domenica 31 luglio 2011

Sleepsex: disturbo del sonno...

Tutti sanno che una persona può parlare, camminare e persino mangiare mentre dorme, ma pochi sanno che può fare anche sesso. 
Per la prima volta al mondo e’ stato registrato e documentato un caso di sleepsex spontaneo. Una donna piemontese di 61 anni si e’ masturbata per alcuni minuti durante un ricovero presso il Night Hospital del Centro di Medicina del Sonno dell’ospedale Molinette di Torino diretto da Alessandro Cicolin. Senza poi ricordare nulla. L’episodio viene descritto in uno studio appena pubblicato su ‘Sleep Medicine’, che ha per oggetto la prima registrazione di un evento parasonnico di tipo sleepsex spontaneo in un soggetto con associato un disturbo del comportamento nel sonno Rem.
Nel corso dell’esame e’ stato registrato un episodio di masturbazione della durata di alcuni minuti, durante il quale era presente un tracciato elettroencefalografico di sonno non-Rem di tipo profondo diffuso, associato ad attivita’ elettrica corticale piu’ rapida localizzata in alcune aree cerebrali. Al momento del risveglio, indotto dal personale, la paziente ricordava nulla. La fortuita registrazione dell’evento, spiegano i ricercatori in una nota, ha consentito da un lato di attribuire con certezza la genesi del disturbo al periodo di sonno non-Rem, dall’altro di confermare la condizione di funzionamento ‘dissociato’ di alcune aree cerebrali.  In pratica, alcune aree sarebbero in condizioni di veglia almeno parziale e altre in sonno profondo durante gli episodi parasonnici, un dato gia’ evidenziato in letteratura. Si tratta di un disturbo che e’ motivo di profondo disagio, personale e nei confronti del partner, che viene raramente riferito al medico. 
I ricercatori hanno setacciato, grazie a un’indagine computerizzata, la letteratura scientifica e i libri di testo alla ricerca di tutte le segnalazioni sull’attività sessuale durante il sonno e sul comportamento sessuale associato a disturbi del sonno. Hanno così compilato una lista «tecnica» delle diverse condizioni distinte in quattro gruppi. Il primo è quello delle parasonnie, gruppo in cui normalmente rientrano gli incubi notturni, il sonnambulismo, il bruxismo, cioè il digrignare i denti di notte, e la sindrome delle gambe senza riposo. Le parasonnie «sessuali» comprendono la masturbazione, i comportamenti sessuali aggressivi, l’accarezzare un’altra persona, i rapporti sessuali con o senza orgasmo. Naturalmente chi adotta questi comportamenti non ne è consapevole. E’ per questo che, in alcuni casi, questa patologia è stata anche sfruttata dagli avvocati per giustificare atti di violenza sessuale.  Nel secondo gruppo, che si può definire dei raptus sessuali, sono compresi il sexi-loquio, gli attacchi di libidine, l’eccitamento sessuale, l’orgasmo e anche i comportamenti sessuali aggressivi. Il terzo gruppo è quello delle situazioni che si manifestano nei momenti di passaggio fra veglia e sonno e viceversa e comprende disturbi come l’ipersonnia grave, l’insonnia cronica grave e la sindrome delle gambe senza riposo. In questo gruppo rientrano: stati di eccitazione sessuale, comportamenti sessuali devianti e compulsivi, aumento della libido, masturbazione e movimenti ritmici del bacino come durante l’atto sessuale. Da ultimo ci sono le condizioni cliniche particolari (è questo il gruppo dove vengono classificate la narcolessia, caratterizzata da un’improvvisa sonnolenza durante il giorno, o i disturbi psicotici legati al sonno) che comprendono le allucinazioni a contenuto sessuale, i tentativi di rivivere situazioni passate di abusi sessuali, comportamenti vari a sfondo sessuale e i rapporti sessuali.La comprensione di questi avvenimenti e dei disturbi del sonno spesso sono incomprensibili persino ai medici. Ma il più delle volte non vanno visti solo come fenomeni originali ma il più delle volte come conseguenze di profondi disagi emozionale e discordia in ambito familiare. Nel caso stretto di sleepsex inoltre può anche comportare conseguenze forensi, nel caso di coinvolgimento di persone non consenzienti.   
Suggerimento finale degli specialisti: chi pensa di avere problemi durante il sonno con o senza contenuti sessuali, è bene che ne parli al suo medico. 

                                                                                                                        (Fonti varie)

domenica 24 luglio 2011

Chi ha tanti nei invecchia dopo

Eva Mendes e Cindy Crawford ne hanno fatto un punto di forza. Per non parlare di quello sul labbro superiore di Marilyn Monroe. I nei possono rendere più belle, ma secondo una ricerca presentata alla Royal Society of Medicine 1 sono anche indice di buona salute e aiutano a sembrare più giovani. Gli studiosi del King’s College London 2 hanno esaminato 1.200 gemelle non identiche fra loro, fra i 18 e i 79 anni: quelle con oltre 100 nei disseminati sulla pelle avevano muscoli più tesi, cuore e occhi più sani e sembravano più giovani di almeno sette anni rispetto alle coetanee. Inoltre avevano ossa più forti del normale e di conseguenza un rischio dimezzato di sviluppare l’osteoporosi. Secondo i ricercatori inglesi, i fattori positivi legati alla presenza delle macchioline sulla pelle sono numerosi, anche se vanno protette per escludere eventuali rischi di melanomi maligni causati dall’esposizione al sole. La maggior parte delle persone ha una media di 30-40 nei su tutto il corpo, ma c’è chi arriva a 600. Partendo da qui, i ricercatori inglesi si sono messi a studiare la relazione tra la presenza di queste piccole macchie ed alcune caratteristiche fisiche. “C’eravamo accorti da tempo che i pazienti con molti nei hanno un aspetto più giovanile – spiega Veronique Bataille, la dermatologa a capo della ricerca – , hanno meno rughe e meno macchie sulla pelle”. Studiando il Dna delle persone con molti nei, il team di Bataille ha evidenziato la presenza di telomeri (la regione terminale del cromosoma) molto più lunghi. In genere, più è lungo il telomero, più è lento il declino. Sarebbe, dunque, questo fenomeno a regalare un aspetto più giovanile alle persone con molti nei. Per ora sembra escluso che il risultato del team del King’s College London possa dare il via a nuove sperimentazioni per combattere le tanto odiate rughe. Gli esperti escludono la nascita a breve di un elisir di eterna gioventù. “Il nostro Dna – ammette Bataille – è il risultato di milioni di anni di evoluzione, non credo che sia possibile produrre una crema che lo possa alterare”. Un altro studio sul Dna sull’invecchiamento precoce arriva invece dagli Usa. Un gruppo di ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute e dell’Harvard Medical School di Boston ha scoperto che nei topi l’uso della telomerasi, l’enzima deputato alla ricostruzione dei telomeri, è in grado di invertire il processo degenerativo legato all’età 3. Quando le cellule si dividono i telomeri tendono ad accorciarsi fino a causare, quando diventano troppo corti, l’impossibilità di ulteriori divisioni e la morte cellulare. Lo studio, pubblicato su Nature 4, rivela che questo processo può essere interrotto e invertito. Infatti la telomerasi protegge la lunghezza dei telomeri, mantenendo in vita più a lungo le singole cellule. Gli studiosi hanno privato un gruppo di topi dell’enzima e li hanno fatti invecchiare prematuramente. In seguito hanno riattivato il funzionamento dell’enzima anti-età constatando, dopo un mese, che ringiovanivano. 

