e caffè. La dieta dimagrante a base di yogurt non è indicata per chi soffre di colesterolo alto oppure di calcoli renali o epatici a causa del suo elevato contenuto di calcio e fosforo. E mi raccomando, non va seguita per più di due settimane. O in alternativa una settimana ogni 6 settimane, giusto per tenerci in forma.
Il principio fondamentale di questa dieta è consumare più volte al giorno un vasetto di yogurt naturale, spesso con aggiunta di frutta fresca, capace di smorzare la fame e accelerare la digestione.
Tra i cibi più consigliati da abbinare allo yogurt ci sono riso integrale, cereali, verdure e pesce, mentre sono da evitare la carne, gli insaccati, i dolci, l’alcol, le bibite gassate e succhi di frutta.
Per quanto riguarda i condimenti, per i giorni di dieta – ma è comunque un’ottima abitudine sempre – bisogna consumare solo olio d’oliva a crudo. Niente grassi cotti. Un cucchiaio al giorno di olio, tuttavia, non solo è permesso, ma anche consigliato. Se si usa sulle verdure, sul pesce si possono usare succo di limone e spezie a piacere.
Io consiglio di abbinare questo regime alimentare all'attività fisica, giusto per aiutare il corpo a ritrovare la linea ma non perdere il tono muscolare. Una corsetta leggera di 20 minuti o anche una bella passeggiata a passo veloce o una passeggiata in bici possono garantirci belle gambe e un bel lato B sodo. 

EccO A VOI 2 GIORNI DI DIETA, POSSONO ESSERE ALTERNATI. VA SEGUITA PER 5 GIORNI. 

Io consiglio di mangiare il terzo giorno a cena un petto di pollo o tacchino arrosto con poco olio e senza sale.

PRIMO GIORNO:
  • prima colazione
    • un bicchiere d'acqua fresca (appena svegli)
    • 300 g di yogurt magro (a scelta si possono aggiungere cereali integrali o frutta)
    • the verde o caffè non zuccherati
  • pranzo
    • 300 g di yogurt magro
    • brodo vegetale
    • 2 gherigli di noce.
  • spuntino pomeriggio
    • 300 g di yogurt magro
    • frutta fresca
  • cena
    • 300 g di yogurt magro
    • minestrone di verdura
    • una tazza di camomilla, (prima di dormire)
 SECONDO GIORNO: 

  • prima colazione
    • un bicchiere d'acqua fresca (appena svegli)
    • 300 g di yogurt magro (a scelta si possono aggiungere cereali integrali o frutta)
    • the verde o caffè non zuccherati

  • pranzo
    • 300 g di yogurt magro
    • brodo vegetale
    • frutta
  • spuntino pomeriggio
    • 300 g di yogurt magro
    • the verde o caffè non zuccherati
    • frutta
  • cena
    • pesce
    • insalata mista fresca all'olio (10 g) e limone
    • spremuta d' arancia
    • un panino integrale
    • una tazza di camomilla (prima di dormire)

Durante il primo giorno, mangerete davvero pochino, ma consumerete molto yogurt (tenete conto che un vasetto di yogurt contiene 125 g). Così il gonfiore addominale sparirà subito e potrete affrontare con più entusiasmo "le restrizioni" successive.
Nei quattro giorni seguenti, continuerete a mangiare yogurt, ma la sera potrete cenare con pesce e tanta insalata. Se durante la giornata avete fame sgranocchiate verdura cruda, per esempio le carote, oppure la frutta. Non preoccupatevi delle quantità.
Dopo i cinque giorni di dieta, quando finalmente avrete perso quei due, tre chili di troppo e riuscirete a chiudere la lampo dei pantaloni, evitate di abbuffarvi: riprendete a mangiare normalmente, pur mantenendo qualche sana abitudine. Per esempio continuate a evitare gli spuntini e a riempire il vuoto dello stomaco con frutta e verdura e soprattutto abituatevi ad una vita sana e ne gioverete per un lungo periodo.



