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giovedì 20 febbraio 2014
giovedì 20 giugno 2013
Metabolismo lento? Scopri come accelerarlo!
Immaginate il corpo come un automobile, a cui fate il pieno, se viaggiate piano piano la benzina si consuma. Ora immaginate la stessa macchina che invece rimane chiusa in garage o fa pochi chilometri, è ovvio che il suo sebatoio rimarrà pieno o quasi... poi ovviamente dipende da quanto consuma...
Ora il nostro corpo funziona allo stesso modo, noi mangiando introduciamo "benzina" che dovremmo consumare durante il giorno.
Spesso però il carburante che introduciamo è maggiore di quello che consumiamo, o la nostra "macchina" consuma pochissimo (il che sarebbe ottimo se fossimo un'automobile davvero) e ci ritroviamo ad accumulare riserva che poi si trasforma in grasso corporeo. Di solito bastano le più comuni regole di "vita sana" per perdere peso: mangiare frutta e verdura, ridurre le porzioni, fare attività fisica, o fare 10000 passi, non usare l'ascensore... ma quando questo non basta?
Oggi scopriremo in che modo è possibile aumentare il metabolismo e vivere meglio con noi stessi.
Innanzitutto cerchiamo di spiegare cosa è : il metabolismo
è l'insieme dei processi biochimici ed energetici che si svolgono
all'interno del nostro organismo; tali reazioni hanno lo scopo di
estrarre ed
elaborare l'energia racchiusa negli alimenti, per poi destinarla al
soddisfacimento delle richieste
energetiche e strutturali delle cellule. Un fine meccanismo di
regolazione provvede ad equilibrare tutte queste reazioni metaboliche,
in base all'effettiva
disponibilità di nutrienti e alle richieste cellulari. In parole povere: Accelerare il metabolismo
il metabolismo è la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per soddisfare i suoi bisogni vitali. Il dispendio energetico però è influenzato da tre fattori:
il metabolismo è la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per soddisfare i suoi bisogni vitali. Il dispendio energetico però è influenzato da tre fattori:
- Il metabolismo basale: Accelerare il metabolismo
il minimo dispendio energetico necessario a mantenere le funzioni vitali e lo stato di veglia;gcjshgshdvgj
- La termogenesi indottta dalla dieta;
- L'attività fisica.
Ora il segreto sta nell'aumentare il metabolismo basale. Ed è cosi che ogni giorno bruceremo più calorie quasi senza fare fatica, e far in modo di bruciare grasso più velocemente anche quando non facciamo cose impegnative.
Ecco cosa fare:
- Eliminare tutte le bevande ad alto contenuto di zuccheri, tutti gli snack e tutti i cibi pronti.
- Migliorare la qualità del tuo sonno;
- Evitare lo stress, é scientificamente provato che aumenta la produzione di cortisolo nel nostro corpo favorendo l'aumento di peso;
- Evitare le "diete miracolose" a basso contenuto calorico che affamano il nostro corpo e rallentano il metabolismo impedendoci di consumare troppe calorie (il nostro corpo è progettato per la sopravvivenza);
- Accelerare il metabolismo
Fare almeno due o tre allenamenti alla settimana di durata non inferiore ai 40 minuti; - Fare più pasti durante la giornata senza mai abbuffarsi, l’ideale è cinque;
- Non rinunciare mai alla colazione;
- Idratare bene l’organismo: bere acqua o tè verde, anche le spremute di pompelmo e i succhi d'ananas non zuccherati, aiutano.
- Aggiungere alla dieta minestre di verdura e legumi.
(Fonti: Varie)
martedì 18 giugno 2013
Kinesio taping: i cerotti colorati che aiutano il corpo.
Tutti ricordiamo l'immagine di Balotelli che, esultando dopo il gol agli Europei, si togli la maglia e mostra quei simpatici cerotti blu sulla schiena. Molti di noi si saranno certamente chiesti cosa fossero e soprattutto se non fossero solamente un decoro sul corpo dello sportivo in abbinamento alla sua capigliatura da combattente.
Invece no, quei cerotti altro non sono che un nuovo modo per prevenire o curare dolori articolari o muscolari, tecnicamente si chiama KINESIO TAPING o TAPING NEUROMUSCOLARE.
Ma cosa è in realtà e come funziona?
La nascita di questo metodo risale agli anni Settanta ed è opera di un giapponese, il dottor Kenzo Kase.
Ha fatto la sua comparsa ufficiale nel mondo dello sport in occasione delle
Olimpiadi di Seul nel 1988 con la Nazionale Giapponese di Pallavolo, ma
nel corso degli anni la sua diffusione ha raggiunto tutto il mondo. In
Europa la prima comparsa è avvenuta in occasione delle Olimpiadi di
Atene nel 2004. E' impiegato nel trattamento dei dolori muscolo articolari e nella cura di piccoli edemi ed ematomi sottocutanei, basato
sull’applicazione di un bendaggio elastico adesivo con obiettivi
terapeutici e bio-meccanici; questa tecnica può essere impiegata in
molte aree della fisioterapia e della riabilitazione come supporto per
mantenere i risultati ottenuti.
Il nastro elastico è un particolare tipo di cerotto in cotone, che non rilascia
alcun principio attivo ed è stato brevettato appositamente per il
trattamento di piccole lesioni di natura neurologica e/o ortopedica
utilizzato per trattare le lesioni di sportivi e atleti e molti disturbi
fisici. Compito dei
muscoli, non è solo quello di muovere il corpo,
ma anche il controllo della circolazione dei fluidi venosi e linfatici e
della temperatura corporea. Se correttamente applicato questo speciale
cerotto può potenziare gli effetti del trattamento
riabilitativo.
Nella lettertura scientifica vi sono prove che l'uso di questo metodo possa produrre
significativi benefici clinici. Uno studio randomizzato ha
evidenziato un effetto positivo statisticamente significativo subito
dopo l'applicazione nella diminuzione del dolore alla spalla, in
particolare nei movimenti di abduzione (allontanamento dell'arto dal corpo); di fatto con l’applicazione del
nastro non viene ricercato un effetto a lungo termine anche perchè dopo 72 ore viene rimosso. E molto utile se applicato sugli atleti e nei non sportivi subito dopo la seduta
di fisioterapia.
Il vantaggio rispetto ai tradizionali bendaggi è dovuto al fatto che si
tratta di un prodotto elastico, non rigido, che consente agli
sportivi di muoversi più liberamente, e sentirsi protetti. Inoltre essendo in cotone (non contiene lattice)
si riducono i rischi di sviluppare forme allergiche o di
irritazione alla pelle.