                                                                                        (fonte repubblica)

giovedì 14 luglio 2011

Lavarsi fa ingrassare!

Ogni giorno leggiamo di nuove ricerche in campo medico per migliorare la salute dell’uomo. Uno dei temi più caldi è quello dell’obesità e la lotta per combattere questa piaga dei tempi moderni con una corretta e sana alimentazione. Si controllano calorie, metodi di cottura, si resiste alle tentazioni, magari avete ripreso anche a fare attività fisica! Ma se il vostro peso non ne vuole proprio sapere di scendere, il problema potrebbe non nascondersi nelle vostre cucina: è al vostro bagno che dovreste fare attenzione.Infatti secondo uno studio condotto dai ricercatori del Mount Sinai Medical Center di New York, i normali detergenti che usiamo ogni giorno per la nostra igiene personale potrebbero essere alla base dell'aumento di peso corpreo. pare, infatti, che conterrebbero delle sostanze, non nocive, gli ftalati che ritroviamo nel 70% dei prodotti utilizzati per l’ igiene personale come bagnischiuma e shampoo, che potrebbero  interferire con l’equilibrio degli ormoni e il sistema interno dell’organismo che controlla il peso corporeo: in un certo senso, mandano in tilt il sistema e il risultato è che noi aumentiamo di peso.
Secondo gli scienziati, l’epidemia di obesità che sta dilagando a macchia d’olio nel mondo occidentale, e che colpisce indistintamente bambini e adulti, potrebbe anche essere colpa dell’uso smodato di prodotti per l’igiene personale.
A confermare il sospetto sono stati i 330 campioni di urina raccolti da ragazze che vivono in un quartiere di New York. Dai risultati delle analisi, è emerso che proprio quelle più grasse e in sovrappeso avevano i più alti livelli di ftalati nelle urine. Sarà un caso? Secondo gli scienziati capeggiati dal professor Philip Landrigan, pediatra, no. E la colpa sarebbe degli ftalati e del BPA, o Bisfenolo-A che, solo recentemente, è stato bandito dall’utilizzo per alcuni prodotti quali i biberon per bambini.
Queste sostanze sono contenute nei cosmetici, profumi, lozioni, shampoo, giocattoli, lattine, tendaggi di plastica ecc., e il loro scopo è quello di migliorarne le qualità e la durata.
Sapere che queste sostanze possono interferire con certi processi dell’organismo può essere un modo per prevenire, almeno in parte, l’obesità. «Anche se queste sostanze giocano un piccolo ruolo nell'obesità , è una esposizione prevenibile», spiega Maida Galvez, coautrice dello studio.
Un buon modo per evitare questo genere di pericoli, è scegliere prodotti che, dichiaratamente, non utilizzano ftalati, o lavarsi di meno....:-)    

                                                                                                          (Fonti varie)

martedì 12 luglio 2011

La scarpa che cresce con te

Arriva la scarpa che cresce con il piede – Nata da un’idea del Calzaturificio Regoli, azienda artigianale della provincia di Grosseto, Magistep è la prima scarpa al mondo che si allunga per crescere assieme al piede del bambino che la indossa.
E’ infatti una scarpa pensata per i bambini dai 2 a 6 anni di età, che può allungarsi fino a tre numeri grazie ad una tecnologia brevettata: un meccanismo di spinta in nylon alloggiato all’interno della suola, sotto il tallone, permette alla scarpina di allungarsi per seguire la crescita del piede del bambino. Il plantare, anch’esso brevettato, è progettato per assecondare il corretto sviluppo del piede al fine di prevenire l’insorgere di difetti posturali.
Magistep è soprattutto amica dell’ambiente e delle famiglie: è realizzata con materiali naturali, anallergici e riciclabili al 100%, e grazie alla sua tecnologia aiuta a diminuire la produzione di rifiuti, cioè le scarpe non più utilizzabili perchè ormai troppo strette per il bambino.
Contribuisce inoltre al bilancio familiare, in quanto permette di ridurre il numero degli acquisti di scarpine e, conseguentemente, la spesa per le stesse.
Tutto grazie a materie prime e a una tecnologia brevettata interamente Made in Italy.
La tecnologia di Magistep è stata sviluppata con la consulenza di Aequocenter (Centro studi e ricerche sulla posturologia) e del professor Gazzabin dell’Università di Siena. Grazie al loro contributo, Magistep è a pieno titolo una scarpa preventiva, ovvero ergonomicamente progettata per sostenere e migliorare il passo e l’andatura del bimbo.

