lunedì 11 marzo 2013

Chi dorme non piglia pesci ma vive di più!

Dormire troppo poco può, anno dopo anno, generare patologie piuttosto gravi, sufficienti a cambiare anche i nostri geni. Già dopo 7 notti insonni, i ricercatori hanno osservato più di 700 mutazioni genetiche che potrebbero determinare conseguenze fisiche come problemi di cuore e obesità. 
Ecco alcuni effetti pericolosi della privazione del sonno necessario. Ricordate che la durata del sonno è sotto il vostro controllo, per dormire di più e meglio, cercate di pensare a queste conseguenze spaventose:
  1. Aumento rischio ictus: la mancanza di un regolare numero di ore di sonno aumenta il rischio di ictus. Chi dorme meno di 6 ore a notte ha un rischio 4 volte superiore di avere un ictus rispetto a chi dorme di più.
  2. Aumento rischio obesità: dormire troppo poco può condurre anche a scelte alimentari sbagliate. Il tutto in seguito a delle complicate modificazioni ormonali derivanti da un sonno troppo breve. Poche ore di sonno aumentano la produzione di grelina, l’ormone della fame, e limitino invece la leptina, che aiuta a bilanciare l’assunzione di cibo.
  3. Aumento rischio diabete: esiste un legame tra il dormire troppo poco e la resistenza all’insulina, un fattore di rischio che può essere spia per il diabete. Tra gli adolescenti sani, chi dorme troppo poco, ha una massima resistenza all’insulina ovvero che il corpo non la utilizza in modo efficace. Inoltre, riducendo il sonno, le cellule di grasso aumenta la resistenza di insulina in esse, anche quando la dieta è limitata.
  4. Perdita di memoria permanente: capita spesso che nei giorni in cui si è più stanchi, si è anche più smemorati e vaghi. La privazione del sonno può portare a problemi di memoria permanenti:  meno si dorme, meno si beneficia delle proprietà di memoria-immagazzinamento del sonno. Poco sonno porta al deterioramento del cervello.
  5. Danni alle osse: secondo uno studio, la privazione del sonno a lungo termine, contribuisce all’osteoporosi. Per ora ciò è certificato solo nei ratti ma è molto probabile che lo stesso effetto sia anche da attribuirsi al genere umano.
  6. Aumento rischio cancro: il sonno breve aumenta il rischio per alcuni tipi di tumore. Uno studio del 2010 ha scoperto che tra le mille persone sottoposte a screening per il cancro del colon-retto, quelle a cui era stata diagnosticata la malattia dormivano sei ore a notte. In generale i tumori sono più comuni alle persone che dormono poco. Dormire di più è un possibile percorso di riduzione del rischio e di recidiva.
  7. Dormire poco uccide: chi dorme meno muore prima. Uomini che dormono meno di 6 ore a notte hanno 4 volte più probabilità di morire in un periodo di 14 anni dal principio di insonnia.
  8. Fa male al cuore: dormire poco causa stress e tensione e induce l’organismo a produrre  più sostanze chimiche e ormoni tali da portare a malattie cardiache. Chi ha problemi di insonnia ha un rischio più elevato del 48% di sviluppare malattie cardiache.

                                                                                   (Fonte: www.robadadonne.it )

giovedì 7 marzo 2013

Sei grassa? Con il test del DNA sai perchè.


