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mercoledì 23 ottobre 2013

Pilates Boxe e Danza: ecco a voi il piloxing!

Prima era l'aerobica, con la sua mise provocante (tutina in lycra dai colori accesi, cintura a segnare il punto vita, perizoma indossato sopra il body e poi gli accessori: polsiere e fasce per la fronte a trattenere la coda di cavallo e gli scaldamuscoli), poi fu lo step, a  rassodare il lato B delle donne degli anni '90, in tempi più recenti kick boxing, balli latino americani, e degli ultimi anni ricordiamo pilates e la moda del momento:  zumba.
Anche quest'anno puntuale arriva un nuovo modo di perdere peso, tonificare e farci sognare il corpo che vorremmo: il PILOXING.
Ma vediamo in dettaglio di cosa si tratta. 
Innanzi tutto nasce negli Stati Uniti, precisamente in  California ad opera di una dancer svedese, Viveca Jensen, che mescolando le tre discipline del momento: PILates, BOXe, e dancING (piloxing appunto),ne ha fatto un lavoro corporeo ad alta intensità. Agilità e velocità  della boxe, centrati sul core e flessibili in nome del Pilates. Il tutto coronato da qualche passo di danza, per sollecitare ulteriori muscoli e andare a ritmo, essendo la musica il collante di tutto.
Ma anche nata dal mix delle tre discipline, per praticare il piloxing non serve una particolare predisposizione alla danza o ai fondamenti di boxe e pilates, e proprio per questo motivo è  praticato da uomini e donne di tutte le età.
Questo programma di allenamento include, inoltre,  l’uso di guanti appesantiti che migliorano l’allenamento tonificando le braccia e massimizzando la salute cardiovascolare.
Il Piloxing promette di farci dimagrire bruciando fino a 900 calorie nei 45 minuti di ogni seduta d'allenamento.
Gli esercizi sono facilmente modificabili in caso di limitazioni, adatto perfino alle donne in gravidanza, oltre che svolti con diversa intensità, possono essere d’aiuto nella riabilitazione e sono perfetti anche per prevenire cadute o traumi in chi non è più giovanissimo, perché migliorano postura ed equilibrio. 
Curiosi? Allora non resta che aspettare il prossimo  RiminiWellness 2014, dove sarà presentato ufficialmente in Italia. 
Intanto potete fare pratica con il video chetrovate nel post, giusto per non arrivare impreparati....


                                                                                                              (Fonti: Varie)


venerdì 26 luglio 2013

Educazione fisica alla primaria? In Piemonte con l'insegnante specializzato.

Educazione fisica, insegnante specializzato alle elementari

La nuova legge sullo Sport d’intesa con il Ministero, garantisce almeno due ore di attività fisico-motoria in tutte le classi piemontesi della scuola primaria

«Una proposta di legge rivoluzionaria» l’ha definita Alberto Cirio, assessore regionale allo Sport. In effetti, il provvedimento che entro l’anno sarà approvato dal Consiglio regionale ha il merito di un riconoscimento all’educazione fisica, Cenerentola delle materie nelle scuole primarie: oggi come oggi si fa, non si fa o si fa a metà. Comunque a discrezione degli insegnanti. 
La nuova legge sullo Sport, d’intesa con il Ministero, garantisce almeno due ore di attività fisico-motoria in tutte le classi piemontesi della scuola primaria, supportate da insegnanti specializzati, che la Regione si impegna a finanziare. Una novità in Italia. 
In aggiunta, il testo abolisce i costi del certificato di sana e robusta costituzione, necessario per la pratica sportiva non agonistica, che verrà rilasciato gratuitamente dal medico di famiglia. Attualmente il documento costa 30 euro. 
Un’altra novità è il riconoscimento istituzionale della figura del volontario sportivo, equiparata ad altre forme di volontariato: potrà godere di pari dignità nell’ambito di eventuali interventi di sostegno da parte della Regione.

                                                                                                                   Alessandro Mondo
                                                                                                             (Fonte: www.lastampa.it)

giovedì 20 giugno 2013

Metabolismo lento? Scopri come accelerarlo!

Immaginate il corpo come un automobile, a cui  fate il pieno, se viaggiate  piano piano la benzina si consuma. Ora immaginate la stessa macchina che invece rimane chiusa in garage o fa pochi chilometri, è ovvio che il suo sebatoio rimarrà pieno o quasi... poi ovviamente dipende da quanto consuma...
Ora il nostro corpo funziona allo stesso modo, noi mangiando introduciamo "benzina" che dovremmo consumare durante il giorno.
Spesso però il carburante che introduciamo è maggiore di quello che consumiamo, o la nostra "macchina" consuma pochissimo (il che sarebbe ottimo se fossimo un'automobile davvero) e ci ritroviamo ad accumulare riserva che poi si trasforma in grasso corporeo. Di solito bastano le più comuni regole di "vita sana" per perdere peso: mangiare frutta e verdura, ridurre le porzioni, fare attività fisica, o fare 10000 passi, non usare l'ascensore... ma quando questo non basta?
Oggi scopriremo in che modo è possibile aumentare il metabolismo e vivere meglio con noi stessi.
Innanzitutto cerchiamo di spiegare cosa è : il metabolismo è l'insieme dei processi biochimici ed energetici che si svolgono all'interno del nostro organismo; tali reazioni hanno lo scopo di estrarre ed elaborare l'energia racchiusa negli alimenti, per poi destinarla al soddisfacimento delle richieste energetiche e strutturali delle cellule. Un fine meccanismo di regolazione provvede ad equilibrare tutte queste reazioni metaboliche, in base all'effettiva disponibilità di nutrienti e alle richieste cellulari. In parole povere: Accelerare il metabolismo
il metabolismo è la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per soddisfare i suoi bisogni vitali. Il dispendio energetico però è influenzato da tre fattori:
  • Il metabolismo basale: Accelerare il metabolismo
    il minimo dispendio energetico necessario a mantenere le funzioni vitali e lo stato di veglia;
    gcjshgshdvgj
  • La termogenesi indottta dalla dieta;
  • L'attività fisica.
Ora il segreto sta nell'aumentare il metabolismo basale. Ed è cosi che ogni giorno bruceremo più calorie quasi senza fare fatica, e far in modo di bruciare grasso più velocemente anche quando non facciamo cose impegnative.
Ecco cosa fare:
  • Eliminare tutte le bevande ad alto contenuto di zuccheri, tutti gli snack e tutti i cibi pronti.
  • Migliorare la qualità del tuo sonno;
  • Evitare lo stress, é scientificamente provato che aumenta la produzione di cortisolo nel nostro corpo favorendo l'aumento di peso;
  • Evitare le "diete miracolose" a basso contenuto calorico che affamano il nostro corpo e rallentano il metabolismo  impedendoci di consumare troppe calorie (il nostro corpo è progettato per la sopravvivenza);
  • Accelerare il metabolismo
    Fare almeno due o tre allenamenti alla settimana di durata non inferiore ai 40 minuti;
  • Fare più pasti durante la giornata senza mai abbuffarsi, l’ideale è cinque;
  • Non rinunciare mai alla colazione;
  • Idratare bene l’organismo: bere acqua o tè verde, anche le spremute di pompelmo e i succhi d'ananas non zuccherati, aiutano.
  • Aggiungere alla dieta  minestre di verdura e legumi.
         