                                                                       (Fonti:www.natura360.it)

"Superpomodoro" antinvecchiamento presto sulle nostre tavole

E' ormai imminente l'arrivo sulle nostre tavole del "superpomodoro", un prodotto con caratteristiche anti invecchiamento, naturale ed ecologico. La presentazione ufficiale è programmata per domani a Roma nella sede della Coldiretti. 
Il superpomodoro è italiano al 100% ottenuto da una sperimentazione realizzata in ambito nazionale. All'inizio sarà venduto da cooperative, organizzazioni di produttori e consorzi agricoli che aderiscono al progetto per "Una filiera agricola tutta italiana", iniziativa promossa dalla Coldiretti.
Il Superpomodoro è frutto di studi approfonditi e verifiche incrociate che, dopo anni di sperimentazione, è sfociata nella produzione di pomodori italiani freschi, naturalmente ricchi di antiossidantie con un maggior quantitativo di licoprene, che è la sostanza fondamentale per combattere l'invecchiamento ed è utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, un additivo formato da carbonio ed idrogeno, utile contro i radicali liberi responsabili dell'invecchiamento.
Parliamo – sottolinea Coldiretti – di una varieta’ che non comprende organismi geneticamente modificati (Ogm), che presentauna concentrazione superiore del 50 per cento di licopene, una sostanza che svolge un’azione antiossidante superiore al betacarotene. Studi sempre più numerosi sull’argomento evidenziano che il licopene aiuta anche a prevenire alcuni tipi di tumore e di malattie cardiovascolari, inoltre ritarda l’invecchiamento delle cellule. Anche la World Foundation of Urology ha evidenziato l’importanza del licopene nel pomodoro per combattere anche tutte quelle malattie causate da stress-ossidativi e dalla formazione di radicali liberi.
Gli addetti ai lavori parlano di "una vera rivoluzione per il prodotto più rappresentativo dell'identità nazionale, componente alla base della dieta mediterranea".
Il superpomodoro è stato coltivato, per adesso, dalle aziende dell'Emilia Romagna e della Lombardia, per essere trasformato nelle strutture cooperative e nei consorzi al fine di ottenere polpe ad alta concentrazione di licoprene.

                                                                                            (Fonti varie)

lunedì 11 luglio 2011

Avere l'amante fa venire l'infarto!

Adulteri attenti: avere l'amante, specie se da lunga data, può avere uno sgradevole "effetto collaterale": aumenta il rischio di infarto. Lo rivela uno studio italiano pubblicato a giugno 2011 sull'International Journal of Andrology che, per la prima volta, mette in relazione la durata del rapporto clandestino con i rischi per la salute. Le scappatelle risultano meno dannose quando non c'è più sentimento nei confronti della moglie tradita, codice rosso invece per chi è infedele ad una donna che lo ama.
In estate aumentano le opportunità di vivere avventure fuori dal matrimonio che, da occasionali, possono trasformarsi in vere e proprie relazioni – spiega Mario Maggi, direttore della Sodc di medicina della sessualità e andrologia presso l`Aou Careggi di Firenze e coordinatore dello studio – ma pochi sanno che ci possono essere pericoli per la salute. La nostra ricerca ha dimostrato che il tradimento è un fattore di rischio indipendente di problemi cardiovascolari. Ed è più dannoso per chi mente a una partner cui è legato da un forte sentimento: il rischio triplica”.
Negli uomini fedeli sembra che il testosterone svolga un ruolo protettivo e favorente la salute sessuale - continua il professore - sempre che la coppia sia affiatata fisicamente e psicologicamente. Una vita sessuale insoddisfacente si associa invece ad un aumento delle patologie cardiache". E si tratta di una condizione comune a circa il 20% degli italiani, come risulta da una recente indagine di Doxapharma.

                                                                                                        (Fonti: www.giornalettismo.com)

Sigaretta elettronica: pro e contro

Chi ha lasciato la bionda per l’elettronica, pensando di essere uscito dal tunnel della dipendenza, dovrà ricredersi. Se ha smesso di fumare, il merito non è del dispositivo elettronico. Che, al contrario, «sabota le strategie messe in atto dall’Oms nella sua lotta contro il fumo». A lanciare l’allarme contro quella che definisce «una stupida e inutile moda» è proprio la stessa Organizzazione mondiale della sanità che, durante la Conferenza sul controllo del tabacco (Cclat), tenuta a Punta del Este, in Uruguay, smonta l’illusione e l’attendibilità della bionda elettronica. Motivazione? «Non c’è nessuna prova scientifica che aiuti a smettere di fumare». E pensare che le sigarette elettroniche erano state pubblicizzate come infallibile sistema indolore per dimenticare una volta per tutte il pacchetto vero; le farmacie ormai ne avevano pieni gli scaffali; persino la compagnia aerea della Ryanair le commercializzava durante il volo e molte persone le consideravano il rimedio per eccellenza. Tutto questo perché il fumatore non perde né l’abitudine di tenere la sigaretta in mano né quella di aspirarla. E così facendo dovrebbe dimenticarsi della nicotina vera, almeno in teoria. Adesso però queste false credenze svaniscono, a sentire l’Oms, categorica nel sostenere che: «Non è assolutamente provato che aiutino a smettere - ha detto Eduardo Bianco, direttore regionale dell’Alleanza per la Convenzione-quadro anti-tabacco dell’Oms - anzi c’è chi le usa perché in alcuni Paesi sono permesse anche dove il fumo è vietato». La sigaretta elettronica non è altro che un mini aerosol metallico a forma di sigaretta che sprigiona vapori aromatizzati che garantiscono l’illusione di fumare. E questi aromi darebbero l’illusione di non recare danno alla salute del fumatore. Ma anche su questo punto, l’Oms è stato chiaro: «Certi ingredienti sono nocivi e c’è la necessità di regolarizzare l’impiego delle sostanze aromatiche contenute nella sigaretta perché, in alcuni casi, possono essere più pericolose del tabacco». Insomma, una drastica messa al bando dell’uso di additivi e di profumi contenuti nelle sigarette al fine di renderle più piacevoli. Il dibattito sulla reale efficacia della sigaretta elettronica già da tempo aveva coinvolto gli operatori del settore a livello internazionale: da un lato i sostenitori dell’assenza di controindicazioni, dall’altro gli scettici. Già nel 2008, la stessa Oms sottolineava che fosse necessario condurre opportune verifiche. E fino a oggi, sfruttando forse questo limbo di incertezza, alcune aziende produttrici di sigarette elettroniche, critiche nei confronti della conferenza, avevano anche posto il logo dell’Oms sulle confezioni. Ma adesso, la stessa Oms ha sciolto il dubbio. In cinque giorni di lavori, la conferenza ha affrontato altri temi collegati al fumo, come la necessità che la lotta contro il tabagismo abbia più spazio sui media. Ed è stato presentato un rapporto sui decessi causati dal fumo nei soli cinque giorni del convegno: 60mila persone morte. I 171 Paesi firmatari dell’accordo hanno anche concordato di stanziare maggiore fondi per campagne per disincentivare il fumo tra i giovani. E su questo punto, il governo britannico si è già messo all’opera e sta valutando se imporre alle multinazionali del tabacco di vendere le sigarette in confezioni amorfe e senza colori scintillanti. Chissà se sarà sufficiente a evitare il contatto tra i ragazzi e la bionda… 