Ecco ci risiamo, mancano poco più di 3 mesi all'inizio della stagione estiva e le Tv, i giornali e anche internet ricominciano a tartassarci di "ricette miracolose" per dimagrire. Quella del 2013 è il test del DNA.
Che l'obesità abbia carattere ereditario è risaputo ormai da tempo, ma sappiamo anche che uno stile di vita attivo e un'alimentazione sana può aiutare a fronteggiare il problema dell'aumento di peso.
Qualche anno fa era di moda il test delle intolleranze alimentari, ma quanto si è capito che l'eliminazione di alcuni cibi considerati tossici per il corpo ( di solito erano sempre banane, fragole, lenticchie, latte, crostacei, pomodoro, noci, cioccolato, merluzzo, mai patatine fritte, fritti o  insaccati vari o merendine confezionate), non portava a nessun tipo di dimagrimento consistente è passata di moda. 
Quest'anno, invece, si preannuncia di moda il test del DNA, che cui per adesso la sola efficacia dimostrata e quella di svuotare le nostre tasche. 
"Conoscere il comportamento dei propri geni e scoprire come il metabolismo reagisce ai vari nutrimenti permette di elaborare una dieta personalizzata efficace e sicura», spiega Omar Fogliadini, managing director e fondatore di LaClinique, che applica la metodologia «Smart Diet» ai propri pazienti, affidandosi a un gruppo di genetisti e nutrizionisti dell’Università di Trieste. 
Quindi comunque anche se la colpa è dei nostri geni dobbiamo metterci comunque a dieta e cambiare il nostro stile di vita. 
Non metto in dubbio la validità del metodo, ma mi chiedo: Non è che questo sarà un'altro metodo per nascondersi dietro il dito e cercare altre scuse pur di non prendere in mano la propria vita e faticare per raggiungere i risultati? 
In fondo, oggi, grazie a molte trasmissioni televisive che si occupano di "peso forma" possiamo vedere come solo grazie alla fatica, al sudore ed eliminando i cibi spazzatura e soprattutto tanta pazienza, si possono perdere tanti chili di troppo e ritrovare il proprio equilibrio.
Io come professionista sono stanca di sentire continuamente scuse da parte delle mie clienti con problemi di peso, tutte affermano di non mangiare nulla (ovviamente il loro nulla non equivale al vero concetto di nulla), ma ovviamente parlando della loro vita quotidiana dimostrano come il loro concetto di alimentazione equivalga a quello di aprire scatole di cibi surgelati e schiaffarli in padella. (Molte fanno il soffritto anche per una minestrina, altre invece "soffrono di intolleranza a qualsiasi tipo di frutta e verdura", ma tollerano benissimo qualsiasi tipo di schifezza mangiata sul divano davanti la tv), ovviamente molte di queste, BEN MOTIVATE, riescono a cambiare la propria vita, altre abbandonano la strada, in lacrime (riescono a perdere peso piangendo?).
Io credo che per qualsiasi obbiettivo che si intende raggiungere nella vita esistano sacrifici da fare, l'importante è essere  a conoscenza che non sarà una passeggiata e con questo pensiero cercare di andare avanti.
Rubando il pensiero di un mio collega (www.nonsolofitness.it): Si può decidere di cambiare il proprio stile di vita, come tantissimi già fanno, oppure ci si può pigramente affidare ad un test, ma prima o poi occorre che qualcuno vi dica che se continuate a non avere risultati, probabilmente l'unica cosa cui siete intolleranti sono le calorie di troppo, che nel DNA non c'è nulla che non vada, solo qualche gene per la pigrizia in più, e che l'unica cosa buona che potete fare dopo aver scoperto qual è il vostro gruppo sanguigno, è quella di andare a donare il sangue!


                                                                                                    (Fonti: Varie)