Il cerotto viene applicato sulla pelle, tagliato a forma di ventaglio, determinando una serie di
"piccole onde", che vanno ad agire sul flusso linfatico come pompe di
drenaggio, favorendo così il riassorbimento dell'edema proprio per questo motivo è molto utilizzato per ridurre l'infiammazione, la fatica e il
dolore muscolare.
Il cerotto è in grado, infine, di svolgere una funzione propriocettiva, come protezione del tendine e del legamento, perchè aiuta a mantenere in posizione corretta le articolazioni e aumenta la percezione di stabilità sulla meccanica articolare
Il cerotto è in grado, infine, di svolgere una funzione propriocettiva, come protezione del tendine e del legamento, perchè aiuta a mantenere in posizione corretta le articolazioni e aumenta la percezione di stabilità sulla meccanica articolare
La pelle, l'organo più grande del nostro corpo, è dotata di una serie di ricettori nervosi che attraverso
degli stimoli esterni possono comunicare con i muscoli sottostanti,
il kinesio
taping può, a seconda della
posizione, della direzione e della tensione, inibire un muscolo
sovraccaricato e contratto, che preme sui ricettori del dolore, o
viceversa stimolarne uno ipotonico (debole). In questo modo si attenua il dolore e
si ripristina progressivamente la funzione motoria.
Inoltre è stato dimostrato che utilizzato su pazienti affetti da colpo di frusta vi è un beneficio statisticamente significativo di
questa metodica nelle prime 24 ore dall’applicazione.
Il kinesio taping è indicatoin presenza di:
-
Disfunzione articolazione temporo-mandibolare
-
Spalla congelata
-
Tendiniti
-
Epicondiliti
-
Epitrocleite
-
Sindrome da Impingement della spalla
-
Distorsione di caviglia
-
Patologie della cuffie dei rotatori
-
Contratture muscolari
-
Fascite plantare
-
Sublussazione della rotula
-
Stiramento dei legamenti collaterali e dei crociati del ginocchio
-
Sublussazione di spalla
-
Torcicollo
-
Colpo di frusta
-
Edema traumatico o post-chirurgico
-
Instabilità capsulo-legamentose e articolari
-
Squilibri muscolari (tra muscoli antagonisti)
Questo metodo adotta i principi della scienza Kinesiologica, la filosofia di questo metodo é in perfetta sintonia con l'idea che una "funzione costituisce l'organo", quindi con i concetti base dell'osteopatia.
Questo metodo inoltre non ha particolari controindicazioni, non va comunque applicato su ferite aperte, dermatiti e altre patologie cutanee; inoltre può essere applicato anche su bambini e sugli anziani.
Gli effetti derivanti dall'utilizzo del taping neuromuscolare sono:
1. Supporto al muscolo
Evita danni e crampi
Aumenta l'ampiezza del movimento
Aumenta l'ampiezza del movimento
2. Rimuove la congestione
Evita danni e crampi
Aumenta l'ampiezza del movimento
Migliora la circolazione del sangue e della linfa
Rimuove gli eccessi di calore e di sostanze chimiche
Riduce l'infiammazione
Aumenta l'ampiezza del movimento
Migliora la circolazione del sangue e della linfa
Rimuove gli eccessi di calore e di sostanze chimiche
Riduce l'infiammazione
3. Corregge i problemi articolari
Aumenta l'ampiezza del movimento
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione
4. Attiva il sistema analgesico endogeno
Migliora l'ampiezza del movimento
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione
Il kinesio taping è inutile se applicato male, quindi è sconsigliato il "fai da te" quindi il mio solito consiglio è quello di cercare terapisti esperti che abbiano praticato
corsi appositi e che sappiano quindi come posizionare nel modo corretto
le strisce elastiche.
(Fonti: Varie)
mercoledì 12 giugno 2013
-3 kg in una settimana? La dieta dello yogurt
Ormai l'estate è alle porte e come tutti gli anni molte di noi sono arrivate all'appuntamento con la prova costume decisamente impreparate. E allora come fare per recuperare la linea? Un rimedio veloce ed efficace è rappresentato dalla dieta dello yogurt che promette di far perdere fino a 3 kg in una settimana.
Ricordo però che essendo un rimedio drastico è bene non abusarne visto che, si lo yogurt fa bene, questo tipo di alimentazione è alquanto sbilanciato.
La dieta dello yogurt punta su un obiettivo preciso: consumare ogni giorno yogurt naturale o alla frutta che facilitano la digestione. Sono consentite la saccarina e le infusioni come tè e caffè. La dieta dimagrante a base di yogurt non è indicata per chi soffre di
colesterolo alto oppure di calcoli renali o epatici a causa del suo
elevato contenuto di calcio e fosforo. E mi raccomando, non va seguita
per più di due settimane. O in alternativa una settimana ogni 6 settimane, giusto per tenerci in forma.
Il principio fondamentale di questa dieta è consumare più volte al
giorno un vasetto di yogurt naturale, spesso con aggiunta di frutta
fresca, capace di smorzare la fame e accelerare la digestione.
Tra i cibi più consigliati da abbinare allo yogurt ci sono riso integrale, cereali, verdure e pesce, mentre sono da evitare la carne, gli insaccati, i dolci, l’alcol, le bibite gassate e succhi di frutta.
Tra i cibi più consigliati da abbinare allo yogurt ci sono riso integrale, cereali, verdure e pesce, mentre sono da evitare la carne, gli insaccati, i dolci, l’alcol, le bibite gassate e succhi di frutta.
Per quanto riguarda i condimenti, per i giorni di dieta – ma è comunque un’ottima abitudine sempre – bisogna consumare solo olio d’oliva a crudo. Niente grassi cotti.
Un cucchiaio al giorno di olio, tuttavia, non solo è permesso, ma anche
consigliato. Se si usa sulle verdure, sul pesce si possono usare succo
di limone e spezie a piacere.
Io consiglio di abbinare questo regime alimentare all'attività fisica, giusto per aiutare il corpo a ritrovare la linea ma non perdere il tono muscolare. Una corsetta leggera di 20 minuti o anche una bella passeggiata a passo veloce o una passeggiata in bici possono garantirci belle gambe e un bel lato B sodo.
EccO A VOI 2 GIORNI DI DIETA, POSSONO ESSERE ALTERNATI. VA SEGUITA PER 5 GIORNI.