                                                                                 (Fonti: www.ilgiornale.it )

A tutta birra....

Da tempo gli scienziati sapevano che qualche bicchiere di vino rosso contribuisce a prevenire alcune delle più diffuse patologie cardiache.
Da uno studio condotto in Olanda dal dottor Henk Hendriks e la sua equipe dell'Istituto di Nutrizione e Ricerca sul Cibo è emerso che anche la birra, consumata con moderazione, può portare alcuni benefici in tema di prevenzione di problemi cardiaci. Sono ormai noti i benefici di un consumo moderato di birra in un regime dietetico sano ed equilibrato. Questa bevanda, infatti è un alimento benefico per la salute, riducendo del 24,7% il rischio di malattie coronariche e del 17% gli incidenti cardiovascolari. Contro il rischio degli infarti, dunque, un consumo moderato di birra è una valida misura preventiva alla stregua del controllo del peso e dell'esercizio fisico. La bevanda ricavata dal luppolo è infatti ricca di vitamina B6, in grado di prevenire nel corpo umano l'aumento di un particolare tipo di aminoacidi chiamato 'omocistrina', che si ritiene possa provocare un incremento del rischio di attacchi di cuore.
La ricerca olandese, pubblicata su Lancet, è stata condotta su un campione di 111 soggetti sani che, a cena, hanno bevuto per tre settimane birra, vino rosso o superalcolici e acqua. I ricercatori hanno scoperto che i livelli di omocistrina non aumentavano dopo il consumo di birra mentre crescevano quando i soggetti assumevano vino o superalcolici.
Inoltre, in coloro che avevano bevuto birra è stato possibile registrare un aumento del 30 % del livello di vitamina B6 nel sangue. "Un moderato consumo di alcol - ha detto il dott. Hendriks alla Bbc radio- può avere effetti salutari sul corpo umano, e uno di questi è un significativo aumento del colesterolo Hdl, colesterolo "buono" ".
È stato calcolato che un solo bicchiere da 0,25 cl. di birra al giorno (circa 10 gr. di alcol) aumenta il livello del colesterolo 'buono' nel sangue del 4%; mentre 3 bicchieri di birra al giorno riducono il rischio di incidenti cardiovascolari del 17%: segno che la birra, insieme ad uno stile di vita sano, anche abbinata ad altre misure preventive come il controllo del peso, l'assunzione di antiossidanti e l'esercizio fisico, contribuisce al benessere in modo significativo.
Leggendo questi dati si nota che in quei paesi dove si consuma maggiormente la birra, si pensi ad esempio alla Germania, il valore preventivo di questa bevanda alcolica contro patologie quali l'infarto è ormai condiviso. Un'indagine in proposito, condotta dal prof. Hans Hoffmeister della Freie Universität di Berlino, dimostra che se in Europa i bevitori di birra perdessero improvvisamente quest'abitudine, utile peraltro a bilanciare una dieta troppo ricca di grassi, si registrerebbe un incremento delle malattie cardiovascolari, con una riduzione dell'aspettativa di vita di circa due anni ed una flessione non indifferente della sua qualità in senso generale. 
Anche contro l'osteoporosi la birra si rivela un ottimo preventivo: il luppolo, infatti, contiene principi attivi che prevengono il rilascio del calcio dalle ossa.
Chi beve birra, infine, è più protetto dall'Helicobater pylori, organismo responsabile dell'ulcera gastrica e fattore di rischio per il cancro allo stomaco. Importante, però, per giungere all'esatta valutazione del potere protettivo dell'alcol, e quindi della birra, tenere in considerazione altri importanti fattori variabili, i cosiddetti 'confounders', che, se ignorati, possono alterare i risultati della ricerca. Tra essi: lo stile di vita, la dieta alimentare seguita, le malattie pregresse.
La birra vanta, inoltre, un alto contenuto di vitamine B, di folati e di agenti antiossidanti, portati sia dal malto che dal luppolo. Addirittura, come prova lo studio Bioavailability of ferulic acid from beer, la quantità di antiossidanti presenti nella birra è il doppio di quella rilevata nel vino bianco. Inoltre, gli agenti antiossidanti della birra - al contrario di quelli presenti in maniera più massiccia nel vino rosso - sono piccole molecole immediatamente disponibili per l'organismo, oltre che potenziali alleati nella lotta contro alcune forme tumorali tra cui anche il cancro al seno e alla tiroide.
Dal punto di vista calorico, è utile ricordare che la birra non ingrassa, ma anzi contiene addirittura meno calorie di altre bevande non alcoliche. Qualche esempio: 250 ml di birra contengono 103 Kcal contro le 120 di un'uguale porzione di succo di mela, le 134 del latte e le 250 di uno yogurt alla frutta. Per non ingrassare, sì ad un moderato consumo di birra durante i pasti, nel contesto di una dieta bilanciata.
L'importante è non cedere agli eccessi: il che significa al massimo 2 o 3 bicchieri di birra al giorno da 0,25 cl l'uno in questo modo si rimane all'interno della dose consigliata dai medici (che è appunto, al massimo di 3 drink al giorno). 