                                                                                                     (Fonti: Varie)

martedì 18 giugno 2013

Kinesio taping: i cerotti colorati che aiutano il corpo.


Tutti ricordiamo l'immagine di Balotelli che, esultando dopo il gol agli Europei, si togli la maglia e mostra quei simpatici cerotti blu sulla schiena. Molti di noi si saranno certamente chiesti cosa fossero e soprattutto se non fossero solamente un decoro sul corpo dello sportivo in abbinamento alla sua capigliatura da combattente.
Invece no, quei cerotti altro non sono che un nuovo modo per prevenire o curare dolori articolari o muscolari, tecnicamente si chiama KINESIO TAPING o TAPING NEUROMUSCOLARE.
Ma cosa è in realtà e come funziona? 
La nascita di questo metodo risale agli anni Settanta ed è opera di un giapponese, il dottor Kenzo Kase. Ha fatto la sua comparsa ufficiale nel mondo dello sport in occasione delle  Olimpiadi di Seul nel 1988 con la Nazionale Giapponese di Pallavolo, ma nel corso degli anni la sua diffusione ha raggiunto tutto il mondo. In Europa la prima comparsa è avvenuta in occasione delle Olimpiadi di Atene nel 2004. E' impiegato nel trattamento dei dolori muscolo articolari e nella cura di piccoli edemi ed ematomi sottocutanei,  basato sull’applicazione di un bendaggio elastico adesivo con obiettivi terapeutici e bio-meccanici; questa tecnica può essere impiegata in molte aree della fisioterapia e della riabilitazione come supporto per mantenere i risultati ottenuti. 
Il nastro elastico è un particolare tipo di cerotto  in cotone, che non rilascia alcun principio attivo ed è stato brevettato appositamente per il trattamento di piccole lesioni di natura neurologica e/o ortopedica utilizzato per trattare le lesioni di sportivi e atleti e molti disturbi fisici.  Compito dei  muscoli, non è solo quello di muovere il corpo, ma anche il controllo della circolazione dei fluidi venosi e linfatici e della temperatura corporea. Se correttamente applicato questo speciale cerotto può  potenziare gli effetti del trattamento riabilitativo.
Nella lettertura scientifica vi sono prove che l'uso di questo metodo possa produrre significativi benefici clinici. Uno studio randomizzato ha evidenziato un effetto positivo statisticamente significativo subito dopo l'applicazione nella diminuzione del dolore alla spalla, in particolare nei movimenti di abduzione (allontanamento dell'arto dal corpo); di fatto con l’applicazione del nastro non viene ricercato un effetto a lungo termine anche perchè dopo 72 ore viene rimosso. E molto utile se applicato sugli atleti  e nei non sportivi subito dopo la seduta di fisioterapia.
Il vantaggio rispetto ai tradizionali bendaggi è dovuto al fatto che si tratta di un prodotto elastico, non rigido, che consente agli sportivi di muoversi più liberamente, e sentirsi protetti. Inoltre essendo in cotone (non contiene lattice) si riducono  i rischi di sviluppare forme allergiche o di irritazione alla pelle. 
Il cerotto viene  applicato sulla pelle, tagliato a forma di ventaglio,  determinando una serie di  "piccole onde", che vanno ad agire sul flusso linfatico come pompe di drenaggio, favorendo così il riassorbimento dell'edema proprio per questo motivo è molto utilizzato per  ridurre l'infiammazione, la fatica e il dolore muscolare.
Il cerotto è in grado, infine, di svolgere una funzione propriocettiva, come protezione del tendine e del legamento, perchè aiuta a mantenere in posizione corretta le articolazioni e aumenta la percezione di stabilità sulla meccanica articolare
La pelle, l'organo più grande del nostro corpo, è dotata di una serie di ricettori nervosi che attraverso degli stimoli esterni possono comunicare con i muscoli sottostanti, il kinesio
taping  può, a seconda della posizione, della direzione e della tensione, inibire un muscolo sovraccaricato e contratto, che preme sui ricettori del dolore, o viceversa stimolarne uno ipotonico (debole). In questo modo si attenua il dolore e si ripristina progressivamente la funzione motoria.
Inoltre è stato dimostrato che utilizzato su pazienti affetti da colpo di frusta vi è un beneficio statisticamente significativo di questa metodica nelle prime 24 ore dall’applicazione. 
Il kinesio taping è indicatoin presenza di:  
  • Disfunzione articolazione temporo-mandibolare
  • Spalla congelata
  • Tendiniti
  • Epicondiliti
  • Epitrocleite
  • Sindrome da Impingement della spalla
  • Distorsione di caviglia
  • Patologie della cuffie dei rotatori
  • Contratture muscolari
  • Fascite plantare
  • Sublussazione della rotula
  • Stiramento dei legamenti collaterali e dei crociati del ginocchio
  • Sublussazione di spalla
  • Torcicollo
  • Colpo di frusta
  • Edema traumatico o post-chirurgico
  • Instabilità capsulo-legamentose e articolari
  • Squilibri muscolari (tra muscoli antagonisti)
Questo metodo adotta i principi della scienza Kinesiologica, la filosofia di questo metodo é in perfetta sintonia con l'idea che una "funzione costituisce l'organo", quindi con i concetti base dell'osteopatia. 
Questo metodo inoltre non ha particolari controindicazioni, non va comunque applicato su ferite aperte, dermatiti e altre patologie cutanee; inoltre può essere applicato anche su bambini e sugli anziani.
Gli effetti derivanti dall'utilizzo del taping neuromuscolare sono:

1. Supporto al muscolo

Evita danni e crampi
Aumenta l'ampiezza del movimento

2. Rimuove la congestione

Evita danni e crampi
Aumenta l'ampiezza del movimento
Migliora la circolazione del sangue e della linfa
Rimuove gli eccessi di calore e di sostanze chimiche
Riduce l'infiammazione

3. Corregge i problemi articolari

Aumenta l'ampiezza del movimento
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione

4. Attiva il sistema analgesico endogeno

Migliora l'ampiezza del movimento
Riduce il dolore
Riduce l'infiammazione

Il kinesio taping è inutile se applicato male, quindi è sconsigliato il "fai da te" quindi il mio solito consiglio è quello di cercare terapisti esperti che abbiano praticato corsi appositi e che sappiano quindi come posizionare nel modo corretto le strisce elastiche.


                                                                                        (Fonti: Varie)

lunedì 3 giugno 2013

Quando il movimento diventa malattia: la VIGORESSIA


E’ il 1993 quando la vigoressia viene per la prima volta descritta in una pubblicazione scientifica, ed il termine stesso con il quale oggi la si definisce non è ancora stato coniato. I modi per definirla si sono, in questi anni, moltiplicati, parlando di bigoressia o più genericamente di complesso di Adone.
Il disturbo dell’immagine corporea si manifesta con una esasperazione estrema dell’ alimentazione e la difficoltà a porsi in contatto con il mondo esterno, la mancanza di considerazione per se stessi e del proprio mondo personale, la sfiducia, fino ad arrivare alla denigrazione del proprio corpo e alla totale insoddisfazione per la propria forma.
In particolar modo, gli uomini affetti da questo disturbo pensano di avere dimensioni corporee troppo piccole, spesso presentano altre caratteristiche psicologiche a rischio per disturbi mentali come ad esempio disturbo dell’umore, depressione, ansia, tendenza all’isolamento sociale, elevati livelli di perfezionismo, narcisismo e aggressività, scarsa autostima e infine disturbi del comportamento ossessivo-compulsivo.
Soggetti che hanno una percezione distorta del loro corpo, ma non individui magrissimi che continuano a vedersi grassi e bisognosi di dimagrire, quanto soggetti muscolarmente ipertrofici che si percepiscono come flaccidi e poco tonici, tanto da ricercare in modo esasperato un ideale di bellezza e perfezione che inevitabilmente è sempre un po’ più distante del livello raggiunto.
I soggetti affetti da anoressia reverse credono di essere piccoli e deboli, nonostante l’evidenza mostri che in realtà sono grossi e ben dotati, insoddisfatti del loro aspetto fisico sempre protesi al raggiungimento del loro ideale di immagine corporea, spesso sono accaniti frequentatori di palestre, modificano il loro comportamento sociale, trascurano le amicizie, evitano di mostrare in pubblico il loro corpo, si allenano intensamente anche se malati o infortunati , rinunciano al lavoro pur di non saltare la seduta in palestra o modificare il loro programma di allenamento, adottando diete bizzarre iperproteiche e ricche di integratori di ogni genere.