                                                                                                                      (Fonti varie)

lunedì 3 giugno 2013

Quando il movimento diventa malattia: la VIGORESSIA


E’ il 1993 quando la vigoressia viene per la prima volta descritta in una pubblicazione scientifica, ed il termine stesso con il quale oggi la si definisce non è ancora stato coniato. I modi per definirla si sono, in questi anni, moltiplicati, parlando di bigoressia o più genericamente di complesso di Adone.
Il disturbo dell’immagine corporea si manifesta con una esasperazione estrema dell’ alimentazione e la difficoltà a porsi in contatto con il mondo esterno, la mancanza di considerazione per se stessi e del proprio mondo personale, la sfiducia, fino ad arrivare alla denigrazione del proprio corpo e alla totale insoddisfazione per la propria forma.
In particolar modo, gli uomini affetti da questo disturbo pensano di avere dimensioni corporee troppo piccole, spesso presentano altre caratteristiche psicologiche a rischio per disturbi mentali come ad esempio disturbo dell’umore, depressione, ansia, tendenza all’isolamento sociale, elevati livelli di perfezionismo, narcisismo e aggressività, scarsa autostima e infine disturbi del comportamento ossessivo-compulsivo.
Soggetti che hanno una percezione distorta del loro corpo, ma non individui magrissimi che continuano a vedersi grassi e bisognosi di dimagrire, quanto soggetti muscolarmente ipertrofici che si percepiscono come flaccidi e poco tonici, tanto da ricercare in modo esasperato un ideale di bellezza e perfezione che inevitabilmente è sempre un po’ più distante del livello raggiunto.
I soggetti affetti da anoressia reverse credono di essere piccoli e deboli, nonostante l’evidenza mostri che in realtà sono grossi e ben dotati, insoddisfatti del loro aspetto fisico sempre protesi al raggiungimento del loro ideale di immagine corporea, spesso sono accaniti frequentatori di palestre, modificano il loro comportamento sociale, trascurano le amicizie, evitano di mostrare in pubblico il loro corpo, si allenano intensamente anche se malati o infortunati , rinunciano al lavoro pur di non saltare la seduta in palestra o modificare il loro programma di allenamento, adottando diete bizzarre iperproteiche e ricche di integratori di ogni genere.

Il forte desiderio, diffuso anche tra i body builder, di controllare il proprio metabolismo attraverso la dieta e l’esercizio fisico, è simile alla necessità di controllo che si riscontra tra i pazienti affetti da anoressia nervosa.
Che lo sport faccia bene è un dato di fatto, ma quando si esagera si può incorrere in una vera e propria malattia solo che qui l'ossessione è soprattutto per il movimento fisico, infatti ci si muove continuamente, si fa palestra per tantissime ore al giorno perchè perseguitati dall'idea di avere un fisico perfetto. Ci si specchia continuamente perchè si ritiene di avere un fisico troppo magro, comportamento tipico degli anoressici che al contrario dei vigoressici però si vedono grassi.
Si sviluppa una vera e propria dipendenza dallo sport, trascurando le amicizie, i legami famigliari, una sorta di isolamento dalla realtà circostante per inseguire un solo ed unico obiettivo, essere in forma, al top della forma.
Insieme alla dipendenza dallo sport si finisce per essere ossessionati dai cibi iperproteici, si sta fin troppo attenti a ciò che si mette nel piatto e molti soggetti consumano dosi massice di anabolizzanti e proteine per aumentare i muscoli finendo per avere conseguenze gravi sul piano della salute.
Riconoscere il soggetto affetto da vigoressia dunque, non è difficile. Egli ha infatti una  resistenza fisica fuori dal normale e la stanchezza viene interpretata come debolezza, lo sfinimento una sensazione positiva. Si vuole sempre di più, non si è mai soddisfatti di se stessi e si perde il contatto con il proprio corpo.
Le persone colpite da Vigoressia sono donne e uomini oltre i trent’anni, ossessionati dal proprio corpo e intenzionati a fare tutto ciò che è possibile per aumentare la massa muscolare. Chi ne soffre in realtà cerca di combattere un senso di incertezza sull’unico ambito in cui può intervenite ” l’aspetto fisico”. Dal punto di vista psicologico la bigoressia (ovvero fame di grossezza) fa sì che la ricerca spasmodica del proprio corpo come asciutto e muscoloso viene accompagnata da una consequenziale insoddisfazione cronica per quello che è il proprio aspetto fisico, accompagnato da un’ossessiva paura di perdere all’improvviso gli obiettivi raggiunti nella forma fisica.
Ecco perché il bigoressico passa la maggior parte del tempo a cercare di mantenere quel tono muscolare perfetto raggiunto con anni di sacrifici e rinunce. Accanto ad una visione del proprio corpo deformata riscontriamo anche un’alterazione dello schema cognitivo.
La ricerca ossessiva della perfezione, denota un progressivo distacco della realtà, e da tutti è percepito solo essere esclusivamente in funzione del raggiungimento di un fisico perfetto.