                                                                                            (Fonti varie)

domenica 10 luglio 2011

16 regole contro il Cancro

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro ha sintetizzato in un volume, che si conclude con delle semplici regole, come ci si può difendere dal cancro. Il lavoro è frutto della revisione di tutti gli studi scientifici mondiali che prendono in esame il rapporto fra alimentazione stile di vita e tumori.
 
  1. Mantenersi snelli per tutta la vita. Chi è in forte sovrappeso ha più probabilità di ammalarsi di tumore, specialmente quello al colon, al seno, all'endometrio, al rene e all'esofago.
     2. Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni. Una camminata veloce di almeno mezz’ora al giorno è l’ideale per cominciare a tenersi in forma; una volta allenati passare ad una camminata di un’ora. In generale, attenzione alla sedentarietà derivante dal guardare la televisione. Preferire le scale all’ascensore, spostarsi anche a piedi o in bicicletta anziché solo in auto  

     3. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Ovvero mangiare solo raramente e se proprio indispensabile i cibi raffinati, precotti, preconfezionati, ricchi di grassi. Evitare del tutto le bibite gassate e zuccherate, troppo ricche di calorie. 

     4. Consumare prevalentemente vegetali, regolarmente i cereali integrali (pane, pasta, riso, ecc) e i legumi, fonti preziose di fibre (nel caso del pane, attenzione che sia integrale "vero", cioè ottenuto da farina integrale e non da farina bianca alla quale viene poi aggiunta la crusca). Frutta e verdura sono indispensabili e devono essere sempre diverse. Resta valida l’indicazione di consumare almeno cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura. Le porzioni di patate vanno conteggiate in più, in quanto amidacee. 

     5. Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate. Carni bovine, suine e ovine sono da evitare. Il consumo “tollerato” è di massimo 500 grammi la settimana. Le carni lavorate, in scatola, affumicate, i salumi sono da eliminare dalla dieta.  

     6. Limitare il consumo di bevande alcoliche. Non più di 1 bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, riservati ai pasti. Bambini e donne in gravidanza non devono vonsumare bevande alcoliche.  

     7. Limitare il sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi sotto sale.  

     8. Gli integratori alimentari non servono nella prevenzione del cancro. Meglio una dieta variata e ricca di tutti i nutrienti essenziali.

     9. Allattare i bambini al seno per almeno sei mesi. Aiuta a prevenire il cancro al seno.
  
   10. Evita l'eccessiva esposizione al sole. è particolarmente importante proteggere i più giovani (bambini e adolescenti). Se tendi a scottarti al sole, devi usare sempre creme protettive quando ti espone.Il melanoma e molti altri tipi di tumore della pelle sono più frequenti tra chi si espone al sole senza protezione.   

    11. Non fumare. Se fumi smetti. Se non ci riesci non fumare in presenza di non fumatori.Il 25-30% di tutti i tumori è dovuto al fumo. Le sigarette non aumentano solo il rischio di cancro ai polmoni, ma causano tumori dell'esofago, della laringe, del cavo orale, del rene, dello stomaco, della cervice, del naso e aumentano il rischio di leucemia mieloide. La statistica ci dice che le probabilità di ammalarsi calano rapidamente non appena si smette di fumare.
     
    12. Se sei una donna e hai più di 25 anni devi sottoporti con regolarità al PAP test.L'efficacia della diagnosi precoce del tumore della cervice uterina attraverso il PAP test è ampiamente dimostrata. 

     13. Se sei una donna con più di 50 anni devi sottoporti regolarmente alla mammografia.(l'Associazione italiana di oncologia medica, consiglia l'esame già a partire dai 40 anni).
La mammografia permette di individuare un tumore al seno quando è ancora in fase molto precoce. Ciò permette di intervenire precocemente e ridurre notevolmente la mortalità per questo tipo di malattia. l'Associazione italiana di oncologia medica, consiglia l'esame già a partire dai 40 anni. 

     14. Se hai più di 50 anni devi sottoporti regolarmente allo screening per il tumore del colon-retto.Molti tipi di tumori del colon-retto sono preceduti dalla comparsa di polipi adenomatosi, un tipo di lesioni non maligne. Scoprire tempestivamente i polipi permette di salvare molte vite.

     15. Segui rigorosamente le norme che regolano l'esposizione lavorativa o ambientale a note sostanze cancerogene (comprese le radiazioni ionizzanti).
Le concentrazioni di sostanze cancerogene in alcuni ambienti lavorativi sono molto più alte della norma. Finora sono 29 le sostanze chimiche presenti in ambienti lavorativi classificati come cancerogeni per l'uomo. Su altre 35 sostanze ci sono forti sospetti. 
 
       16. Partecipa ai programmi di vaccinazione contro il virus dell'epatite B.Ogni anno nell'Unione Europea ci sono 30000 nuovi casi di tumore del fegato. Il 70% di questi è causato da infezioni croniche da virus dell'epatite B e C.
 
 
Rivolgiti a un medico non appena scopri un nodulo, una ferita che non guarisce (anche nella bocca), un neo che cambia forma, dimensione o colore, un sanguinamento anomalo. Fa lo stesso quando si manifestano improvvisamente sintomi persistenti come tosse, raucedine, bruciore di stomaco e difficoltà a ingoiare, perdita di peso, cambiamenti delle abitudini urinarie e intestinali.L'apparizione di uno di questi sintomi non dà affatto la certezza che si è sviluppato un tumore. Si tratta di condizioni presenti in tante altre malattie molto meno gravi. Non bisogna però mai trascurare questi indizi e rivolgersi subito al medico; perché prima si individua un tumore, più facile è guarire completamente. 
Queste raccomandazioni valgono anche per chi è già stato ammalato di cancro, per prevenire eventuali recidive. 