Io consiglio di mangiare il terzo giorno a cena un petto di pollo o tacchino arrosto con poco olio e senza sale.
PRIMO GIORNO:
-
prima colazione
- un bicchiere d'acqua fresca (appena svegli)
- 300 g di yogurt magro (a scelta si possono aggiungere cereali integrali o frutta)
- the verde o caffè non zuccherati
-
pranzo
- 300 g di yogurt magro
- brodo vegetale
- 2 gherigli di noce.
-
spuntino pomeriggio
- 300 g di yogurt magro
- frutta fresca
-
cena
- 300 g di yogurt magro
- minestrone di verdura
- una tazza di camomilla, (prima di dormire)
SECONDO GIORNO:
-
prima colazione
- un bicchiere d'acqua fresca (appena svegli)
- 300 g di yogurt magro (a scelta si possono aggiungere cereali integrali o frutta)
- the verde o caffè non zuccherati
-
pranzo
- 300 g di yogurt magro
- brodo vegetale
- frutta
-
spuntino pomeriggio
- 300 g di yogurt magro
- the verde o caffè non zuccherati
- frutta
-
cena
- pesce
- insalata mista fresca all'olio (10 g) e limone
- spremuta d' arancia
- un panino integrale
- una tazza di camomilla (prima di dormire)
Durante il primo giorno, mangerete davvero pochino, ma consumerete molto yogurt (tenete conto che un vasetto di yogurt contiene 125 g). Così il gonfiore addominale sparirà subito e potrete affrontare con più entusiasmo "le restrizioni" successive.
Nei quattro giorni seguenti, continuerete a mangiare yogurt, ma la sera potrete cenare con pesce e tanta insalata. Se durante la giornata avete fame sgranocchiate verdura cruda, per esempio le carote, oppure la frutta. Non preoccupatevi delle quantità.
Dopo i cinque giorni di dieta, quando finalmente avrete perso quei due, tre chili di troppo e riuscirete a chiudere la lampo dei pantaloni, evitate di abbuffarvi: riprendete a mangiare normalmente, pur mantenendo qualche sana abitudine. Per esempio continuate a evitare gli spuntini e a riempire il vuoto dello stomaco con frutta e verdura e soprattutto abituatevi ad una vita sana e ne gioverete per un lungo periodo.
(Fonti varie)
lunedì 3 giugno 2013
Quando il movimento diventa malattia: la VIGORESSIA
E’ il
1993 quando la vigoressia viene per la prima
volta descritta in una pubblicazione scientifica, ed il termine
stesso con il quale oggi la si definisce non è ancora stato
coniato. I modi per definirla si sono, in questi anni,
moltiplicati, parlando di bigoressia o più
genericamente di complesso di Adone.
Il disturbo dell’immagine corporea si manifesta con una esasperazione
estrema dell’ alimentazione e la difficoltà a porsi in contatto con il
mondo esterno, la mancanza di considerazione per se stessi e del proprio
mondo personale, la sfiducia, fino ad arrivare alla denigrazione del
proprio corpo e alla totale insoddisfazione per la propria forma.
In particolar modo, gli uomini affetti da questo disturbo pensano di
avere dimensioni corporee troppo piccole, spesso presentano altre
caratteristiche psicologiche a rischio per disturbi mentali come ad
esempio disturbo dell’umore, depressione, ansia, tendenza all’isolamento
sociale, elevati livelli di perfezionismo, narcisismo e aggressività,
scarsa autostima e infine disturbi del comportamento
ossessivo-compulsivo.
Soggetti che hanno una percezione distorta del loro
corpo, ma non individui magrissimi che continuano a vedersi
grassi e bisognosi di dimagrire, quanto soggetti
muscolarmente ipertrofici che si percepiscono come
flaccidi e poco tonici, tanto da ricercare in modo esasperato un
ideale di bellezza e perfezione che inevitabilmente è sempre un
po’ più distante del livello raggiunto.
I soggetti affetti da anoressia reverse credono di essere piccoli e
deboli, nonostante l’evidenza mostri che in realtà sono grossi e ben
dotati, insoddisfatti del loro aspetto fisico sempre protesi al
raggiungimento del loro ideale di immagine corporea, spesso sono
accaniti frequentatori di palestre, modificano il loro comportamento
sociale, trascurano le amicizie, evitano di mostrare in pubblico il loro
corpo, si allenano intensamente anche se malati o infortunati ,
rinunciano al lavoro pur di non saltare la seduta in palestra o
modificare il loro programma di allenamento, adottando diete bizzarre
iperproteiche e ricche di integratori di ogni genere.
Il forte desiderio, diffuso anche tra i body builder, di controllare
il proprio metabolismo attraverso la dieta e l’esercizio fisico, è
simile alla necessità di controllo che si riscontra tra i pazienti
affetti da anoressia nervosa.
Che lo sport faccia bene è un dato di fatto, ma quando si esagera si può incorrere in una vera e propria malattia solo che qui l'ossessione è soprattutto per il movimento fisico, infatti ci si muove continuamente, si fa palestra per tantissime ore al giorno perchè perseguitati dall'idea di avere un fisico perfetto. Ci si specchia continuamente perchè si ritiene di avere un fisico troppo magro, comportamento tipico degli anoressici che al contrario dei vigoressici però si vedono grassi.
Si sviluppa una vera e propria dipendenza dallo sport, trascurando le amicizie, i legami famigliari, una sorta di isolamento dalla realtà circostante per inseguire un solo ed unico obiettivo, essere in forma, al top della forma.
Insieme alla dipendenza dallo sport si finisce per essere ossessionati dai cibi iperproteici, si sta fin troppo attenti a ciò che si mette nel piatto e molti soggetti consumano dosi massice di anabolizzanti e proteine per aumentare i muscoli finendo per avere conseguenze gravi sul piano della salute.
Riconoscere il soggetto affetto da vigoressia dunque, non è difficile. Egli ha infatti una resistenza fisica fuori dal normale e la stanchezza viene interpretata come debolezza, lo sfinimento una sensazione positiva. Si vuole sempre di più, non si è mai soddisfatti di se stessi e si perde il contatto con il proprio corpo.
Le persone colpite da Vigoressia sono donne e uomini oltre i trent’anni,
ossessionati dal proprio corpo e intenzionati a fare tutto ciò che è
possibile per aumentare la massa muscolare. Chi ne soffre in realtà
cerca di combattere un senso di incertezza sull’unico ambito in cui può
intervenite ” l’aspetto fisico”. Dal punto di vista psicologico la
bigoressia (ovvero fame di grossezza) fa sì che la ricerca spasmodica
del proprio corpo come asciutto e muscoloso viene accompagnata da una
consequenziale insoddisfazione cronica per quello che è il proprio
aspetto fisico, accompagnato da un’ossessiva paura di perdere
all’improvviso gli obiettivi raggiunti nella forma fisica.