martedì 19 febbraio 2013

Lo scandalo della carne di cavallo

Ormai è cosi, appena si allentano i controlli sulle carni animali commercializzate o usate in prodotti alimentari, ecco che "i furbetti del quartierino" ne approfittano per propinarci l'ennesima "bufala".
Dopo la "mucca pazza"e il pollo alla diossina ecco spuntare sulle nostre tavole la carne di cavallo spacciata per carne di manzo. 
Mentre in molti Paesi europei si sta procedendo ad applicare la raffica di  test imposti dall'Ue per individuare la presenza o meno di carne di cavallo nei prodotti alimentari, l'Italia, maggior consumatore di cavallo in Europa, si è detta contraria, unica tra i 27 Paesi membri dell'Ue, compresa la Romania dalla quale sembra partita lo scandalo della carne equina spacciata per manzo.
Negli altri Paesi europei invece è vera e propria psicosi: in Francia la grande distribuzione (Auchan, Casino, Carrefour, Cora, Monoprix e Picard) ha ritirato dagli scaffali tutti i cannelloni, lasagne, spaghetti alla bolognese, mussaka ed hachis Parmentier a marchio Findus.  
La Lidl ha annunciato di aver ritirato dalla vendita dei piatti pronti dove al posto della carne di manzo è stata trovata quella di cavallo dai suoi supermercati in Svezia, Finlandia, Danimarca e Belgio.
In Gran Bretagna, dove la carne di cavallo è un tabù alimentare, è crollata la vendita di hamburger:  e secondo un sondaggio Nielsen due terzi degli inglesi pensano di non comprare più carne surgelata.
Secondo quanto scrive il Financial Times, la più determinata è ancora una volta la Germania  che sta attuando un piano in 10 punti che va oltre quanto stabilito dall'Ue e che verificherà anche la eventuale presenza additivi non dichiarati.
Inoltre la brasiliana Jbs, ha annunciato che ha provvisoriamente cessato di commercializzare la carne europea dopo che è stato fatto il suo nome nello scandalo della cane di cavallo. Jbs Toledo, la filiale commerciale del colosso brasiliano in Europa, non commercializzerà la carne europea fino a che non verrà ripristinata la fiducia nella catena logistica del manzo europeo.
E' notizia di oggi che anche in Italia una delle più rappresentanti multinazionali presenti sul nostro paese ha cominciato il ritiro dei suoi prodotti dopo che si sono trvate tracce di DNA equino nei suoi famosi ravioli ha annunciato che ritirerà dalla vendita in Italia e in Spagna i "ravioli al brasato" e "i tortellini di carne". I prodotti ritirati saranno sostituiti con altri “che i test confermeranno essere al 100% di manzo” aggiunge l'azienda in una nota, nella quale precisa che sono state sospese “tutte le consegne di prodotti finiti con manzo della tedesca H. J. Schypke, società che lavora per uno dei nostri fornitori”. Tra i prodotti ritirati anche le “Lasagnes a la Bolognaise Gourmandes” prodotte in Francia.

Noi come consumatori finali possiamo solo sperare che le aziende rafforzino i controlli, non solo al loro interno ma anche alla fonte.