Per maggiori informazioni www.airc.it

                                                                                                                        (Fonti varie)

giovedì 7 luglio 2011

Allarme afa: i consigli per affrontare la calura estiva

Ormai ci siamo, l'estate è ufficialmente è entrata nel pieno, e con se ha portato l'afa che ogni anno fa soffrire milioni di persone in tutta Italia. C'è chi si è attrezzato, a casa, con ventilatori e climatizzatori, che ahimè, quest'ultimi, tanto bene alla salute non fanno, specie per chi soffre di dolori osteoarticolari.
Temperature al di sopra della media stagionale, caldo africano, afa e umidità. La tremenda ‘cappa' che crea l'effetto serra nelle città non è da sottovalutare.
Le ondate di calore non colpiscono la popolazione in maniera omogenea alcuni, infatti, risultano essere maggiormente vulnerabili per ragioni riconducibili a particolari condizioni personali, sociali e di salute: le persone anziane; i malati cronici e, in particolare, i malati di malattie croniche polmonari e cardiovascolari (ipertesi, cardiopatici), diabete, malattie neurologiche come il morbo di Parkinson e le demenze; le persone non autosufficienti; le persone che assumono regolarmente farmaci; i neonati e i bambini piccoli;  la persona, anche giovane, che fa esercizio fisico o svolge un lavoro intenso all’aria aperta può disidratarsi più facilmente degli altri.
Il medico di famiglia è la prima persona da consultare, perché è certamente colui che conosce meglio le condizioni di salute, le malattie preesistenti, la posologia e il tipo di farmaci assunti dai suoi assistiti. 
Ecco ora i consigli per affrontare la bella stagione:

1) Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata (dalle 11 alle 18).
In questa fascia oraria è sconsigliato l'accesso alle aree particolarmente trafficate, ma anche ai parchi e alle aree verdi, per i bambini molti piccoli, gli anziani, le persone non autosufficienti o convalescenti.

2) Indossare un abbigliamento leggero e comodo
Sia in casa che all'aperto, indossare indumenti leggeri, non aderenti, di cotone o lino.
Fuori di casa, è anche utile proteggersi con un cappello leggero di colore chiaro e occhiali da sole.

3) Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina
Non lasciare mai persone o animali nella macchina parcheggiata al sole.
Se si entra in un'autovettura che è rimasta parcheggiata al sole, per prima cosa aprire gli sportelli per ventilare l'abitacolo e poi, iniziare il viaggio con i finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione dell'auto.

4) Rinfrescare l'ambiente domestico e di lavoro
I principali strumenti per il controllo della temperatura sono le schermature, l'isolamento termico e il condizionamento dell'aria. Aprire le finestre al mattino presto, la sera tardi e durante la notte è un accorgimento utile per mantenere l'ambiente domestico più fresco.

5) Climatizzatori, occorre utilizzare alcune precauzioni
Si raccomanda di evitare di regolare la temperatura a valori troppo bassi rispetto alla temperatura esterna: la temperatura ideale nell'ambiente domestico per il benessere fisiologico è di 24-26°C.

6) Bere molti liquidi, mangiare molta frutta e verdura, non bere alcolici
Bere almeno 2 litri di acqua al giorno e mangiare molta frutta fresca, come agrumi, fragole, meloni (che contengono fino al 90% di acqua) e verdure colorate, ricche di sostanze antiossidanti (peperoni, pomodori, carote, lattughe), che proteggono dai danni correlati all'ozono.

7) Fare pasti leggeri e porre attenzione alla conservazione domestica degli alimenti
Evitare i pasti pesanti e abbondanti, preferendo quattro, cinque piccoli pasti durante la giornata, ricchi soprattutto di verdura e frutta fresca.

8) Conservare correttamente i farmaci
In condizioni di temperature ambientali elevate, particolare attenzione deve essere posta alla corretta conservazione domestica dei farmaci.

9) Prestare attenzione ai soggetti a rischio
In caso di temperatura elevata, prestare attenzione a parenti o vicini di casa anziani che possono avere bisogno di aiuto, soprattutto se vivono soli, e segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitano di un intervento.


                                                                                      (Fonti varie)

mercoledì 6 luglio 2011

La prima volta? Meglio in estate!

Se la 'prima volta' arriva d'estate per più di un giovane italiano su due, a settembre ne consegue un picco di un +30% delle visite ginecologiche, rispetto ai mesi pre-estivi. La Sigo, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia traccia lo scenario dei comportameni sessali dei più giovani, basandosi sui risultati di un sondaggio su 1.131 ragazzi (maschi e femmine) delle scuole superiori.
Sono due dati che confermano concretamente che d'estate "la sessualità esplode". Forse anche per chè è anche la stagione in cui "si consumano più alcol e droghe, fortissimi indicatori di rischio per rapporti non protetti".
Al momento dell'intervista, il 93% dei ragazzi ha dichiarato di avere già avuto un rapporto sessuale e solo il 18% aveva fatto un corso di educazione sessuale a scuola. Con l'approssimarsi dell'estate il 64% degli intervistati si é detto certo che avrà almeno un rapporto occasionale. E insieme al sesso, nei mesi caldi vanno forte anche alcol e droghe: il 46% ha dichiarato che l'estate è il periodo in cui se ne consumano di più. "Il tutto è aggravato dalla giovane età in cui si arriva a consumare il primo rapporto sessuale - afferma Alessandra Graziottin, direttore della Ginecologia e Sessuologia Medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano - il 32% inizia l'attività sessuale prima dei 15 anni". 

                                                                                                                 (Fonte: www.leggo.it)

Creme solari: quale scegliere?