Ecco perché il bigoressico passa la maggior parte del tempo a cercare
di mantenere quel tono muscolare perfetto raggiunto con anni di
sacrifici e rinunce. Accanto ad una visione del proprio corpo deformata
riscontriamo anche un’alterazione dello schema cognitivo.
La ricerca ossessiva della perfezione, denota un progressivo distacco della realtà, e da tutti è percepito solo essere esclusivamente in funzione del raggiungimento di un fisico perfetto.
La ricerca ossessiva della perfezione, denota un progressivo distacco della realtà, e da tutti è percepito solo essere esclusivamente in funzione del raggiungimento di un fisico perfetto.
Un ruolo importante è gioca to anche dai modelli culturali
di bellezza e prestazione fisica nei contesti sportivi, dalle
pressioni di compagnie, allenatori, com petizioni. Se, poi, alla base,
ci so no un senso di inadeguatezza, la paura di fallire ma anche la
bas sa statura, ci si convince di poter risolvere le proprie fragilità
co struendosi una fisicità imponen te, in palestra, ma anche a tavola.
E’ un gioco altamente pericoloso che dà l’illusione che un giorno potremmo essere felici col nostro nuovo e perfetto corpo.
La cosa difficile può essere riuscire a far comprendere a chi soffre di vigoressia o bigoressia che questi eccessi sono il sintomo di una profonda insicurezza.
La cosa difficile può essere riuscire a far comprendere a chi soffre di vigoressia o bigoressia che questi eccessi sono il sintomo di una profonda insicurezza.
In genere non riconoscono il loro disturbo in quanto tale, e non si
rivolgono a uno specialista affinché li possa aiutare. Può essere di
grande aiuto un percorso di psicoterapia, ma serve anche l’intervento
del medico o di un equipe con diverse figure professionali che possano
cooperare per il riequilibrio corpo-mente del paziente.
(Fonti: Varie)
martedì 28 maggio 2013
Autismo: scoperta la causa.
La proteina BMP svolge un ruolo cruciale nel determinare la notevole crescita della "sinapsi gigante" del "calice di Held". A
scoprirlo e' stato un team di ricercatori dell'Ecole Polytechnique
Federale de Lausanne. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature
Neuroscience, aiutera' a far luce su numerose patologie
neuropsichiatriche. Le sinapsi giganti in questione hanno dimensioni
estremamente grandi, si trovano nella parte uditiva del cervello e sono
in grado di trasmettere le informazioni sonore tra neuroni con estrema
rapidita', in poche frazioni di millisecondo.
Un ritmo molto piu' veloce rispetto a quello registrato nella
maggior parte dei circuiti neuronali del cervello, dove la media e' piu'
di dieci millisecondi. Per isolare la proteina responsabile
del controllo della crescita delle sinapsi giganti, gli studiosi hanno
identificato, attraverso l'analisi dell'espressione genica nei topi,
diversi membri della famiglia di proteine BMP tra oltre ventimila
possibili "candidati".
La conferma del ruolo importante delle BMP
nell'indurre la rilevante crescita delle sinaspi giganti e' arrivata
dopo alcuni esperimenti che hanno permesso di inibire l'espressione dei
recettori di queste proteine nella regione uditiva del cervello delle
cavie, causando di conseguenza la produzione di sinapsi di dimensioni
ridotte e di diversa tipologia: al posto del gigantesco calice di Held,
una serie numerosa di sinapsi piu' piccole. Cio' dimostra che le BMP non
determinano solo il processo di crescita ma attivano anche un
meccanismo di selezione. Una scoperta importante dato che alcuni
disturbi neuropsichiatrici, come la schizofrenia e l'autismo, si
caratterizzano per lo sviluppo anormale della connettivita' sinaptica in
alcune regioni chiave del cervello.
(Fonti: Affaritaliani.it)
giovedì 23 maggio 2013
Antibiotici: anche per il mal di schiena?
Sono anni che i medici dicono che prendiamo troppi antibiotici e spesso quando non ne abbiamo bisogno, eppure, forse, tra qualche anno dovremmo prenderli pure per il mal di schiena. Infatti, secondo qiuando sostengono i ricercatori dell'Università della Danimarca del sud e di Birmingham in Gran Bretagna circa il 40% dei mal di schiena sono provocati da un batterio, lo
stesso che genera l’acne, il Propionibacterium acnese. E’un batterio
che ha già un ruolo conosciuto nell’insorgere di infezioni: per
esempio quelle provocate dalla inserzione di cateteri o da interventi
per l’innesto di protesi nell’anca.
La
nuova teoria “batterica” è stata formulata nel corso di analisi del
sangue capaci di cogliere i segni anche di infezioni di basso livello,
di solito non percepibili. “Ci siamo accorti che la maggior parte dei
sofferenti di sciatica mostrava anche segni di infezioni batteriche
profonde, quasi nascoste”, spiega il dottor Tom
Elliott, docente di microbiologia all’ospedale di Birmingham: “Anche se nessuno di
questi pazienti aveva mostrato evidenti segni di infezioni negli ultimi
sei mesi”.
Il batterio è difficile da individuare perché si annida nella
colonna vertebrale e sa nascondersi: la normale procedura in una ricerca
batteriologica prevede, infatti, la coltura di biopsie vertebrali per
tre giorni «ma per questo batterio ne servono quattordici» spiega il
ricercatore Claus Manniche.
Riferisce
il microbiologo:“E’ la prima volta che si parla di infezione a
proposito del mal di schiena, ma ricordatevi quanti interventi
chirurgici allo stomaco abbiamo fatto, prima di accorgerci che la causa
dell’ulcera era un batterio, l’Helicobacter pylori, che si può
sconfiggere con gli antibiotici”.
Lo studio è stato realizzato su 61 pazienti che dovevano subire un
intervento chirurgico
per un'ernia al disco. Tutti soffrivano
soprattutto di dolori lombari da più di sei mesi e la risonanza
magnetica della loro colonna mostrava una spetto caratteristico che i
radiologi chiamano Modic 1.
Quando
l’equipe di Elliott ha approfondito le analisi è emerso che nel
sangue dei soggetti era presente proprio il Propionibacterium acnes,
quello che avvia l’acne.