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giovedì 7 febbraio 2013

Vitamina C e calcoli renali


Dalla Scandinavia arriva un allarme che se confermato potrebbe modificare le abitudini di molte persone. Infatti, scrive la rivista Jama Internal Medicine, “gli uomini che prendono regolarmente supplementi di vitamina C hanno un maggior rischio di essere colpiti da calcoli renali”. Questo infatti sostiene lo svedese Karolinska Institutet, che invece non hanno riscontrato nessuna associazione rischiosa di questo tipo con i multivitaminici. Anche perché contengono minori concentrazioni di vitamina C. 
Gli scienziati hanno monitorato 23.355 uomini per 11 anni, confrontato il rischio di calcoli in quelli che avevano assunto supplementi di vitamina C con quello degli altri. Risultato? Hanno scoperto che tutti quelli che prendevano tipicamente 1000 milligrammi al giorno di vitamina C avevano una probabilità doppia di avere calcoli. E questa tendenza aumentava via via che saliva l'aumento della frequenza di assunzione. Non a caso i ricercatori hanno voluto ricordare che in Svezia “la dose quotidiana di vitamina C consigliata è di 75 milligrammi, dose che si può assumere tranquillamente attraverso il consumo quotidiano di frutta e verdura.
E’ importante sapere infine che consumando cibi ricchi di vitamina C, come ad esempio i kiwi, il nostro organismo ne riesce ad assorbire e a mantenere una quantità 5 volte maggiore di quella assunta attraverso gli integratori alimentari, senza rischi per la salute.
Inoltre dosi relativamente elevate di vitamina C può causare indigestione, soprattutto se assunto a stomaco vuoto. Se assunta in dosi massicce, la vitamina C provoca diarrea nei soggetti sani,  nausea, vomito, arrossamento del viso, cefalea, affaticamento e disturbi del sonno. Le principali reazioni tossiche nei neonati sono stati eruzioni cutanee.
Però non dimentichiamo che assumendo Vitamina C con la normale alimentazione, quindi senza l'uso di integratori alimentari, i benefici della vitamina C sono ampiamente noti a tutti: rafforza le difese immunitarie, proteggendoci da influenza e raffreddori, aiuta ad assimilare il ferro contenuto negli alimenti e secondo alcuni studi svolgerebbe un ruolo importante per garantire un funzionamento efficiente del cervello.
Per concludere un'unica raccomandazione trova un consenso unanime da parte di medici e ricercatori: per contrastare la formazione dei calcoli renali è fondamentale mantenere idratato l'organismo assumendo le giuste quantità di liquidi con la dieta, naturalmente è importante non esagerare: l'apporto idrico deve sempre essere proporzionato al tenore dell'alimentazione e all'attività fisica, e mai esagerato.
In genere, si consiglia un consumo di acqua pari a circa 2–3 litri al giorno, in modo che il volume urinario sia di 2 litri nell'arco delle 24 ore. E si raccomanda un generoso apporto di liquidi soprattutto in periodi particolari: come pasti abbondanti, durante la notte, in presenza di perdite idro-saline a livello gastrointestinale (diarrea, vomito) e in caso di eccessiva sudorazione nel corso di esercizi fisici o soggiorno in un clima eccessivamente caldo-umido. Attenzione anche ai viaggi lunghi, soprattutto in aereo. In genere, urine di colore giallo molto pallido sono spia di una giusta idratazione, mentre è necessario aumentare l'apporto idrico se le urine appaiono di colore giallo scuro o marrone.
Spesso, in presenza di calcoli renali si consiglia di preferire l'acqua alle altre bevande, scegliendo preferibilmente acque oligominerali o minimamente mineralizzate, in modo da contenere l'apporto di sodio e calcio, il cui aumento nelle urine può favorire la formazione di calcoli. 
Caffè, tè e succhi di frutta sono alimenti ricchi di ossalati, per cui il loro consumo andrebbe limitato soprattutto in presenza di calcoli da ossalato di calcio.

                                                                                                    (Fonti:Varie)

                          