Ci siamo! finalmente l’estate è arrivata! che si vada al mare oppure in montagna o anche ci tocchi accontentarci del nostro terrazzino, l’imperativo è uno solo: Abbronzarsi! È innegabile che una bella abbronzatura doni a tutte noi un tocco di colore, uniformità della pelle e benessere. Con l’abbronzatura di nascondono le piccole imperfezioni e le prime rughe. Godiamoci quindi la stagione più bella e approfittiamo del sole e dell’aria aperta!
Si sa, l'estate è un periodo d'oro per le aziende che vendono prodotti solari: dalla pubblicità in Tv e sui giornali, alle vetrine di farmacie e profumerie, fino agli scaffali di erboristerie e supermercati, è tutta un'esplosione di gialli, blu, arancioni e rossi, i colori più gettonati per le creme solari. Un mercato dalle cifre enormi e in continuo aumento, visto che una tintarella invidiabile è il pensiero fisso degli italiani in questo periodo dell'anno!
Con gli anni, gli italiani sono diventati sempre più informati ed esigenti e ognuno sa benissimo quali sono le abitudini giuste da adottare quando si va in spiaggia e qual è la crema più adatta al colore della sua pelle, perché tutti vogliono essere abbronzati, ma nessuno vuole passare per le sofferenze delle scottature! 
Il fattore di protezione 15 delle creme solari, secondo il National Institute for Health and Clinical Excellence, rischiano di non garantire uno "scudo" efficace contro il tumore della pelle provocato dall'esposizione "selvaggia" ai raggi ultravioletti. Meglio un prodotto che abbia almeno un Spf 30. Il problema principale degli schermi medi come il 15 infatti, secondo il Nice, è che moltissime persone non ne spalmano quantità sufficienti: raramente vengono applicati 2 milligrammi per centimetro quadrato di pelle. La maggior parte degli utilizzatori, infatti, si limita a 0,4-1,5 mg/cm2. In questo modo ci si assicura, in media, la metà della protezione indicata sulle confezioni dei vari prodotti. Sulla base di questi dati, quindi, viene consigliato di optare per protezioni più alte come la 30: anche se l'applicazione è più scarsa, così viene garantito uno 'scudò più efficace.
                                                                                                                      (Fonti varie)

Il segreto per vivere a lungo

gli-elisir-di-lunga-vita Le carote, l'abilità di saper suonare uno strumento, un buon bicchiere di vino, avere un matrimonio felice. Questi e tanti altri gli elisir di lunga vita 'stanatì dalla scienza solo negli ultimi anni, con ricerche ad hoc per individuare alimenti, abitudini o stili di vita potenzialmente in grado di moltiplicare le candeline sulla torta. Un tema caro a tutti, e sul quale ironizzò un anno fa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sostenendo di andarne a caccia da sempre con l'obiettivo di governare più a lungo il Paese. L'Adnkronos Salute ha tentato di rimettere insieme qualche tassello, passando in rassegna le principali ricerche scientifiche sull'argomento. Tra gli ultimi segreti indicati dagli studiosi per assicurarsi una lunga vita, i ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta hanno annoverato le carote. Grazie alla presenza di alfa-carotene, questo ortaggio sarebbe in grado di ridurre i rischi di passare a 'miglior vità. Fra i più noti elisir di longevità figura naturalmente lo sport. Molteplici le ricerche che in questi anni hanno dimostrato che fare attività fisica allunga la vita. Tra i tanti uno studio di ricercatori di Madrid e Stoccolma: gli scienziati hanno mostrato, prove alla mano, che dandosi da fare in palestra o all'aria aperta si allontanano le malattie croniche come diabete e ipertensione, finendo per vivere più a lungo. Gli atleti e gli ex atleti, infatti, godono di una salute fisica migliore rispetto a chi non pratica o non ha mai praticato sport.

A tavola sono tanti i potenziali alleati per aspirare a una vita lunga e in salute. Tra questi le arance: sono ricche di vitamina C e altri antiossidanti, sostanze fondamentali per mantenere ossa e vasi sanguigni in forma. Più di recente si è inoltre valutata la capacità di questi agrumi di prevenire alcune forme tumorali e alcune gravi patologie a carico dall'apparato cardiovascolare. Una funzione protettiva che sarebbe associata all'alto contenuto di flavonoidi. Si rincorrono poi da sempre le ricerche che hanno incoronato il pesce come vero e proprio elisir di lunga vita. Si tratta di uno 'scudò anti-tumorale, alleato anche di cuore e arterie. Il merito, assicurano i ricercatori, va tutto all'alto contenuto dei preziosi acidi grassi omega-3. Altro protagonista indiscusso del campo di studi che va a caccia dei segreti della longevità, il vino rosso. Tante le prove che ne mostrano le potenzialità. Tra questi, ad esempio, la ricerca dell'Università del Wisconsin a Madison, negli Stati Uniti, che ha riscontrato come il resveratrolo, prezioso composto contenuto nel 'nettare degli Deì, interviene sui processi di invecchiamento rallentando la degenerazione dei tessuti, con una particolare protezione nei confronti del cuore. Tanto che bere mezzo bicchiere di rosso al dì, hanno stimato i ricercatori della olandese Wageningen University, regala circa 5 anni di vita in più. La presenza del resveratrolo nell'uva, nel melograno e in altri vegetali, è valsa l'ambito titolo di elisir di lunga vita anche a questi alimenti.

Rimedi a tavola, ma non solo. Per assicurarsi una vita da Matusalemme, vale la pena convolare a nozze. Un'editoriale pubblicato sul 'British Medical Journal' nel gennaio scorso, infatti, incorona il matrimonio come vero e proprio elisir di lunga vita. Chi decide di infilare la fede al dito vive di più, assicurano David e John Gallacher dell'università di Cardiff, e mentre per lui lievitano i benefici fisici, lei vede migliorare la propria salute mentale. A patto, naturalmente, che la relazione sia solida e felice. Ma non è solo la vita a due ad allungare gli anni di vita. Chi è ottimista e riesce a godersi la vita, mostra un meta-analisi condotta su 160 studi scientifici, ha una salute migliore e di solito campa di più. Esiste una relazione, spiegano i ricercatori dell'Università canadese Mc Master, tra un atteggiamento mentale positivo e un migliore stato di salute, con positive ripercussioni per una maggiore longevità. Del resto la solitudine accorcia la vita, mentre l'affetto degli amici e dei parenti stretti è un alleato della giovinezza, che permette di vivere in salute e più a lungo. Anche se non era forse necessaria una ricerca per dimostrarlo, Julianne Holt-Lunstad e i colleghi della Brigham Young University hanno voluto dare valore scientifico alla tesi, analizzando i risultati di 148 studi realizzati in passato per un totale di 300 mila persone.