Un ruolo importante è gioca to anche dai modelli culturali di bellezza e prestazione fisica nei contesti sportivi, dalle pressioni di compagnie, allenatori, com petizioni. Se, poi, alla base, ci so no un senso di inadeguatezza, la paura di fallire ma anche la bas sa statura, ci si convince di poter risolvere le proprie fragilità co struendosi una fisicità imponen te, in palestra, ma anche a tavola.
E’ un gioco altamente pericoloso che dà l’illusione che un giorno potremmo essere felici col nostro nuovo e perfetto corpo.
La cosa difficile può essere riuscire a far comprendere a chi soffre di vigoressia o bigoressia che questi eccessi sono il sintomo di una profonda insicurezza.
In genere non riconoscono il loro disturbo in quanto tale, e non si rivolgono a uno specialista affinché li possa aiutare. Può essere di grande aiuto un percorso di psicoterapia, ma serve anche l’intervento del medico o di un equipe con diverse figure professionali che possano cooperare per il riequilibrio corpo-mente del paziente.


                                                                                                            (Fonti: Varie)

martedì 28 maggio 2013

Autismo: scoperta la causa.

La proteina BMP svolge un ruolo cruciale nel determinare la notevole crescita della "sinapsi gigante" del "calice di Held". A scoprirlo e' stato un team di ricercatori dell'Ecole Polytechnique Federale de Lausanne. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, aiutera' a far luce su numerose patologie neuropsichiatriche. Le sinapsi giganti in questione hanno dimensioni estremamente grandi, si trovano nella parte uditiva del cervello e sono in grado di trasmettere le informazioni sonore tra neuroni con estrema rapidita', in poche frazioni di millisecondo.
Un ritmo molto piu' veloce rispetto a quello registrato nella maggior parte dei circuiti neuronali del cervello, dove la media e' piu' di dieci millisecondi. Per isolare la proteina responsabile del controllo della crescita delle sinapsi giganti, gli studiosi hanno identificato, attraverso l'analisi dell'espressione genica nei topi, diversi membri della famiglia di proteine BMP tra oltre ventimila possibili "candidati".
La conferma del ruolo importante delle BMP nell'indurre la rilevante crescita delle sinaspi giganti e' arrivata dopo alcuni esperimenti che hanno permesso di inibire l'espressione dei recettori di queste proteine nella regione uditiva del cervello delle cavie, causando di conseguenza la produzione di sinapsi di dimensioni ridotte e di diversa tipologia: al posto del gigantesco calice di Held, una serie numerosa di sinapsi piu' piccole. Cio' dimostra che le BMP non determinano solo il processo di crescita ma attivano anche un meccanismo di selezione. Una scoperta importante dato che alcuni disturbi neuropsichiatrici, come la schizofrenia e l'autismo, si caratterizzano per lo sviluppo anormale della connettivita' sinaptica in alcune regioni chiave del cervello.
           

                                                                            (Fonti: Affaritaliani.it)

giovedì 23 maggio 2013

Antibiotici: anche per il mal di schiena?