Nel corso della sperimentazione i pazienti sono stati divisi in due
gruppi. Al primo è stato somministrato un placebo per 100 giorni, il
secondo è stato sottoposto ad una terapia antibiotica attiva contro il
P. acnes, a base di amoxicillina e acido clavulanico.
Alla fine della cura solo i pazienti trattati con antibiotici avevano
meno frequentemente dolore alla schiena, solo il 19% del gruppo trattato
lamentava ancora dolori costanti. L'anno precedente a lamentarsi era il
75%.
In genere la sua presenza in un individuo
sano non desta preoccupazioni: ma secondo i ricercatori inglesi è
possibile che piccoli traumi ai dischi intervertebrali provochino
microlesioni che, per il batterio, sarebbero la sede ideale di sviluppo.
Si creerebbero a questo punto focolai di infezione nascosti che porterebbero a infiammazioni successive e, dunque, ai dolori diffusi al nervo sciatico.
Si creerebbero a questo punto focolai di infezione nascosti che porterebbero a infiammazioni successive e, dunque, ai dolori diffusi al nervo sciatico.
Un’altra
possibile spiegazione del mal di schiena viene dalla terapia viscerale.
I muscoli psoas, che sorreggono la colonna, sono contigui alle pareti
del colon. Questo organo è la sede più frequente di infiammazioni nel
corpo a causa della dieta errata (la colite affligge almeno il 50% del
mondo occidentale). Batteri, funghi e virus possono migraredall'intestino
attraverso
sangue e linfa e fissarsi in uno degli psoas, destra o sinistra a
seconda di quale parte del
colon è infiammata. L’infiammazione
cronica del muscolo più importante per l’assetto della colonna dà
come risultato la lombalgia.
In attesa di nuove conferme cerchiamo di non abusare di antibiotici e chiediamo sempre parere al nostro medico.
(Fonti: Varie)
sabato 4 maggio 2013
Tanoressia: quando la tintarella diventa una droga
Con il termine tanoressia si intende la compulsione ad esporsi esageratamente ai raggi solari. Come l'anoressia anche la tanoressia può essere considerata una dispercezione
corporea. Se l’anoressico non si vede mai abbastanza magro, allo stesso
modo il tanoressico ritiene di non essere mai sufficientemente
abbronzato, suggestione che può portare il soggetto ad una forma di dipendenza dall'abbronzatura.
Nel 2005 un'èquipe di studiosi della University of Texas Medical Branch di Galveston ha realizzato un questionario i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Archives of Dermatology,
risultati che secondo gli autori dimostrerebbero l'esistenza di un
disordine psichico assimilabile alla dipendenza da droghe o alcool ma
relativo all'eccesso volontario di esposizione ai raggi UV. La tanoressia può condurre a conseguenze gravi legate alla prolungata esposizione ai raggi UV, tra cui il cancro alla pelle, con particolare riferimento al melanoma il cui rischio di insorgenza verrebbe aumentato del 75%.
Questo disturbo si fonda su un senso di insicurezza del sé corporeo per
cui le persone hanno un bisogno ossessivo di apparire sempre abbronzate e se ciò non accade entrano in ansia e non si sentono
sicure di sé. Il tono dell'umore, l'autostima e il senso di benessere
sono quindi direttamente proporzionali al livello di abbronzatura. I tanoressici
hanno dimostrato un basso livello di attenzione nei confronti dei
pericoli che la loro dipendenza può loro provocare. In pratica
preferiscono avere qualche ruga in più e rischiare la comparsa di tumori
della pelle ma non rinunciare ad avere un aspetto abbronzato”.
Inutile dire che, con l'estate in arrivo, i tanoressici sono più esposti ai rischi derivanti da un'eccessiva esposizione solare, come la formazione di nei, rughe e melanomi.Non solo arrossamenti, eritemi e ustioni, ma anche melanomi maligni, varie forme di carcinoma e invecchiamento cutaneo. Questi i rischi che corre chi “abusa” del sole senza proteggersi. E se il 71% degli italiani sembra essersi ormai convinto della necessità di utilizzare opportune creme filtranti scelte in base alle caratteristiche della propria pelle, il restante 29%, praticamente 3 connazionali su 10, rifiuta ancora l'idea di una tintarella intelligente. E nella maggior parte dei casi lo fa per ragioni ''quantomeno curiose, purtroppo indice di una certa ignoranza''. Parola degli specialisti del Gruppo italiano di fotodermatologia (Gifde) della Società italiana di dermatologia e venereologia (Sidev), che hanno condotto un'indagine in materia.
Inutile dire che, con l'estate in arrivo, i tanoressici sono più esposti ai rischi derivanti da un'eccessiva esposizione solare, come la formazione di nei, rughe e melanomi.Non solo arrossamenti, eritemi e ustioni, ma anche melanomi maligni, varie forme di carcinoma e invecchiamento cutaneo. Questi i rischi che corre chi “abusa” del sole senza proteggersi. E se il 71% degli italiani sembra essersi ormai convinto della necessità di utilizzare opportune creme filtranti scelte in base alle caratteristiche della propria pelle, il restante 29%, praticamente 3 connazionali su 10, rifiuta ancora l'idea di una tintarella intelligente. E nella maggior parte dei casi lo fa per ragioni ''quantomeno curiose, purtroppo indice di una certa ignoranza''. Parola degli specialisti del Gruppo italiano di fotodermatologia (Gifde) della Società italiana di dermatologia e venereologia (Sidev), che hanno condotto un'indagine in materia.
Dopo mesi in cui la pelle è stata coperta, la sua esposizione al sole
deve essere graduale e non totale come molti di noi fanno. Sono tre i passi da fare per non incorrere in rischi: "pulire, tonificare e idratare. Azioni
che fanno sì che la pelle arrivi nello stato ideale per accogliere i
raggi sani e proteggersi da quelli dannosi come i raggi UVA che,
penetrando in profondità, sono responsabili del foto invecchiamento, di
allergie solari e nei casi più gravi dei tumori della pelle" spiega il la dott.ssa Fabbrocini.
(Fonti: varie)
mercoledì 17 aprile 2013
L'osteopatia pediatrica
L’osteopatia si esprime attraverso il Trattamento Manipolativo
Osteopatico (OMT) effettuato dall’osteopata per fare diagnosi, per
trattare e prevenire la malattia.