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lunedì 4 febbraio 2013

4 Febbraio: Giornata mondiale contro il cancro

Nel novembre del 2007 è stata pubblicata un’importante review nella quale sono stati riesaminati tutti gli studi esistenti sul rischio riguardante diversi tipi di cancro in base allo stile di vita scelto. Questa review, pubblicata congiuntamente dal World Cancer Research Fund (WCRF) e dall’American Institute for Cancer Research (AICR), mettendo insieme le ricerche di alta qualità e l’esperienza scientifica internazionale, fa il punto della situazione sulla conoscenza delle relazioni tra alimentazione, caratteristiche del corpo, attività fisica e i diversi tipi di cancro. Solo il 5-10% dei tumori sono di origine ereditaria e chi presenta dei geni promotori del cancro non necessariamente svilupperà un tumore (ma presenta un rischio più elevato rispetto alla maggior parte della popolazione). L’esposizione a fattori ambientali che causano il danneggiamento dei geni è certamente uno dei più importanti fattori che possono favorire o meno lo sviluppo di tumori. Sebbene non si possano evitare tutti gli agenti cancerogenici, ci sono diversi aspetti della nostra vita quotidiana che possono essere modificati per prevenire il danneggiamento del DNA, come ad esempio una dieta salutare e la scelta dello stile di vita.
In un periodo di 5 anni, più di 20 tra i migliori scienziati del mondo hanno esaminato una serie di lavori scientifici internazionali commissionati in modo specifico per esaminare come i fattori che modificano lo stile di vita possono influire sul rischio del cancro.
Nonostante per l’uomo sia ideale praticare un’attività fisica regolare, negli ultimi anni il livello di attività fisica continua a diminuire. Il lavoro è diventato sempre più sedentario e la mancanza di attività costituisce un importante fattore di rischio per il sovrappeso e per l’obesità, che a loro volta aumentano il rischio di diversi tipi di cancro. La review sostiene la teoria che gli uomini si sono evoluti e adattati per essere fisicamente attivi nella vita e che la sedentarietà odierna non è salutare. Non tutti sanno che l’attività fisica, oltre ad avere un ruolo preventivo nei confronti delle malattie cardiovascolari, del diabete e dell’obesità, contrasta l’insorgenza di altre malattie, come il decadimento mentale senile, la depressione, la disfunzione erettile dell’anziano, ed anche alcuni tumori, in particolare il cancro del colon e della mammella. Che l’esercizio fisico sia un toccasana è cosa risaputa, ma da oggi sappiamo che per chi è guarito da un tumore potrebbe profilarsi come un autentico farmaco miracoloso. Secondo il Macmillan Cancer Support, l’attività fisica può beneficiare particolarmente le persone sottoposte a trattamenti contro il cancro e aiuta a prevenire il ritorno della malattia.
Pertanto oggi si sollecitano i medici a prescrivere esercizio fisico piuttosto che raccomandare ai pazienti solo riposo. Una rassegna di oltre 60 studi ha evidenziato che essere attivi durante il trattamento non peggiora la fatica, ma anzi produce effetti positivi sull’umore e sul benessere. Una volta terminato il trattamento anti-tumorale, l’esercizio aiuta infatti a ridurne gli effetti collaterali e indesiderati, come gonfiore, ansia, depressione, stanchezza, difficolta’ motorie e cambiamenti di peso.
Purtroppo, però, almeno il 60% della popolazione mondiale non raggiunge i livelli di attività fisica minimi che sarebbero indispensabili per la salute. Dai dati ISTAT del 2012 oltre il 40% degli italiani risulta sedentario.  
L’attività fisica influenza numerose funzioni dell’organismo umano potenzialmente correlate con il rischio di tumori: la funzionalità cardiovascolare e polmonare, la motilità intestinale, la produzione di ormoni, il bilancio energetico, la funzionalità immunitaria, la produzione di anti ossidanti e la riparazione del DNA.  L’associazione fra inattività e cancro del colon è quella più forte e meglio documentata. Gli effetti negativi della sedentarietà possono in parte spiegare la maggior frequenza del cancro del colon nelle nazioni industrializzate e nelle aree urbane. Già nel 1995 uno studio su oltre 47.000 sanitari americani di sesso maschile ha messo in evidenza un’associazione inversa tra sedentarietà e cancro del colon (con un dimezzamento del rischio nei soggetti attivi) e fra sovrappeso e cancro del colon, particolarmente marcata in presenza di una distribuzione addominale del grasso, con un rischio relativo pari a 0.53. Studi successivi hanno confermato questa associazione.  Anche il rischio di carcinoma della mammella si riduce del 14-30% con l’attività fisica e vi è una correlazione dose-risposta, anche se l’associazione è minore che per il cancro del colon. Tra i meccanismi proposti per spiegare l’effetto protettivo, la riduzione del grasso corporeo e la riduzione dell’insulina e di altre proteine circolanti che influenzano la disponibilità di estrogeni ed insulina. L’effetto protettivo si verifica anche nelle donne in terapia ormonale sostitutiva.
In conclusione, l’attività fisica ha un ruolo crescente nella prevenzione dei tumori.  Per chi è già attivo, bisogna tenere presente che per il mantenimento della salute, e quindi anche per la prevenzione dei tumori, sono consigliati 30 minuti di attività fisica, ad esempio cammino a passo spedito o bicicletta, 4-7 giorni alla settimana, oppure 10.000 passi al giorno. Per essere efficace l’attività deve avere una intensità sufficiente a produrre una certa sudorazione ed accelerazione del battito cardiaco. 
Per quanto riguarda chi vuole iniziare è bene farlo molto gradualmente, ad esempio misurando il numero di passi effettuati abitualmente ed aumentandoli di 500 ogni due settimane; o iniziando da 15 minuti di cammino al giorno e aumentando il cammino veloce di 3 minuti alla settimana fino a raggiungere i tempi consigliati. Molto importante sarebbe, per la maggior parte delle persone, trovare un amico o un gruppo con cui svolgere l’attività. Altri possono preferire invece di portare giornalmente a spasso il proprio cane. E se proprio l’attività fisica non ci piace? Bè, innanzitutto c’è chi detesta la palestra, il nuoto o la corsa, ma magari ama ballare o fare giardinaggio, o viceversa. Quindi si può provare a passare in rassegna le varie opportunità di muoversi senza limitarsi a quelle “classiche”. Per la maggior parte delle persone, l’attività fisica non solo fa bene alla salute, ma è anche molto piacevole, specie se svolta in compagnia.
La scelta di adottare un’alimentazione attenta e uno stile di vita sano già da giovani e mantenendola nel corso della vita, vi aiuterà a ridurre il rischio di alcune condizioni patologiche come l’obesità, l’ipertensione, il diabete e alcuni tipi di tumore. Possiamo seguire una dieta salutare attraverso l’assunzione bilanciata di alimenti, consumando alcuni cibi con moderazione e includendo un’ampia varietà di alimenti differenti. 
                                                                            (Fonti: Varie)
 