Sono anni che i medici dicono che prendiamo troppi antibiotici e spesso quando non ne abbiamo bisogno, eppure, forse, tra qualche anno dovremmo prenderli pure per il mal di schiena. Infatti, secondo qiuando sostengono i ricercatori dell'Università della Danimarca del sud e di Birmingham in Gran Bretagna circa il 40% dei mal di schiena sono provocati da un batterio, lo stesso che genera l’acne, il Propionibacterium acnese. E’un batterio che ha già un ruolo conosciuto nell’insorgere di infezioni: per esempio quelle provocate dalla inserzione di cateteri o da interventi per l’innesto di protesi nell’anca. 
La nuova teoria “batterica” è stata formulata nel corso di analisi del sangue capaci di cogliere i segni anche di infezioni di basso livello, di solito non percepibili. “Ci siamo accorti che la maggior parte dei sofferenti di sciatica mostrava anche segni di infezioni batteriche profonde, quasi nascoste”, spiega il dottor Tom Elliott, docente di microbiologia all’ospedale di Birmingham: “Anche se nessuno di questi pazienti aveva mostrato evidenti segni di infezioni negli ultimi sei mesi”. 
Il batterio è difficile da individuare perché si annida nella colonna vertebrale e sa nascondersi: la normale procedura in una ricerca batteriologica prevede, infatti, la coltura di biopsie vertebrali per tre giorni «ma per questo batterio ne servono quattordici» spiega il ricercatore Claus Manniche.
Riferisce il microbiologo:“E’ la prima volta che si parla di infezione a proposito del mal di schiena, ma ricordatevi quanti interventi chirurgici allo stomaco abbiamo fatto, prima di accorgerci che la causa dell’ulcera era un batterio, l’Helicobacter pylori, che si può sconfiggere con gli antibiotici”. 
Lo studio è stato realizzato su 61 pazienti che dovevano subire un intervento chirurgico
per un'ernia al disco. Tutti soffrivano soprattutto di dolori lombari da più di sei mesi e la risonanza magnetica della loro colonna mostrava una spetto caratteristico che i radiologi chiamano Modic 1.
Quando l’equipe di Elliott ha approfondito le analisi è emerso che nel sangue dei soggetti era presente proprio il Propionibacterium acnes, quello che avvia l’acne. 
Nel corso della sperimentazione i pazienti sono stati divisi in due gruppi. Al primo è stato somministrato un placebo per 100 giorni, il secondo è stato sottoposto ad una terapia antibiotica attiva contro il P. acnes, a base di amoxicillina e acido clavulanico. Alla fine della cura solo i pazienti trattati con antibiotici avevano meno frequentemente dolore alla schiena, solo il 19% del gruppo trattato lamentava ancora dolori costanti. L'anno precedente a lamentarsi era il 75%.
In genere la sua presenza in un individuo sano non desta preoccupazioni: ma secondo i ricercatori inglesi è possibile che piccoli traumi ai dischi intervertebrali provochino microlesioni che, per il batterio, sarebbero la sede ideale di sviluppo.
Si creerebbero a questo punto focolai di infezione nascosti che porterebbero a infiammazioni successive e, dunque, ai dolori diffusi al nervo sciatico.  

Un’altra possibile spiegazione del mal di schiena viene dalla terapia viscerale. I muscoli psoas, che sorreggono la colonna, sono contigui alle pareti del colon. Questo organo è la sede più frequente di infiammazioni nel corpo a causa della dieta errata (la colite affligge almeno il 50% del mondo occidentale). Batteri, funghi e virus possono migraredall'intestino attraverso sangue e linfa e fissarsi in uno degli psoas, destra o sinistra a seconda di  quale parte del colon è infiammata. L’infiammazione cronica del muscolo più importante per l’assetto della colonna dà come risultato la lombalgia. 

In attesa di nuove conferme cerchiamo di non abusare di antibiotici e chiediamo sempre parere al nostro medico. 




 
                                                                                                             (Fonti: Varie)








sabato 4 maggio 2013

Tanoressia: quando la tintarella diventa una droga


Con il termine tanoressia si intende la compulsione ad esporsi esageratamente ai raggi solari. Come l'anoressia anche la tanoressia può essere considerata una dispercezione corporea. Se l’anoressico non si vede mai abbastanza magro, allo stesso modo il tanoressico ritiene di non essere mai sufficientemente abbronzato, suggestione che può portare il soggetto ad una forma di dipendenza dall'abbronzatura.
Nel 2005 un'èquipe di studiosi della University of Texas Medical Branch di Galveston ha realizzato un questionario i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Archives of Dermatology, risultati che secondo gli autori dimostrerebbero l'esistenza di un disordine psichico assimilabile alla dipendenza da droghe o alcool ma relativo all'eccesso volontario di esposizione ai raggi UV. La tanoressia può condurre a conseguenze gravi legate alla prolungata esposizione ai raggi UV, tra cui il cancro alla pelle, con particolare riferimento al melanoma il cui rischio di insorgenza verrebbe aumentato del 75%
Questo disturbo si fonda su un senso di insicurezza del sé corporeo per cui le persone hanno un bisogno ossessivo di apparire sempre  abbronzate e se ciò non accade entrano in ansia e non si sentono sicure di sé. Il tono dell'umore, l'autostima e il senso di benessere sono quindi direttamente proporzionali al livello di abbronzatura. I tanoressici hanno dimostrato un basso livello di attenzione nei confronti dei pericoli che la loro dipendenza può loro provocare. In pratica preferiscono avere qualche ruga in più e rischiare la comparsa di tumori della pelle ma non rinunciare ad avere un aspetto abbronzato”.
Inutile dire che, con l'estate in arrivo, i tanoressici sono più esposti ai rischi derivanti da un'eccessiva esposizione solare, come la formazione di nei, rughe e melanomi.Non solo arrossamenti, eritemi e ustioni, ma anche melanomi maligni, varie forme di carcinoma e invecchiamento cutaneo. Questi i rischi che corre chi “abusa” del sole senza proteggersi. E se il 71% degli italiani sembra essersi ormai convinto della necessità di utilizzare opportune creme filtranti scelte in base alle caratteristiche della propria pelle, il restante 29%, praticamente 3 connazionali su 10, rifiuta ancora l'idea di una tintarella intelligente. E nella maggior parte dei casi lo fa per ragioni ''quantomeno curiose, purtroppo indice di una certa ignoranza''. Parola degli specialisti del Gruppo italiano di fotodermatologia (Gifde) della Società italiana di dermatologia e venereologia (Sidev), che hanno condotto un'indagine in materia. 
Dopo mesi in cui la pelle è stata coperta, la sua esposizione al sole deve essere graduale e non totale come molti di noi fanno. Sono tre i passi da fare per non incorrere in rischi: "pulire, tonificare e idratare. Azioni che fanno sì che la pelle arrivi nello stato ideale per accogliere i raggi sani e proteggersi da quelli dannosi come i raggi UVA che, penetrando in profondità, sono responsabili del foto invecchiamento, di allergie solari e nei casi più gravi dei tumori della pelle" spiega il la dott.ssa Fabbrocini.