Si tratta di un trattamento non invasivo che trova uno svariato campo di applicazione in quanto, come precedentemente accennato, l’unità del corpo e la correlazione tra struttura e funzione sono causa ed effetto di una manifestazione sintomatica che riguarda non solo l’aspetto strutturale ma di tutto l’organismo.
Per tale motivo l’osteopatia si occupa sia di problemi dell’apparato muscolo scheletrico sia di patologie che spaziano dalla cefalea all’infertilità, dal mal di schiena alle cardiopatie alla sindrome del colon irritabile a molto altro.
Le tecniche utilizzate dagli osteopati sono svariate: tecniche strutturali, viscerali, miofasciali, funzionali e cranio-sacrali.
Grazie al suo approccio ”dolce” e alla completa assenza di controindicazioni, l’osteopatia è indicata per tutte le fasce di età dai neonati agli anziani.
Non vi sono molte differenze nel trattamento osteopatico dell’adulto da quello pediatrico. Le esperienze prenatali, perinatali e postnatali condizionano peró il metodo diagnostico e l’attenzione cosi come l’educazione dell’osteopata stesso. Anche le particolari dinamiche dello sviluppo e la patologia richiedono una conoscenza specifica da parte dell’osteopata. Lo sviluppo dei diversi tessuti ed organi del bambino, cosi come i vari processi fisiologici rappresentano una particolaritá nell’osteopatia pediatrica, soprattutto nei confronti degli sviluppi rapidi a livello senso-motorio ed emozionale dei bambini.
Si tratta di un trattamento non invasivo che trova uno svariato campo di applicazione in quanto, come precedentemente accennato, l’unità del corpo e la correlazione tra struttura e funzione sono causa ed effetto di una manifestazione sintomatica che riguarda non solo l’aspetto strutturale ma di tutto l’organismo.
Per tale motivo l’osteopatia si occupa sia di problemi dell’apparato muscolo scheletrico sia di patologie che spaziano dalla cefalea all’infertilità, dal mal di schiena alle cardiopatie alla sindrome del colon irritabile a molto altro.
Le tecniche utilizzate dagli osteopati sono svariate: tecniche strutturali, viscerali, miofasciali, funzionali e cranio-sacrali.
Grazie al suo approccio ”dolce” e alla completa assenza di controindicazioni, l’osteopatia è indicata per tutte le fasce di età dai neonati agli anziani.
Non vi sono molte differenze nel trattamento osteopatico dell’adulto da quello pediatrico. Le esperienze prenatali, perinatali e postnatali condizionano peró il metodo diagnostico e l’attenzione cosi come l’educazione dell’osteopata stesso. Anche le particolari dinamiche dello sviluppo e la patologia richiedono una conoscenza specifica da parte dell’osteopata. Lo sviluppo dei diversi tessuti ed organi del bambino, cosi come i vari processi fisiologici rappresentano una particolaritá nell’osteopatia pediatrica, soprattutto nei confronti degli sviluppi rapidi a livello senso-motorio ed emozionale dei bambini.
E’ credenza comune che neonati e bambini non debbano avere stress o
tensioni nel loro giovane corpo; purtroppo la realtà è diversa. La
nascita è l’evento più stressante della nostra vita. Il neonato viene
sottoposto ad enormi forze, quando l’utero lo spinge contro le pareti
del canale vaginale. Il neonato deve ruotarsi e torcersi, mentre viene
compresso tra le ossa della pelvi nel suo viaggio breve ma altamente stressante, verso il mondo esterno.
Il cranio del neonato ha la capacità notevole di assorbire questi
stress durante un parto naturale. Per ridurre le dimensioni della testa,
le morbide ossa si sovrappongono, piegano e “deformano” mentre il
neonato discende. Il mento del neonato è normalmente ben piegato verso
il busto in modo da presentare un diametro minore del cranio. Spesso
molti neonati nascono con un cranio di forma strana come risultato di
questo travaglio.
Se durante la gravidanza la mamma soffre di lombalgie, sciatalgie,
tensioni addominali è molto probabile che tutte le strutture coinvolte
non riescano a compensare le richieste di un continuo adattamento dato
dalla crescita del feto. Il bacino non si predispone nella migliore
condizione per affrontare il parto e ciò può provocare compressioni
anomale e asimmetriche al futuro neonato ancora prima di nascere.
Nei primi giorni di vita extrauterina, con
l’inizio delle poppate, di pianti e sbadigli, la testa del neonato perde
la sua estrema plasmabilità. Tuttavia, questo processo, specialmente se
la nascita è stata difficoltosa, risulta incompleto, causando al
neonato stress e tensioni.
L’Osteopatia Cranio-Sacrale (OCS) è
un metodo non invasivo ed efficace di trattamento manuale molto indicato
per i bimbi e bambini come per gli adulti. Essa è uno strumento di
valutazione in oltre è preventivo e correttivo. Una seduta di OCS al
neonato può minimizzare o eliminare le conseguenze di una nascita
difficile ed aiuta a assicurare una buona salute ai bimbi. Tutti i
neonati dovrebbero ricevere delle valutazioni e trattamenti di OCS il
più presto possibile subito dopo la nascita. I bambini dovrebbero
continuare a ricevere l’OCS periodicamente per tutta la durata
dell’infanzia mentre si adattano al processo della crescita. Inoltre la possibilità di curare sin dalla primissima infanzia eventuali
malformazioni, scompensi della struttura ossea e disfunzioni
dell’apparato membranoso e legamentoso può evitare dolorosi e lunghi
percorsi di cura una volta adulti.
(Fonti: varie)
mercoledì 3 aprile 2013
La palestra come cura: parte la sperimentazione in Francia
L'Accademia nazionale di medicina di Parigi ha proposto dare
l'opportunità ai medici di base di prescrivere lo sport con ricetta
rimborsabile dalla previdenza sociale come se fosse un farmaco.
Sperimentazione al via a Strasburgo.
Anche se oggi gran parte dell’attenzione relativa alla salute
dell’individuo è spesso concentrata sull’alimentazione, studi recenti
dimostrano che persone moderatamente attive, sopratutto nella seconda e
terza parte della vita, hanno più probabilità di evitare morte prematura
e malattie gravi.
A giovare della pratica sportiva sono il corpo e l'interazione sociale.
Inoltre, tra gli adoloscenti, chi pratica sport ha meno probabilità di soffrire di
problemi mentali come depressione e ansia.