 

martedì 8 gennaio 2013

Palestrati più longevi...

Gli scienziati lo hanno sempre detto, e ribadito più volte in questi ultimi anni, lo sport fa bene, e chi pratica sport vive meglio. E' notizia di questi giorni, invece, l'annuncio ufficiale che attribuisce allo sport l'attributo di "elisir di lungavita".
In un recente uno studio svedese, pubblicato sul 'Bmj,  un gruppo di ricercatori ha monitorato più di un milione di adolescenti per 24 anni, scoprendo che quelli con una minore forza muscolare,  muscoli di gambe e braccia più deboli e una presa decisamente molle,  rischiavano più degli altri di incappare nel corso del tempo in una morte precoce. L’equipe di ricercatori è convenuta sul fatto che gli adolescenti con una forza muscolare oltre la media, correvano un rischio di morte prematura inferiore del 35% rispetto ai soggetti esili o comunque sottoposti al catabolismo muscolare.
I dati raccolti e pubblicati sul British Medical Journal hanno messo in luce che la forza muscolare nei giovani uomini rappresentava anche un fattore di salute importante che aumentava di circa il 30% la possibilità di vivere oltre i 55 anni.
Quindi avere muscoli scolpiti e pettorali di cui vantarsi per gli adolescenti oltre ad essere motivo di vanità, potrebbe anche significare crescere in salute e avere una maggiore aspettativa di vita, inoltre  gli aspiranti “Schwarzenegger” sarebbero molto meno colpiti da istinti suicidi (-30%) e avrebbero meno possibilità di sviluppare uno stato depressivo (-70%).
Nel corso dello studio hanno perso la vita 26.145 uomini (2,3%). La principale causa di decesso è costituita da lesioni accidentali, seguite da suicidio, cancro, malattie cardiache e ictus, quindi gli adolescenti con un fisico esile, presenterebbero un rischio di morte prematura due volte superiore a quello dei propri coetanei.
Mentre in passato si diceva ad un adolescente che doveva "farsi le ossa" oggi dovremmo dire che deve farsi i muscoli, a parte gli scherzi, sì ai corpi muscolosi, ma sempre in modo naturale, alimentazione, vita sana e sport per un fisico da urlo!!!