                                                                                                        (Fonti: varie)

mercoledì 17 aprile 2013

L'osteopatia pediatrica

L’osteopatia si esprime attraverso il Trattamento Manipolativo Osteopatico (OMT) effettuato dall’osteopata per fare diagnosi, per trattare e prevenire la malattia. 
Si tratta di un trattamento non invasivo che trova uno svariato campo di applicazione in quanto, come precedentemente accennato, l’unità del corpo e la correlazione tra struttura e funzione sono causa ed effetto di una manifestazione sintomatica che riguarda non solo l’aspetto strutturale ma di tutto l’organismo.
Per tale motivo l’osteopatia si occupa sia di problemi dell’apparato muscolo scheletrico sia di patologie che spaziano dalla cefalea all’infertilità, dal mal di schiena alle cardiopatie alla sindrome del colon irritabile a molto altro.
Le tecniche utilizzate dagli osteopati sono svariate: tecniche strutturali, viscerali, miofasciali, funzionali e cranio-sacrali.
Grazie al suo approccio ”dolce” e alla completa assenza di controindicazioni, l’osteopatia è indicata per tutte le fasce di età dai neonati agli anziani.
Non vi sono molte differenze nel trattamento osteopatico dell’adulto da quello pediatrico. Le esperienze prenatali, perinatali e postnatali condizionano peró il metodo diagnostico e l’attenzione cosi come l’educazione dell’osteopata stesso. Anche le particolari dinamiche dello sviluppo e la patologia richiedono una conoscenza specifica da parte dell’osteopata. Lo sviluppo dei diversi tessuti ed organi del bambino, cosi come i vari processi fisiologici rappresentano una particolaritá nell’osteopatia pediatrica, soprattutto nei confronti degli sviluppi rapidi a livello senso-motorio ed emozionale dei bambini. 
E’ credenza comune che neonati e bambini non debbano avere stress o tensioni nel loro giovane corpo; purtroppo la realtà è diversa. La nascita è l’evento più stressante della nostra vita. Il neonato viene sottoposto ad enormi forze, quando l’utero lo spinge contro le pareti del canale vaginale. Il neonato deve ruotarsi e torcersi, mentre viene compresso tra le ossa della pelvi nel suo viaggio breve ma altamente stressante, verso il mondo esterno.
Il cranio del neonato ha la capacità notevole di assorbire questi stress durante un parto naturale. Per ridurre le dimensioni della testa, le morbide ossa si sovrappongono, piegano e “deformano” mentre il neonato discende. Il mento del neonato è normalmente ben piegato verso il busto in modo da presentare un diametro minore del cranio. Spesso molti neonati nascono con un cranio di forma strana come risultato di questo travaglio. 
Se durante la gravidanza la mamma soffre di lombalgie, sciatalgie, tensioni addominali è molto probabile che tutte le strutture coinvolte non riescano a compensare le richieste di un continuo adattamento dato dalla crescita del feto. Il bacino non si predispone nella migliore condizione per affrontare il parto e ciò può provocare compressioni anomale e asimmetriche al futuro neonato ancora prima di nascere.
Nei primi giorni di vita extrauterina, con l’inizio delle poppate, di pianti e sbadigli, la testa del neonato perde la sua estrema plasmabilità. Tuttavia, questo processo, specialmente se la nascita è stata difficoltosa, risulta incompleto, causando al neonato stress e tensioni.
L’Osteopatia Cranio-Sacrale (OCS) è un metodo non invasivo ed efficace di trattamento  manuale molto indicato per i bimbi e bambini come per gli adulti. Essa è uno strumento di valutazione in oltre è preventivo e correttivo. Una seduta di OCS al neonato può minimizzare o eliminare le conseguenze di una nascita difficile ed aiuta a assicurare una buona salute ai bimbi. Tutti i neonati dovrebbero ricevere delle valutazioni e trattamenti di OCS il più presto possibile subito dopo la nascita. I bambini dovrebbero continuare a ricevere l’OCS periodicamente per tutta la durata dell’infanzia mentre si adattano al processo della crescita.
Inoltre la possibilità di curare sin dalla primissima infanzia eventuali malformazioni, scompensi della struttura ossea e disfunzioni dell’apparato membranoso e legamentoso può evitare dolorosi e lunghi percorsi di cura una volta adulti.
 