Il forte desiderio, diffuso anche tra i body builder, di controllare il proprio metabolismo attraverso la dieta e l’esercizio fisico, è simile alla necessità di controllo che si riscontra tra i pazienti affetti da anoressia nervosa.
Che lo sport faccia bene è un dato di fatto, ma quando si esagera si può incorrere in una vera e propria malattia solo che qui l'ossessione è soprattutto per il movimento fisico, infatti ci si muove continuamente, si fa palestra per tantissime ore al giorno perchè perseguitati dall'idea di avere un fisico perfetto. Ci si specchia continuamente perchè si ritiene di avere un fisico troppo magro, comportamento tipico degli anoressici che al contrario dei vigoressici però si vedono grassi.
Si sviluppa una vera e propria dipendenza dallo sport, trascurando le amicizie, i legami famigliari, una sorta di isolamento dalla realtà circostante per inseguire un solo ed unico obiettivo, essere in forma, al top della forma.
Insieme alla dipendenza dallo sport si finisce per essere ossessionati dai cibi iperproteici, si sta fin troppo attenti a ciò che si mette nel piatto e molti soggetti consumano dosi massice di anabolizzanti e proteine per aumentare i muscoli finendo per avere conseguenze gravi sul piano della salute.
Riconoscere il soggetto affetto da vigoressia dunque, non è difficile. Egli ha infatti una  resistenza fisica fuori dal normale e la stanchezza viene interpretata come debolezza, lo sfinimento una sensazione positiva. Si vuole sempre di più, non si è mai soddisfatti di se stessi e si perde il contatto con il proprio corpo.
Le persone colpite da Vigoressia sono donne e uomini oltre i trent’anni, ossessionati dal proprio corpo e intenzionati a fare tutto ciò che è possibile per aumentare la massa muscolare. Chi ne soffre in realtà cerca di combattere un senso di incertezza sull’unico ambito in cui può intervenite ” l’aspetto fisico”. Dal punto di vista psicologico la bigoressia (ovvero fame di grossezza) fa sì che la ricerca spasmodica del proprio corpo come asciutto e muscoloso viene accompagnata da una consequenziale insoddisfazione cronica per quello che è il proprio aspetto fisico, accompagnato da un’ossessiva paura di perdere all’improvviso gli obiettivi raggiunti nella forma fisica.
Ecco perché il bigoressico passa la maggior parte del tempo a cercare di mantenere quel tono muscolare perfetto raggiunto con anni di sacrifici e rinunce. Accanto ad una visione del proprio corpo deformata riscontriamo anche un’alterazione dello schema cognitivo.
La ricerca ossessiva della perfezione, denota un progressivo distacco della realtà, e da tutti è percepito solo essere esclusivamente in funzione del raggiungimento di un fisico perfetto.

Un ruolo importante è gioca to anche dai modelli culturali di bellezza e prestazione fisica nei contesti sportivi, dalle pressioni di compagnie, allenatori, com petizioni. Se, poi, alla base, ci so no un senso di inadeguatezza, la paura di fallire ma anche la bas sa statura, ci si convince di poter risolvere le proprie fragilità co struendosi una fisicità imponen te, in palestra, ma anche a tavola.
E’ un gioco altamente pericoloso che dà l’illusione che un giorno potremmo essere felici col nostro nuovo e perfetto corpo.
La cosa difficile può essere riuscire a far comprendere a chi soffre di vigoressia o bigoressia che questi eccessi sono il sintomo di una profonda insicurezza.
In genere non riconoscono il loro disturbo in quanto tale, e non si rivolgono a uno specialista affinché li possa aiutare. Può essere di grande aiuto un percorso di psicoterapia, ma serve anche l’intervento del medico o di un equipe con diverse figure professionali che possano cooperare per il riequilibrio corpo-mente del paziente.


                                                                                                            (Fonti: Varie)

lunedì 20 maggio 2013

Lo sport nella scuola: la proposta di Josefa

''Sono tante le cose che vorrei fare, ma ci sono delle priorita': quella fondamentale e' che i nostri figli abbiano diritto di fare attivita' motoria, non dev'essere una fortuna o un lusso. Dobbiamo garantire ai bambini una vera cultura sportiva e per farlo dobbiamo partire dalle scuole. Su questo sono convinta che il Coni sara' al mio fianco e che anche con la ministra Carrozza (Istruzione, ndr) lavoreremo insieme''. Quest ha detto il ministro dello Sport Josefa Idem al Consiglio nazionale del Coni il 15 Maggio di quest'anno. 
Oggi su  "La Repubblica" è uscito un articolo di cui riporterò un riassunto. Per l'articolo completo potete cliccare sul link.

Tre ore alla settimana, 108 in un anno. Una conoscenza progressiva e obbligatoria dello sport, tutto lo sport: da sperimentare, praticare e veder praticato da altri, quelli bravi. Discipline da provare, tutti e tutte: sport di base, nuoto e atletica, obbligatori e naturalmente gratuiti; sport di "adattamento all'ambiente", come orienteering, arrampicata, ciclismo, pattinaggio su ghiaccio o a rotelle; sport intrecciati col territorio e la cultura locale: sci per chi è in montagna, vela per chi è al mare, canoa o kayak per gli altri; sport di "cooperazione e opposizione individuale": discipline di combattimento (lotta o pugilato), di racchette (tennis o tennistavolo o badminton) di squadra (calcio, pallavolo, basket e pallamano); sport "artistici ed estetici": danza e ginnastica. Si fa tutto a scuola, durante le 108 ore e in quelle facoltative al pomeriggio, perché ogni scuola deve (non: può. Deve) essere dotata di un'associazione sportiva scolastica che dia accesso alle attività, gratuite o pagando un modesto contibuto. Se a qualcuno l'elenco appena descritto sembra il programma del paese dei balocchi, sappia invece che è il programma dell'educazione sportiva nelle scuole elementari pubbliche in Francia, il nostro grande paese cugino. Scuole elementari, primarie, chiamatele come volete, insomma, i primi anni di vita sociale organizzata dei bambini. Si chiama EPS, un acronimo per Education Physique et Sportive, roba semplice da capire, molto più difficile da fare. Eppure loro la fanno, i
francesi che poi si incazzavano quando Bartali li batteva. Ora ci battono loro a noi, e non si parla solo di
medaglie olimpiche, ma di un bel pezzo di investimento sul futuro.Non è una novità, che la Francia investa così tanto nell'educazione sportiva. Lo è invece, almeno nelle intenzioni, che anche in Italia qualcuno si stia ponendo davvero il problema di come e cosa fare dello sport, dopo decenni di abbandono, un abbandono non finanziario, ma politico, culturale, strategico.
Adesso il ministro dello sport, Iosefa Idem,  dopo aver fatto l'atleta olimpica per tutta la vita  ha voglia di provarci a entrare davvero dentro le scuole con concetti semplici e preziosi: la multidisciplinarietà, le società sportive d'appoggio, la revisione dei programmi, un approccio culturale allo sport non più da dopoguerra, ma da terzo millennio. Roba elementare, appunto, che qualcuno, nelle periferie più illuminate dello sport italiano  ha già capito. Vedremo se basterà l'impegno, e la sintonia con il presidente del Coni, Malagò. Vedremo se un ministro senza portafoglio ma con parecchia energia riuscirà almeno ad accendere un luce. 