                                                                                                                   (Fonti Varie)











lunedì 26 novembre 2012

MAX DI FRANCO: “La lettera – Il bambino che sogna”

Oggi voglio parlare di un bambino, che oggi è un uomo.
Un ragazzo che tenacemente ha inseguito i suoi sogni e ce l'ha fatta.
Max Di Franco è un giocatore di pallavolo professionista che oggi racconta la sua storia in un film di prossima uscita, sul blog è possibile vederne il trailer.
Il film documentario sarà presentato al VII Convegno "SPORT PER TUTTI" Grandi Eventi Sportivi ed Olimpiadi di Londra 2012 il 14 Dicembre 2012 presso la Sala delle Lapidi (Aula Consiliare) - Palazzo delle Aquile - Piazza Pretoria 1 – PALERMO
Max nasce a San Cataldo il 7 febbraio 1978 e vive a Ravanusa in provincia di Agrigento sino all’età di 8 anni. Per il resto della sua adolescenza Max vive tra la Germania e Sommatino, un piccolo paese dell'entroterra siciliano. Proprio la mentalità stretta del paese induce Max a desiderare una vita migliore.
Max a 13 anni è già alto 1,83 cm e decide di iscriversi nella squadra locale di pallavolo dalla quale resta molto deluso: era tesserato solo per fare allenamenti sporadici e la partita domenicale.
E’il periodo in cui va in onda la pubblicità del Maxicono, che aveva il grande Andrea Giani come testimonial, atleta che Max ammirava (Giani stesso sarebbe diventato poi suo compagno di squadra nel 2005). Stimolato dal fratello più grande, Franco,che gli diceva sempre "scrivi alla Maxicono", giunge il momento della svolta: Max prende carta e penna e scrive la celeberrima letterina di cui si farà per mesi e mesi un gran parlare, e che sarà pubblicata nelle più importanti testate giornalistiche, sportive e non. Il testo rispecchia il carattere di Max: semplice, diretto e concreto.
"Sono un ragazzo di 14 anni, alto 2 metri; volevo chiedervi se è possibile organizzare un provino da voi, io sono solamente tesserato con la società del mio paese ma partirei da zero!".
Pensava di non avere altra scelta, essendo fuori da realtà sportive che contano. La risposta di Parma è negativa a causa di una campagna acquisti troppo piena;. ma Max non si perde d’animo e continua imperterrito a perseguire il suo sogno scrivendo a Treviso, Ravenna e Modena.
Nel giro di una settimana Carlo Carra (responsabile del settore giovanile della Sisley Treviso di allora), chiama casa Di Franco.
Max vola a Treviso quì conosce subito il direttore sportivo Bruno Da Re e Michele De Conti, rispettivamente General Manager e Segretario Generale. L’incontro successivo è con lo staff tecnico: l’allenatore Michele Zanini, che diviene sin dal primo momento suo papà sportivo.
A quindici anni purtroppo Max ha un fisico gracile (198cm per 78 kg) che non gli permette di reggere ai volumi di lavoro. Il primo mese a Treviso trascorre tra fatica, tristezza e pianti.Ma Max con tanta tenacia e caparbietà porta avanti i suoi massacranti allenamenti quotidiani: forte del fatto che aveva mollato la scuola per diventare un professionista. I sacrifici saranno ben presto ripagati divenendo solo dopo 3 mesi titolare in Under 16.
Avere vicino campioni di quel calibro, era per Di Franco uno stimolo a continuare e a migliorare. Per lui rappresentavano degli idoli, dei modelli che sino a pochi mesi prima ammirava dalla tv: non si abituava mai alle indescrivibili emozioni suscitate dalla loro presenza.