 
                                                                                                           (Fonti: varie)

mercoledì 3 aprile 2013

La palestra come cura: parte la sperimentazione in Francia

L'Accademia nazionale di medicina di Parigi ha proposto dare l'opportunità ai medici di base di prescrivere lo sport con ricetta rimborsabile dalla previdenza sociale come se fosse un farmaco. Sperimentazione al via a Strasburgo.

Anche se oggi gran parte dell’attenzione relativa alla salute dell’individuo è spesso concentrata sull’alimentazione, studi recenti dimostrano che persone moderatamente attive, sopratutto nella seconda e terza parte della vita, hanno più probabilità di evitare morte prematura e malattie gravi.
A giovare della pratica sportiva sono il corpo e l'interazione sociale. Inoltre, tra gli adoloscenti, chi pratica sport ha meno probabilità di soffrire di problemi mentali come depressione e ansia. 
Oggi la medicina riconosce senza ombra di dubbio che l’attività fisica svolge un ruolo importante nel garantire una buona salute.  Questo dipende sostanzialmente dal fatto che una vita fisicamente attiva induce modificazioni e adattamenti organici che risultano positivi dal punto di vista della funzionalità d’organi ed apparati. I benefici dell’attività fisica sono molteplici e universalmente riconosciuti: minore rischio di obesità e di malattie cardiache, maggiore resistenza di muscoli e ossa, migliore salute mentale e psicologica. L’attività fisica aggiunge anni alla nostra vita e vita ai nostri anni.
Per questo motivo a Strasburgo è partita una sperimentazione che rivoluzionerà la vita di molti francesi. L'Accademia nazionale di medicina di Parigi ha proposto infatti di inserire lo sport tra le terapie prescrivibili dal medico di base e rimborsabili dalla previdenza sociale. La cittadina francese cercherà di contrastare la sedentarietà dei suoi abitanti con l’aiuto del medico di famiglia, che sulla ricetta dovrà indicare al paziente il tipo di sport da praticare e con che intensità. Il paziente si recherà con la prescrizione da uno degli istruttori coinvolti nel progetto per ricevere un programma di allenamento personalizzato, da praticare anche nelle palestre pubbliche alle quali potrà accedere gratuitamente.
Un’attività fisica regolare riduce i costi sanitari correlati alle malattie metaboliche, cardiovascolari e anche ai tumori. Riduce la morbidità e la spesa per i farmaci. Sono teorie dimostrate e supportate da numerosi studi scientifici.  
Livio Luzi, preside della facoltà di Scienze motorie dell'università di Milano parla di «iniziativa molto positiva che tutte le regioni italiane dovrebbero imitare. Un'attività fisica regolare - spiega - riduce i costi sanitari correlati alle malattie metaboliche, cardiovascolari e anche ai tumori che in definitiva si traduce in una riduzione della morbidità e della spesa per i farmaci. Sono teorie dimostrate e supportate da numerosi studi scientifici e - conferma - è un progetto che sicuramente darà buoni risultati, anche se non nel breve termine, ad eccezione dei soggetti diabetici, nei quali l'attività motoria ha un effetto terapeutico che si concretizza nella riduzione delle dosi di farmaci assunti già dopo 6 mesi».
Il merito di questa iniziativa, conclude Luzi, «è di aver compreso come l'accesso gratuito, unito alla raccomandazione del medico, possa costituire un giusto incentivo per avvicinare le persone alla pratica dell'esercizio fisico».
Promuovere l’attività fisica è molto importante, anche per contribuire a ridurre il tempo dedicato ad occupazioni sedentarie e rendere le persone più attive e meno stressate. Così come è grande la responsabilità delle Istituzioni, ai fini di incoraggiare una vita all’aria aperta fatta di movimento e attività, allo stesso tempo è compito dei singoli soffermarsi a pianificare uno stile di vita che preveda, durante la settimana, il tempo per dedicarsi allo sport. Basta poco, per stare meglio.
 