Purtroppo sappiamo bene in che condizioni sono le scuole italiane, e soprattutto le strutture sportive delle scuole italiane, credo che potremmo stare tranquilli a sognare ancora per parecchio tempo.


                                                                                                   


                                                                                                       (Fonti: La Repubblica e varie)

martedì 7 maggio 2013

Piloga: la moda 2014

Come ogni disciplina sportiva che si rispetti anche questa nasce in America, e si appresta a diventare di moda con l'apertura del nuovo anno sportivo.
Il Piloga non è altro che l'incrocio tra il Pilates e lo Yoga e, dicono gli esperti, si appresta a scavlcare anche la tanto famosa Zumba e il tnto osannato Pilates.
Quindi da prossimo Settembre le palestre organizzeranno corsi di Piloga promettendoci chissà quali risultati e quali miracoli, come ogni nuova disciplina che si rispetti.
Ma vediamo in dettaglio di cosa si tratta.
È un incrocio delle due attività-cult del momento e punta al benessere psicofisico totale, permette di avere il controllo sul proprio corpo, la consapevolezza della respirazione, essere padroni di ogni muscolo e di ogni movimento, avere una postura equilibrata e una maggiore elasticità, seguite da chi è alla ricerca di un allenamento tonico, riequilibrante e rilassante, che agisca anche su anima e corpo, con effetti detox e antistress.
L’obiettivo del Piloga, chiamato anche Yogilates, è la messa a punto di un protocollo di lavoro che esalti le caratteristiche di concentrazione dello Yoga fondendole insieme a quelle più spiccatamente fisiche del Pilates. Joseph H. Pilates, inventore dell’omonimo e fortunato metodo si ispirò per la sua creazione allo Yoga proprio per le eccellenti caratteristiche legate al controllo, alla concentrazione e la respirazione. Questo metodo vuole andare oltre l’insegnamento di Pilates. Il fine è di riuscire a unire insieme le posizioni statiche dello Yoga (Asana) e gli esercizi del Pilates.
Il termine Yoga deriva dal sanscrito e significa giogo, unione. L’interpretazione è proprio quella di aggiogare il corpo al controllo della mente. Nel corso degli anni, i diversi maestri e le diverse filosofie hanno dato origine ad innumerevoli tipologie di Yoga. Quella forse più conosciuta e che ha una componente fisica più forte è l’Hatha-Yoga. Ogni posizione viene tenuta in maniera statica e ripetuta diverse volte sfruttando la concentrazione e la respirazione.
Quelle più conosciute sono ad esempio quella dell’albero, della montagna, della barca o del fulmine. Il risultato è un allenamento che in un'unica seduta permette di massimizzare i benefici di entrambe, agendo sull'allineamento posturale e sul baricentro del corpo.
Il punto fonte di tale nuova tecnica è sicuramente la possibilità di svolgere un movimento graduale, che non conosce traumi, strappi e sforzi sbilanciati: ogni posizione viene raggiunta nell’assoluta calma e concentrazione, ascoltando il proprio corpo, gli equilibri ed i limiti che ci impone.
Dall’esterno il movimento appare bello ed elegante, poiché non conosce pause o elementi di rottura, ma avviene in maniera continua, dalla posizione iniziale fino ad arrivare all’evoluzione finale ed al raggiungimento del livello massimo di estensione ed allungamento.

                     

                                                                                                                     (Fonti: varie)

sabato 4 maggio 2013

Aforismi e citazioni sullo sport e sugli sportivi

L'uomo che non sa correre, saltare, nuotare è un'automobile di cui si sarebbe innestata sempre e soltanto la prima.
Jean Giraudoux, Lo sport, 1924


I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.
Muhammad Ali


Se passi troppo tempo a riscaldarti, perderai la gara. Se non ti riscaldi affatto, può capitare che non la finirai nemmeno.
Gianni Bugno
  

Anche questo è un vantaggio del correre rispetto agli altri sport: ognuno va per conto suo e
non ha da rendere conto agli altri.
Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, 1979


Lo sport consiste nel delegare al corpo alcune delle più elevate virtù dell'animo.
Jean Giraudoux, Lo sport, 1924


Lo sport è l'unica cosa intelligente che possono fare gl'imbecilli.
Mino Maccari, Punture, 1928


Lo sport è l'esperanto delle razze.
Jean Giraudoux, Lo sport, 1924


Non è raro che un non sportivo e uno sportivo muoiano alla stessa età: ma il primo ha vissuto in stato di conservazione e l'altro in stato di vita.
Jean Giraudoux, Lo sport, 1924







                             (Fonti: Varie)

mercoledì 3 aprile 2013

La palestra come cura: parte la sperimentazione in Francia

L'Accademia nazionale di medicina di Parigi ha proposto dare l'opportunità ai medici di base di prescrivere lo sport con ricetta rimborsabile dalla previdenza sociale come se fosse un farmaco. Sperimentazione al via a Strasburgo.