Con 10 kg di muscoli in più, è pronto per iniziare a presenziare alle prime partite ufficiali di Under 16. Arrivano anche le prime convocazioni in nazionale pre-juniores: anche in questa occasione Max si distingue fregiandosi del titolo di Capitano conferitogli dal coach Angelo Lorenzetti. La meritata fascia di Capitano gli farà compagnia agli Europei di Barcellona nel 1995 e ai Mondiali in Portorico: entrambe le esperienza si concluderanno sul secondo gradino del podio.
In questi anni vince altri due titoli con la Junior League e una Medaglia d’Argento ai Mondiali Juniores in Bahrein.
Nel 1996 fa il suo esordio con la prima squadra: partita Treviso-Ravenna. Max è già un piccolo grande campione che, partendo da zero, a distanza di soli quattro anni dalla famosa "lettera", è sulla bocca di tutti. Nel 1998 conquista il primo scudetto di Serie A.
Il 1998 è per Di Franco un anno ricco di emozioni e di buone prestazioni: disputa da titolare anche la Coppa Cev al posto di Gravina. La Sisley vince. Quell'anno lascia Treviso alla volta di Fano: Questa esperienza si conclude male, il Fano retrocede e Di Franco si infortuna: questo è un anno da archiviare.
Deluso ritorna nella sua Sicilia dove milita per due anni nell’Iveco Palermo.
Dopo Palermo Max rifà le valigie, destinazione: Parma. Squadra che dopo tanti anni riprende come sponsor “Maxicono”:quel nome da cui tutto partì, che per lui era sinonimo di sogno.
Di Franco firma un contratto biennale, ma dopo il primo anno la società fallisce. Max si trasferisce a Montichiari. La società lo riconferma anche per la stagione successiva come titolare assoluto.
E’ il 2003. Max è al top della forma, all’apice della carriera e temprato dall’esperienza dell’anno precedente dove ha rischiato di uscire dal”grande giro”. Sigla il suo anno migliore, laureandosi come Migliore Muro del Campionato Italiano.
Finita questa stagione da incorniciare, rientra in Sicilia in aereo: sul volo di linea incontra Julio Velasco, considerato da Max il più grande allenatore di tutti i tempi.Tanto che tra le numerose proposte arrivate delle squadre più prestigiose, opta senza esitare per Modena, la Juventus del volley, allenata proprio da Velasco ed ha, tra l’altro, l’onore di giocatore con il miglior palleggiatore del mondo: il brasiliano Riccardinho.
La sua carriera prosegue a Perugia, partecipando anche alla Champions League e lottando in prima linea per il titolo italiano… obiettivi che a inizio carriera Max vedeva come chimere.
I successi ottenuti lo hanno ripagato di tutto quello che aveva dato in termini di sacrifici e rinunce.
Dopo Perugia, arrivano per Max anni bui e difficili: il morale è basso, milita ora in piccole società, gli arrivano come stangate le retrocessioni in due stagioni di fila: prima Forlì e poi Pineto e stenta ad imporsi nel giro del grande volley.
Per la prima volta nella sua carriera bussano alla porta società di serie A2. La sua scelta cade su Genova.
L'anno successivo Max trasloca per l’undicesima volta nella sua carriera: si va ad Isernia dopo due anni di corteggiamento da parte della dirigenza molisana.
Di Franco ha sempre voglia di sognare, ambizioso quale è,
come ricorda il suo secondo allenatore di quando era ragazzino Nicola Gagliano:  "lo sport è palestra di vita e Max ne è l’esempio.Ha scelto di essere protagonista della sua vita, non si è fatto trascinare da pessimismo e pigrizia, ha preso in pugno la situazione e ha cambiato la sua vita.
Non ha mollato mai, anche nei momenti più difficili ha saputo rialzarsi e tenere duro: lui è stato ed è ancora il costruttore del suo destino perché ha semplicemente voluto realizzare il suo sogno di giocare a pallavolo”.


                                                           Fonti: Varie
                                         (Articolo autorizzato a scopo promozionale)