                                                                                                                           (Fonti: Varie)

giovedì 28 marzo 2013

Scoliosi, la ricerca che non ti aspetti: "Il nuoto non fa bene alla schiena"

La tesi che ribalta tutte le precedenti 'certezze' conclude un lavoro studio dell'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale che sarà presentato al congresso internazionale di Chicago a maggio. In certi casi, l'attività natatoria potrebbe persino peggiorare la situazione

                                                                                   di AGNESE ANANASSO

"Suo figlio ha le alucce di pollo, ha anche un po' di scoliosi: lo porti a fare nuoto che gli fa bene". Un assioma che dura da vent'anni, ma che sta vacillando. Come prova a dimostrare, ultima in ordine di tempo, una ricerca sviluppata dall'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (Isico), ancora inedita, che verrà presentata al congresso della International Society for the Study of the Lumbar Spine (Issls), in programma dal 13 al 17 maggio a Chicago.

"Il nuoto non cura la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi negativo e rischia di indurre il mal di schiena", afferma Fabio Zaina, fisiatra dell'Isico, tra gli autori della ricerca "Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey", che tradotto vuol dire appunto che il nuoto non è una terapia della scoliosi.

Lo studio ha confrontato un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con una popolazione scolastica, maschile e femminile, di 217 studenti di pari età, che pratica sport in maniera amatoriale o non lo pratica affatto. In entrambi i casi sono stati misurati i gibbi, la cifosi e la lordosi ed è stato fornito ai ragazzi un questionario per rilevare la presenza di mal di schiena.

I risultati sono stati sorprendenti per gli agonisti, ma anche per gli amatori: i nuotatori, soprattutto le femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena.

"Dal punto di vista posturale, il nuoto induce a un collasso della schiena - spiega Zaina - e
allena soprattutto la muscolatura degli arti, essendo praticato in scarico, non la schiena. Quando si parla di agonismo poi, con carichi di lavoro di ore, il nuoto induce il mal di schiena. Per chi ha la scoliosi arriviamo a sconsigliare il nuoto, decisamente. Non c'è distinzione neanche tra i vari stili: la rana e il delfino possono aumentare il mal di schiena nei casi di spondilolistesi, nel caso cioè in cui le vertebre scivolino una sull'altra. Quindi il nuoto non solo non è terapeutico, ma a livello posturale si rivela anche dannoso. Se lo si pratica a livello amatoriale non crea problemi, ma come qualsiasi altro sport, praticato un paio di volte a settimana".

Un altro mito che viene sfatato da altre ricerche, parallele e connesse a questa, condotte da Isico è che gli sport asimmetrici come il tennis inducano o peggiorino la scoliosi. "Non è vero neanche questo. La correlazione che c'è fra sport e mal di schiena è la quantità e interessa sia chi ne fa troppo sia chi ne pratica troppo poco", dice Zaina. "L'ideale è scegliere uno sport, tenendo presente che attività molto mobilizzanti della colonna (ginnastica artistica e ritmica, ad esempio) ci mettono più a rischio, soprattutto in casi di predisposizione naturale, mentre sport in carico (come la corsa) contribuiscono a rinforzarla perché ci costringono a vincere la forza di gravità".


                                                                                    (Fonti: http://www.repubblica.it/salute)