Anche se oggi gran parte dell’attenzione relativa alla salute dell’individuo è spesso concentrata sull’alimentazione, studi recenti dimostrano che persone moderatamente attive, sopratutto nella seconda e terza parte della vita, hanno più probabilità di evitare morte prematura e malattie gravi.
A giovare della pratica sportiva sono il corpo e l'interazione sociale. Inoltre, tra gli adoloscenti, chi pratica sport ha meno probabilità di soffrire di problemi mentali come depressione e ansia. 
Oggi la medicina riconosce senza ombra di dubbio che l’attività fisica svolge un ruolo importante nel garantire una buona salute.  Questo dipende sostanzialmente dal fatto che una vita fisicamente attiva induce modificazioni e adattamenti organici che risultano positivi dal punto di vista della funzionalità d’organi ed apparati. I benefici dell’attività fisica sono molteplici e universalmente riconosciuti: minore rischio di obesità e di malattie cardiache, maggiore resistenza di muscoli e ossa, migliore salute mentale e psicologica. L’attività fisica aggiunge anni alla nostra vita e vita ai nostri anni.
Per questo motivo a Strasburgo è partita una sperimentazione che rivoluzionerà la vita di molti francesi. L'Accademia nazionale di medicina di Parigi ha proposto infatti di inserire lo sport tra le terapie prescrivibili dal medico di base e rimborsabili dalla previdenza sociale. La cittadina francese cercherà di contrastare la sedentarietà dei suoi abitanti con l’aiuto del medico di famiglia, che sulla ricetta dovrà indicare al paziente il tipo di sport da praticare e con che intensità. Il paziente si recherà con la prescrizione da uno degli istruttori coinvolti nel progetto per ricevere un programma di allenamento personalizzato, da praticare anche nelle palestre pubbliche alle quali potrà accedere gratuitamente.
Un’attività fisica regolare riduce i costi sanitari correlati alle malattie metaboliche, cardiovascolari e anche ai tumori. Riduce la morbidità e la spesa per i farmaci. Sono teorie dimostrate e supportate da numerosi studi scientifici.  
Livio Luzi, preside della facoltà di Scienze motorie dell'università di Milano parla di «iniziativa molto positiva che tutte le regioni italiane dovrebbero imitare. Un'attività fisica regolare - spiega - riduce i costi sanitari correlati alle malattie metaboliche, cardiovascolari e anche ai tumori che in definitiva si traduce in una riduzione della morbidità e della spesa per i farmaci. Sono teorie dimostrate e supportate da numerosi studi scientifici e - conferma - è un progetto che sicuramente darà buoni risultati, anche se non nel breve termine, ad eccezione dei soggetti diabetici, nei quali l'attività motoria ha un effetto terapeutico che si concretizza nella riduzione delle dosi di farmaci assunti già dopo 6 mesi».
Il merito di questa iniziativa, conclude Luzi, «è di aver compreso come l'accesso gratuito, unito alla raccomandazione del medico, possa costituire un giusto incentivo per avvicinare le persone alla pratica dell'esercizio fisico».
Promuovere l’attività fisica è molto importante, anche per contribuire a ridurre il tempo dedicato ad occupazioni sedentarie e rendere le persone più attive e meno stressate. Così come è grande la responsabilità delle Istituzioni, ai fini di incoraggiare una vita all’aria aperta fatta di movimento e attività, allo stesso tempo è compito dei singoli soffermarsi a pianificare uno stile di vita che preveda, durante la settimana, il tempo per dedicarsi allo sport. Basta poco, per stare meglio.
 
                                                                                                                           (Fonti: Varie)

giovedì 28 marzo 2013

Scoliosi, la ricerca che non ti aspetti: "Il nuoto non fa bene alla schiena"

La tesi che ribalta tutte le precedenti 'certezze' conclude un lavoro studio dell'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale che sarà presentato al congresso internazionale di Chicago a maggio. In certi casi, l'attività natatoria potrebbe persino peggiorare la situazione

                                                                                   di AGNESE ANANASSO

"Suo figlio ha le alucce di pollo, ha anche un po' di scoliosi: lo porti a fare nuoto che gli fa bene". Un assioma che dura da vent'anni, ma che sta vacillando. Come prova a dimostrare, ultima in ordine di tempo, una ricerca sviluppata dall'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (Isico), ancora inedita, che verrà presentata al congresso della International Society for the Study of the Lumbar Spine (Issls), in programma dal 13 al 17 maggio a Chicago.

"Il nuoto non cura la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi negativo e rischia di indurre il mal di schiena", afferma Fabio Zaina, fisiatra dell'Isico, tra gli autori della ricerca "Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey", che tradotto vuol dire appunto che il nuoto non è una terapia della scoliosi.

Lo studio ha confrontato un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con una popolazione scolastica, maschile e femminile, di 217 studenti di pari età, che pratica sport in maniera amatoriale o non lo pratica affatto. In entrambi i casi sono stati misurati i gibbi, la cifosi e la lordosi ed è stato fornito ai ragazzi un questionario per rilevare la presenza di mal di schiena.

I risultati sono stati sorprendenti per gli agonisti, ma anche per gli amatori: i nuotatori, soprattutto le femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena.

"Dal punto di vista posturale, il nuoto induce a un collasso della schiena - spiega Zaina - e
allena soprattutto la muscolatura degli arti, essendo praticato in scarico, non la schiena. Quando si parla di agonismo poi, con carichi di lavoro di ore, il nuoto induce il mal di schiena. Per chi ha la scoliosi arriviamo a sconsigliare il nuoto, decisamente. Non c'è distinzione neanche tra i vari stili: la rana e il delfino possono aumentare il mal di schiena nei casi di spondilolistesi, nel caso cioè in cui le vertebre scivolino una sull'altra. Quindi il nuoto non solo non è terapeutico, ma a livello posturale si rivela anche dannoso. Se lo si pratica a livello amatoriale non crea problemi, ma come qualsiasi altro sport, praticato un paio di volte a settimana".