Oggi la medicina riconosce senza ombra di dubbio che l’attività fisica
svolge un ruolo importante nel garantire una buona salute. Questo
dipende sostanzialmente dal fatto che una vita fisicamente attiva induce
modificazioni e adattamenti organici che risultano positivi dal punto
di vista della funzionalità d’organi ed apparati. I benefici
dell’attività fisica sono molteplici e universalmente riconosciuti:
minore rischio di obesità e di malattie cardiache, maggiore resistenza
di muscoli e ossa, migliore salute mentale e psicologica. L’attività
fisica aggiunge anni alla nostra vita e vita ai nostri anni.
Per questo motivo a Strasburgo è partita una sperimentazione che rivoluzionerà la vita di molti francesi. L'Accademia nazionale di medicina di Parigi ha proposto infatti di inserire lo sport tra le terapie prescrivibili dal medico di base e rimborsabili dalla previdenza sociale. La cittadina francese cercherà di contrastare la sedentarietà dei suoi
abitanti con l’aiuto del medico di famiglia, che sulla ricetta dovrà
indicare al paziente il tipo di sport da praticare e con che intensità.
Il paziente si recherà con la prescrizione da uno degli istruttori
coinvolti nel progetto per ricevere un programma di allenamento
personalizzato, da praticare anche nelle palestre pubbliche alle quali
potrà accedere gratuitamente.
Un’attività fisica regolare riduce i costi sanitari correlati alle
malattie metaboliche, cardiovascolari e anche ai tumori. Riduce la
morbidità e la spesa per i farmaci. Sono teorie dimostrate e supportate
da numerosi studi scientifici.
Livio Luzi, preside della facoltà di Scienze motorie dell'università di Milano parla di «iniziativa molto positiva che tutte le regioni italiane dovrebbero imitare. Un'attività fisica regolare - spiega - riduce i costi sanitari
correlati alle malattie metaboliche, cardiovascolari e anche ai tumori
che in definitiva si traduce in una riduzione della morbidità e della
spesa per i farmaci. Sono teorie dimostrate e supportate da numerosi studi scientifici e - conferma - è
un progetto che sicuramente darà buoni risultati, anche se non nel
breve termine, ad eccezione dei soggetti diabetici, nei quali l'attività
motoria ha un effetto terapeutico che si concretizza nella riduzione delle dosi di farmaci assunti già dopo 6 mesi».
Il merito di questa iniziativa, conclude Luzi, «è
di aver compreso come l'accesso gratuito, unito alla raccomandazione del
medico, possa costituire un giusto incentivo per avvicinare le persone
alla pratica dell'esercizio fisico».
Promuovere l’attività fisica è molto importante, anche per contribuire a
ridurre il tempo dedicato ad occupazioni sedentarie e rendere le
persone più attive e meno stressate. Così come è grande la
responsabilità delle Istituzioni, ai fini di incoraggiare una vita
all’aria aperta fatta di movimento e attività, allo stesso tempo è
compito dei singoli soffermarsi a pianificare uno stile di vita che
preveda, durante la settimana, il tempo per dedicarsi allo sport. Basta
poco, per stare meglio.
(Fonti: Varie)
giovedì 28 marzo 2013
Scoliosi, la ricerca che non ti aspetti: "Il nuoto non fa bene alla schiena"
La tesi che ribalta tutte le precedenti 'certezze' conclude un lavoro studio dell'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale che sarà presentato al congresso internazionale di Chicago a maggio. In certi casi, l'attività natatoria potrebbe persino peggiorare la situazione
di AGNESE ANANASSO
"Suo figlio ha le alucce di pollo, ha anche un po' di scoliosi: lo porti
a fare nuoto che gli fa bene". Un assioma che dura da vent'anni, ma che
sta vacillando. Come prova a dimostrare, ultima in ordine di tempo, una
ricerca sviluppata dall'Istituto scientifico italiano colonna
vertebrale (Isico), ancora inedita, che verrà presentata al congresso
della International Society for the Study of the Lumbar Spine (Issls),
in programma dal 13 al 17 maggio a Chicago.
"Il nuoto non cura la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi negativo e rischia di indurre il mal di schiena", afferma Fabio Zaina, fisiatra dell'Isico, tra gli autori della ricerca "Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey", che tradotto vuol dire appunto che il nuoto non è una terapia della scoliosi.
Lo studio ha confrontato un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con una popolazione scolastica, maschile e femminile, di 217 studenti di pari età, che pratica sport in maniera amatoriale o non lo pratica affatto. In entrambi i casi sono stati misurati i gibbi, la cifosi e la lordosi ed è stato fornito ai ragazzi un questionario per rilevare la presenza di mal di schiena.
I risultati sono stati sorprendenti per gli agonisti, ma anche per gli amatori: i nuotatori, soprattutto le femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena.
"Dal punto di vista posturale, il nuoto induce a un collasso della schiena - spiega Zaina - e
allena soprattutto la muscolatura degli arti,
essendo praticato in scarico, non la schiena. Quando si parla di
agonismo poi, con carichi di lavoro di ore, il nuoto induce il mal di
schiena. Per chi ha la scoliosi arriviamo a sconsigliare il nuoto,
decisamente. Non c'è distinzione neanche tra i vari stili: la rana e il
delfino possono aumentare il mal di schiena nei casi di spondilolistesi,
nel caso cioè in cui le vertebre scivolino una sull'altra. Quindi il
nuoto non solo non è terapeutico, ma a livello posturale si rivela anche
dannoso. Se lo si pratica a livello amatoriale non crea problemi, ma
come qualsiasi altro sport, praticato un paio di volte a settimana"."Il nuoto non cura la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi negativo e rischia di indurre il mal di schiena", afferma Fabio Zaina, fisiatra dell'Isico, tra gli autori della ricerca "Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey", che tradotto vuol dire appunto che il nuoto non è una terapia della scoliosi.
Lo studio ha confrontato un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con una popolazione scolastica, maschile e femminile, di 217 studenti di pari età, che pratica sport in maniera amatoriale o non lo pratica affatto. In entrambi i casi sono stati misurati i gibbi, la cifosi e la lordosi ed è stato fornito ai ragazzi un questionario per rilevare la presenza di mal di schiena.
I risultati sono stati sorprendenti per gli agonisti, ma anche per gli amatori: i nuotatori, soprattutto le femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena.