lunedì 25 marzo 2013

Le bibite gassate provocano la morte

Allarme dagli Stati Uniti: le bibite zuccherate hanno causato nel 2010 più di 180 mila decessi. In Italia sono quasi 23 milioni le persone che dichiarano di bere bevande gassate e di questi ben 6,5 milioni circa dichiara di farlo regolarmente. La Coldiretti chiede di rendere immediatamente operativa la legge "Balduzzi" sulla Sanita' approvata dal parlamento che prevede l'obbligo di aumentare la percentuale di succo dal 12 per cento al 20 per cento nelle bibite.
Ogni anno si contano migliaia di morti a causa delle bibite gassate. I danni alla salute sono notevoli e, pertanto, l’appello della comunità medica si fa sempre più pressante, affinché vengano protetti soprattutto i più piccoli.
Negli Stati Uniti si contano, solamente nel 2010, 25 mila decessi per abuso di zucchero derivato dall’assunzione di bevande gassate: le lattine hanno provocato, sostanzialmente, 133 morti per diabete, 44 mila per attacchi cardiaci e 6 mila per tumore. Le bevande edulcorate, dunque, hanno provocato 38 mila morti in America Latina, 11 mila morti nell’Eurasia centro-orientale. Come hanno sottolineato i ricercatori, “Il 78% di questi morti, causate dall’abuso di bevande zuccherate, si concentra nei Paesi mediamente o scarsamente sviluppati,”. Il Messico conta il maggior numero di vittime.
In Italia l'allarme sul consumo di bibite e' amplificato da un pericoloso abbandono dei principi base della dieta mediterranea che e' universalmente conosciuta come importante nella prevenzione delle malattie e che ha fino ad ora garantito agli italiani una vita media di 79,4 anni per gli uomini e di 84,5 per le donne, tra le piu' elevate al mondo.
Nel corso del 2012, infatti, molti italiani hanno abbandonato i principi base della dieta mediterranea con un calo nei consumi familiari di pesce fresco (-3 per cento), vino (-3 per cento), ortofrutta (-2 per cento) e olio di oliva (-1 per cento) anche se hanno portato in tavola piu' pasta (+1 per cento), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.
                                                             
                                                                                                (Fonti Varie)
 

lunedì 11 marzo 2013

Chi dorme non piglia pesci ma vive di più!

Dormire troppo poco può, anno dopo anno, generare patologie piuttosto gravi, sufficienti a cambiare anche i nostri geni. Già dopo 7 notti insonni, i ricercatori hanno osservato più di 700 mutazioni genetiche che potrebbero determinare conseguenze fisiche come problemi di cuore e obesità. 
Ecco alcuni effetti pericolosi della privazione del sonno necessario. Ricordate che la durata del sonno è sotto il vostro controllo, per dormire di più e meglio, cercate di pensare a queste conseguenze spaventose:
  1. Aumento rischio ictus: la mancanza di un regolare numero di ore di sonno aumenta il rischio di ictus. Chi dorme meno di 6 ore a notte ha un rischio 4 volte superiore di avere un ictus rispetto a chi dorme di più.
  2. Aumento rischio obesità: dormire troppo poco può condurre anche a scelte alimentari sbagliate. Il tutto in seguito a delle complicate modificazioni ormonali derivanti da un sonno troppo breve. Poche ore di sonno aumentano la produzione di grelina, l’ormone della fame, e limitino invece la leptina, che aiuta a bilanciare l’assunzione di cibo.
  3. Aumento rischio diabete: esiste un legame tra il dormire troppo poco e la resistenza all’insulina, un fattore di rischio che può essere spia per il diabete. Tra gli adolescenti sani, chi dorme troppo poco, ha una massima resistenza all’insulina ovvero che il corpo non la utilizza in modo efficace. Inoltre, riducendo il sonno, le cellule di grasso aumenta la resistenza di insulina in esse, anche quando la dieta è limitata.
  4. Perdita di memoria permanente: capita spesso che nei giorni in cui si è più stanchi, si è anche più smemorati e vaghi. La privazione del sonno può portare a problemi di memoria permanenti:  meno si dorme, meno si beneficia delle proprietà di memoria-immagazzinamento del sonno. Poco sonno porta al deterioramento del cervello.
  5. Danni alle osse: secondo uno studio, la privazione del sonno a lungo termine, contribuisce all’osteoporosi. Per ora ciò è certificato solo nei ratti ma è molto probabile che lo stesso effetto sia anche da attribuirsi al genere umano.
  6. Aumento rischio cancro: il sonno breve aumenta il rischio per alcuni tipi di tumore. Uno studio del 2010 ha scoperto che tra le mille persone sottoposte a screening per il cancro del colon-retto, quelle a cui era stata diagnosticata la malattia dormivano sei ore a notte. In generale i tumori sono più comuni alle persone che dormono poco. Dormire di più è un possibile percorso di riduzione del rischio e di recidiva.
  7. Dormire poco uccide: chi dorme meno muore prima. Uomini che dormono meno di 6 ore a notte hanno 4 volte più probabilità di morire in un periodo di 14 anni dal principio di insonnia.
  8. Fa male al cuore: dormire poco causa stress e tensione e induce l’organismo a produrre  più sostanze chimiche e ormoni tali da portare a malattie cardiache. Chi ha problemi di insonnia ha un rischio più elevato del 48% di sviluppare malattie cardiache.

                                                                                   (Fonte: www.robadadonne.it )