Un altro mito che viene sfatato da altre ricerche, parallele e connesse a questa, condotte da Isico è che gli sport asimmetrici come il tennis inducano o peggiorino la scoliosi. "Non è vero neanche questo. La correlazione che c'è fra sport e mal di schiena è la quantità e interessa sia chi ne fa troppo sia chi ne pratica troppo poco", dice Zaina. "L'ideale è scegliere uno sport, tenendo presente che attività molto mobilizzanti della colonna (ginnastica artistica e ritmica, ad esempio) ci mettono più a rischio, soprattutto in casi di predisposizione naturale, mentre sport in carico (come la corsa) contribuiscono a rinforzarla perché ci costringono a vincere la forza di gravità".


                                                                                    (Fonti: http://www.repubblica.it/salute)

giovedì 7 marzo 2013

Sei grassa? Con il test del DNA sai perchè.


Ecco ci risiamo, mancano poco più di 3 mesi all'inizio della stagione estiva e le Tv, i giornali e anche internet ricominciano a tartassarci di "ricette miracolose" per dimagrire. Quella del 2013 è il test del DNA.
Che l'obesità abbia carattere ereditario è risaputo ormai da tempo, ma sappiamo anche che uno stile di vita attivo e un'alimentazione sana può aiutare a fronteggiare il problema dell'aumento di peso.
Qualche anno fa era di moda il test delle intolleranze alimentari, ma quanto si è capito che l'eliminazione di alcuni cibi considerati tossici per il corpo ( di solito erano sempre banane, fragole, lenticchie, latte, crostacei, pomodoro, noci, cioccolato, merluzzo, mai patatine fritte, fritti o  insaccati vari o merendine confezionate), non portava a nessun tipo di dimagrimento consistente è passata di moda. 
Quest'anno, invece, si preannuncia di moda il test del DNA, che cui per adesso la sola efficacia dimostrata e quella di svuotare le nostre tasche. 
"Conoscere il comportamento dei propri geni e scoprire come il metabolismo reagisce ai vari nutrimenti permette di elaborare una dieta personalizzata efficace e sicura», spiega Omar Fogliadini, managing director e fondatore di LaClinique, che applica la metodologia «Smart Diet» ai propri pazienti, affidandosi a un gruppo di genetisti e nutrizionisti dell’Università di Trieste. 
Quindi comunque anche se la colpa è dei nostri geni dobbiamo metterci comunque a dieta e cambiare il nostro stile di vita. 
Non metto in dubbio la validità del metodo, ma mi chiedo: Non è che questo sarà un'altro metodo per nascondersi dietro il dito e cercare altre scuse pur di non prendere in mano la propria vita e faticare per raggiungere i risultati? 
In fondo, oggi, grazie a molte trasmissioni televisive che si occupano di "peso forma" possiamo vedere come solo grazie alla fatica, al sudore ed eliminando i cibi spazzatura e soprattutto tanta pazienza, si possono perdere tanti chili di troppo e ritrovare il proprio equilibrio.
Io come professionista sono stanca di sentire continuamente scuse da parte delle mie clienti con problemi di peso, tutte affermano di non mangiare nulla (ovviamente il loro nulla non equivale al vero concetto di nulla), ma ovviamente parlando della loro vita quotidiana dimostrano come il loro concetto di alimentazione equivalga a quello di aprire scatole di cibi surgelati e schiaffarli in padella. (Molte fanno il soffritto anche per una minestrina, altre invece "soffrono di intolleranza a qualsiasi tipo di frutta e verdura", ma tollerano benissimo qualsiasi tipo di schifezza mangiata sul divano davanti la tv), ovviamente molte di queste, BEN MOTIVATE, riescono a cambiare la propria vita, altre abbandonano la strada, in lacrime (riescono a perdere peso piangendo?).
Io credo che per qualsiasi obbiettivo che si intende raggiungere nella vita esistano sacrifici da fare, l'importante è essere  a conoscenza che non sarà una passeggiata e con questo pensiero cercare di andare avanti.
Rubando il pensiero di un mio collega (www.nonsolofitness.it): Si può decidere di cambiare il proprio stile di vita, come tantissimi già fanno, oppure ci si può pigramente affidare ad un test, ma prima o poi occorre che qualcuno vi dica che se continuate a non avere risultati, probabilmente l'unica cosa cui siete intolleranti sono le calorie di troppo, che nel DNA non c'è nulla che non vada, solo qualche gene per la pigrizia in più, e che l'unica cosa buona che potete fare dopo aver scoperto qual è il vostro gruppo sanguigno, è quella di andare a donare il sangue!


                                                                                                    (Fonti: Varie)