"Dal punto di vista posturale, il nuoto induce a un collasso della schiena - spiega Zaina - e
Un altro mito che viene sfatato da altre ricerche, parallele e connesse a questa, condotte da Isico è che gli sport asimmetrici come il tennis inducano o peggiorino la scoliosi. "Non è vero neanche questo. La correlazione che c'è fra sport e mal di schiena è la quantità e interessa sia chi ne fa troppo sia chi ne pratica troppo poco", dice Zaina. "L'ideale è scegliere uno sport, tenendo presente che attività molto mobilizzanti della colonna (ginnastica artistica e ritmica, ad esempio) ci mettono più a rischio, soprattutto in casi di predisposizione naturale, mentre sport in carico (come la corsa) contribuiscono a rinforzarla perché ci costringono a vincere la forza di gravità".
(Fonti: http://www.repubblica.it/salute)
lunedì 25 marzo 2013
Le bibite gassate provocano la morte
Allarme dagli Stati Uniti: le bibite
zuccherate hanno causato nel 2010 più di 180 mila decessi. In Italia
sono quasi 23 milioni le persone che dichiarano di bere bevande gassate e
di questi ben 6,5 milioni circa dichiara di farlo regolarmente. La
Coldiretti chiede di rendere immediatamente operativa la legge
"Balduzzi" sulla Sanita' approvata dal parlamento che prevede l'obbligo
di aumentare la percentuale di succo dal 12 per cento al 20 per cento
nelle bibite.
Ogni anno si contano migliaia di morti a causa delle bibite gassate. I danni alla salute sono notevoli e, pertanto, l’appello della comunità medica si fa sempre più pressante, affinché vengano protetti soprattutto i più piccoli.
Ogni anno si contano migliaia di morti a causa delle bibite gassate. I danni alla salute sono notevoli e, pertanto, l’appello della comunità medica si fa sempre più pressante, affinché vengano protetti soprattutto i più piccoli.
Negli Stati Uniti si contano, solamente nel 2010, 25 mila decessi per abuso di zucchero
derivato dall’assunzione di bevande gassate: le lattine hanno
provocato, sostanzialmente, 133 morti per diabete, 44 mila per attacchi
cardiaci e 6 mila per tumore. Le bevande edulcorate, dunque, hanno
provocato 38 mila morti in America Latina, 11 mila morti nell’Eurasia
centro-orientale. Come hanno sottolineato i ricercatori, “Il 78% di questi morti, causate dall’abuso di bevande zuccherate, si concentra nei Paesi mediamente o scarsamente sviluppati,”. Il Messico conta il maggior numero di vittime.
In Italia l'allarme sul consumo di bibite e'
amplificato da un pericoloso abbandono dei principi base
della dieta mediterranea che e' universalmente conosciuta
come importante nella prevenzione delle malattie e che ha
fino ad ora garantito agli italiani una vita media di 79,4
anni per gli uomini e di 84,5 per le donne, tra le piu'
elevate al mondo.
Nel corso del 2012, infatti, molti italiani hanno abbandonato i principi base della dieta mediterranea con un calo nei consumi familiari di pesce fresco (-3 per cento), vino (-3 per cento), ortofrutta (-2 per cento) e olio di oliva (-1 per cento) anche se hanno portato in tavola piu' pasta (+1 per cento), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.
Nel corso del 2012, infatti, molti italiani hanno abbandonato i principi base della dieta mediterranea con un calo nei consumi familiari di pesce fresco (-3 per cento), vino (-3 per cento), ortofrutta (-2 per cento) e olio di oliva (-1 per cento) anche se hanno portato in tavola piu' pasta (+1 per cento), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.
(Fonti Varie)
lunedì 11 marzo 2013
Chi dorme non piglia pesci ma vive di più!
Dormire troppo poco può, anno dopo anno, generare patologie piuttosto gravi, sufficienti a cambiare anche i nostri geni. Già
dopo 7 notti insonni, i ricercatori hanno osservato più di 700
mutazioni genetiche che potrebbero determinare conseguenze fisiche come
problemi di cuore e obesità.
Ecco alcuni effetti pericolosi della privazione del sonno necessario.
Ricordate che la durata del sonno è sotto il vostro controllo, per
dormire di più e meglio, cercate di pensare a queste conseguenze
spaventose:
- Aumento rischio ictus: la mancanza di un regolare numero di ore di sonno aumenta il rischio di ictus. Chi dorme meno di 6 ore a notte ha un rischio 4 volte superiore di avere un ictus rispetto a chi dorme di più.
- Aumento rischio obesità: dormire
troppo poco può condurre anche a scelte alimentari sbagliate. Il tutto
in seguito a delle complicate modificazioni ormonali derivanti da un
sonno troppo breve. Poche ore di sonno aumentano la produzione di
grelina, l’ormone della fame, e limitino invece la leptina, che aiuta a
bilanciare l’assunzione di cibo.
- Aumento rischio diabete: esiste un legame tra il dormire troppo poco e la resistenza all’insulina, un fattore di rischio che può essere spia per il diabete. Tra gli adolescenti sani, chi dorme troppo poco, ha una massima resistenza all’insulina ovvero che il corpo non la utilizza in modo efficace. Inoltre, riducendo il sonno, le cellule di grasso aumenta la resistenza di insulina in esse, anche quando la dieta è limitata.
- Perdita di memoria permanente: capita spesso che nei giorni in cui si è più stanchi, si è anche più smemorati e vaghi. La privazione del sonno può portare a problemi di memoria permanenti: meno si dorme, meno si beneficia delle proprietà di memoria-immagazzinamento del sonno. Poco sonno porta al deterioramento del cervello.
- Danni alle osse: secondo uno studio, la privazione del sonno a lungo termine, contribuisce all’osteoporosi. Per ora ciò è certificato solo nei ratti ma è molto probabile che lo stesso effetto sia anche da attribuirsi al genere umano.
- Aumento rischio cancro: il sonno breve aumenta il rischio per alcuni tipi di tumore. Uno studio del 2010 ha scoperto che tra le mille persone sottoposte a screening per il cancro del colon-retto, quelle a cui era stata diagnosticata la malattia dormivano sei ore a notte. In generale i tumori sono più comuni alle persone che dormono poco. Dormire di più è un possibile percorso di riduzione del rischio e di recidiva.
- Dormire poco uccide: chi dorme meno muore prima. Uomini che dormono meno di 6 ore a notte hanno 4 volte più probabilità di morire in un periodo di 14 anni dal principio di insonnia.
- Fa male al cuore: dormire poco causa stress e tensione e induce l’organismo a produrre più sostanze chimiche e ormoni tali da portare a malattie cardiache. Chi ha problemi di insonnia ha un rischio più elevato del 48% di sviluppare malattie cardiache.
(Fonte: www.robadadonne.it )
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