lunedì 4 febbraio 2013

4 Febbraio: Giornata mondiale contro il cancro

Nel novembre del 2007 è stata pubblicata un’importante review nella quale sono stati riesaminati tutti gli studi esistenti sul rischio riguardante diversi tipi di cancro in base allo stile di vita scelto. Questa review, pubblicata congiuntamente dal World Cancer Research Fund (WCRF) e dall’American Institute for Cancer Research (AICR), mettendo insieme le ricerche di alta qualità e l’esperienza scientifica internazionale, fa il punto della situazione sulla conoscenza delle relazioni tra alimentazione, caratteristiche del corpo, attività fisica e i diversi tipi di cancro. Solo il 5-10% dei tumori sono di origine ereditaria e chi presenta dei geni promotori del cancro non necessariamente svilupperà un tumore (ma presenta un rischio più elevato rispetto alla maggior parte della popolazione). L’esposizione a fattori ambientali che causano il danneggiamento dei geni è certamente uno dei più importanti fattori che possono favorire o meno lo sviluppo di tumori. Sebbene non si possano evitare tutti gli agenti cancerogenici, ci sono diversi aspetti della nostra vita quotidiana che possono essere modificati per prevenire il danneggiamento del DNA, come ad esempio una dieta salutare e la scelta dello stile di vita.
In un periodo di 5 anni, più di 20 tra i migliori scienziati del mondo hanno esaminato una serie di lavori scientifici internazionali commissionati in modo specifico per esaminare come i fattori che modificano lo stile di vita possono influire sul rischio del cancro.
Nonostante per l’uomo sia ideale praticare un’attività fisica regolare, negli ultimi anni il livello di attività fisica continua a diminuire. Il lavoro è diventato sempre più sedentario e la mancanza di attività costituisce un importante fattore di rischio per il sovrappeso e per l’obesità, che a loro volta aumentano il rischio di diversi tipi di cancro. La review sostiene la teoria che gli uomini si sono evoluti e adattati per essere fisicamente attivi nella vita e che la sedentarietà odierna non è salutare. Non tutti sanno che l’attività fisica, oltre ad avere un ruolo preventivo nei confronti delle malattie cardiovascolari, del diabete e dell’obesità, contrasta l’insorgenza di altre malattie, come il decadimento mentale senile, la depressione, la disfunzione erettile dell’anziano, ed anche alcuni tumori, in particolare il cancro del colon e della mammella. Che l’esercizio fisico sia un toccasana è cosa risaputa, ma da oggi sappiamo che per chi è guarito da un tumore potrebbe profilarsi come un autentico farmaco miracoloso. Secondo il Macmillan Cancer Support, l’attività fisica può beneficiare particolarmente le persone sottoposte a trattamenti contro il cancro e aiuta a prevenire il ritorno della malattia.
Pertanto oggi si sollecitano i medici a prescrivere esercizio fisico piuttosto che raccomandare ai pazienti solo riposo. Una rassegna di oltre 60 studi ha evidenziato che essere attivi durante il trattamento non peggiora la fatica, ma anzi produce effetti positivi sull’umore e sul benessere. Una volta terminato il trattamento anti-tumorale, l’esercizio aiuta infatti a ridurne gli effetti collaterali e indesiderati, come gonfiore, ansia, depressione, stanchezza, difficolta’ motorie e cambiamenti di peso.
Purtroppo, però, almeno il 60% della popolazione mondiale non raggiunge i livelli di attività fisica minimi che sarebbero indispensabili per la salute. Dai dati ISTAT del 2012 oltre il 40% degli italiani risulta sedentario.  
L’attività fisica influenza numerose funzioni dell’organismo umano potenzialmente correlate con il rischio di tumori: la funzionalità cardiovascolare e polmonare, la motilità intestinale, la produzione di ormoni, il bilancio energetico, la funzionalità immunitaria, la produzione di anti ossidanti e la riparazione del DNA.  L’associazione fra inattività e cancro del colon è quella più forte e meglio documentata. Gli effetti negativi della sedentarietà possono in parte spiegare la maggior frequenza del cancro del colon nelle nazioni industrializzate e nelle aree urbane. Già nel 1995 uno studio su oltre 47.000 sanitari americani di sesso maschile ha messo in evidenza un’associazione inversa tra sedentarietà e cancro del colon (con un dimezzamento del rischio nei soggetti attivi) e fra sovrappeso e cancro del colon, particolarmente marcata in presenza di una distribuzione addominale del grasso, con un rischio relativo pari a 0.53. Studi successivi hanno confermato questa associazione.  Anche il rischio di carcinoma della mammella si riduce del 14-30% con l’attività fisica e vi è una correlazione dose-risposta, anche se l’associazione è minore che per il cancro del colon. Tra i meccanismi proposti per spiegare l’effetto protettivo, la riduzione del grasso corporeo e la riduzione dell’insulina e di altre proteine circolanti che influenzano la disponibilità di estrogeni ed insulina. L’effetto protettivo si verifica anche nelle donne in terapia ormonale sostitutiva.
In conclusione, l’attività fisica ha un ruolo crescente nella prevenzione dei tumori.  Per chi è già attivo, bisogna tenere presente che per il mantenimento della salute, e quindi anche per la prevenzione dei tumori, sono consigliati 30 minuti di attività fisica, ad esempio cammino a passo spedito o bicicletta, 4-7 giorni alla settimana, oppure 10.000 passi al giorno. Per essere efficace l’attività deve avere una intensità sufficiente a produrre una certa sudorazione ed accelerazione del battito cardiaco. 
Per quanto riguarda chi vuole iniziare è bene farlo molto gradualmente, ad esempio misurando il numero di passi effettuati abitualmente ed aumentandoli di 500 ogni due settimane; o iniziando da 15 minuti di cammino al giorno e aumentando il cammino veloce di 3 minuti alla settimana fino a raggiungere i tempi consigliati. Molto importante sarebbe, per la maggior parte delle persone, trovare un amico o un gruppo con cui svolgere l’attività. Altri possono preferire invece di portare giornalmente a spasso il proprio cane. E se proprio l’attività fisica non ci piace? Bè, innanzitutto c’è chi detesta la palestra, il nuoto o la corsa, ma magari ama ballare o fare giardinaggio, o viceversa. Quindi si può provare a passare in rassegna le varie opportunità di muoversi senza limitarsi a quelle “classiche”. Per la maggior parte delle persone, l’attività fisica non solo fa bene alla salute, ma è anche molto piacevole, specie se svolta in compagnia.
La scelta di adottare un’alimentazione attenta e uno stile di vita sano già da giovani e mantenendola nel corso della vita, vi aiuterà a ridurre il rischio di alcune condizioni patologiche come l’obesità, l’ipertensione, il diabete e alcuni tipi di tumore. Possiamo seguire una dieta salutare attraverso l’assunzione bilanciata di alimenti, consumando alcuni cibi con moderazione e includendo un’ampia varietà di alimenti differenti. 
                                                                            (Fonti: Varie)