Anche saper suonare uno strumento giova alla causa degli aspiranti Matusalemme. Uno studio della Northwestern University pubblicato sulla rivista 'Plose Onè, infatti, mostra che saper strimpellare mantiene giovane il cervello, a dispetto del trascorrere delle stagioni. A sorpresa, anche Facebook figura tra i segreti per una vita lunga e in salute, per lo meno quando sono gli over 65 a sciegliere il più gettonato tra i social network. Uno studio tutto italiano ha infatti dimostrato che collegarsi quotidianamente a Facebook per un'ora ha un effetto benefico sulla memoria, la conserva attiva perchè stimolata, e migliora l'umore dei navigatori della Rete dalle tempie grigie. A volte il segreto per vivere a lungo è proprio dietro l'angolo. Assumere piccole ma regolari quantità di litio, un oligoelemento che si trova nell'acqua corrente e in alcuni alimenti, ad esempio, può notevolmente favorire la longevità. È il risultato di uno studio degli scienziati della Friedrich Schiller University di Jena (Germania), pubblicato sull«European Journal of Nutrition', secondo cui, dunque, la fonte della giovinezza sarebbe presente in tutte le case: per attingerne basterebbe aprire il rubinetto.Per vivere più a lungo, meglio poi bandire la pigrizia e mettersi a studiare. Sudare alla scrivania per anni, tra testi di greco o biologia, è un'elisir di longevità 'in rosà. Le donne più colte e istruite, infatti, vivono più a lungo delle altre e influiscono anche sulla longevità dei loro partner. Lo suggerisce una ricerca svedese, pubblicata su 'Epidemiology and Community Healthcarè. L'antico adagio 'non è mai troppo tardì sembra invece adattarsi alla perfezione allo studio della statunitense Brigham and Women's Hospital di Boston, che mostra come uno stile di vita sano, anche se adottato quando si sono già spente le 70 candeline, può costituire la chiave di volta per aggiungerne altre 20 sulla torta. Per tagliare il traguardo degli ambiti 90, in altre parole, darsi da fare con l'attività fisica, mangiar sano e buttare il pacchetto di sigarette nel cestino, ad esempio, diventano fattori determinanti, in barba anche a quel che è scritto nei geni. Secondo i ricercatori statunitensi, infatti, se la genetica conta per un buon 30% sul fronte longevità, uno stile di vita sano la fa da padrone e vale più di tutto il resto. Un ruolo determinante, in tal senso, è giocato da quel che portiamo sulle nostre tavole. Un amico della salute che dà sapore a ogni pietanza è senza alcun dubbio l'olio d'oliva, incoronato da centinaia di studi che ne hanno mostrato le proprietà salutari: miniera di antiossidanti e 'scudò per le arterie.

Anche il latte ha avuto i suoi riconoscimenti. Non è solo un toccasana per la crescita dei bambini e per ossa a prova di frattura. Uno studio delle università di Reading e Cardiff (Gb) dimostra che è un preziosissimo alleato della salute, anch'esso vero e proprio elisir di lunga vita. I numeri della ricerca: berne ogni giorno qualche sorso riduce di un quinto il rischio di morire stroncati da un infarto o da un ictus. E non è tutto. Più in generale, il latte taglia del 15-20% la possibilità di morire per malattia. Mangiar sano, dunque, ma anche mangiar poco. Una sforbiciata alle calorie consente infatti di vivere più a lungo e rallentare il temuto invecchiamento. La 'curà, senz'altro invisa ai golosi, potrebbe rivelarsi un vera e propria terapia di longevità. Sulle scimmie, per lo meno, il rimedio sembra funzionare. Nello studio condotto dal Wisconsin National Primate Research Center e durato 20 anni, i primati a stecchetto sono vissuti il 20% in più con una riduzione delle calorie del 30%. Che, tradotto per noi uomini, equivarrebbe più o meno a 6 anni di vita guadagnati. Ma la ricerca, pubblicata sulla rivista 'Sciencè, fa suo un imperativo: tagliare sì, ma mantenendo una dieta controllata ed equilibrata, ricca di tutte le proprietà nutritive indispensabili all'organismo. Prima tra tutte la dieta mediterranea, che non a caso si è guadagnata il titolo di patrimonio dell'umanità salvaguardato dall'Unesco, esattamente come i sassi di Matera, la laguna di Venezia o L'ultima cena di Leonardo Da Vinci. Un patrimonio da portare a tavola per tutelare la salute, allungare gli anni di vita e dilettare il palato.


                                                                                                       (Fonte: www.leggo.it)

martedì 5 luglio 2011

L'uomo barbuto è sexy nel 2011!

Cari uomini, buone notizie dallo showbiz: il rasoio non va più di moda! I divi del cinema e della TV, le rockstar, i giovani emergenti e i sex-symbol ormai “anta” sono tutti pazzi per la barba!
E, stando a quanto rivela un recente sondaggio condotto in Australia, anche il 60% delle donne dichiara di preferire l’uomo barbuto ai visini glabri.
Da sempre considerata simbolo di maturità, ma anche di virilità, la barba ricopre le guance dei più belli dello spettacolo. E ce n’è davvero per tutti i gusti (o meglio, per tutti i visi)! Non vi resta che abbandonare schiuma da barba, lametta o rasoio e scegliere lo stile che fa per voi, prendendo spunto dai “tagli” degli uomini più amati dalle donne.
C’è quella cortissima, senza baffi, per uno stile poco formale  e da “bravo ragazzo”, un moderno gentleman dai tratti teneri e delicati. Come Jude Law.


C’è quella un tantino più lunga, sul mezzo centimetro, ispida e con baffi appena accennati, che sa di “macho”. Nonostante sia ben curata, dona al viso quel non so che di trasandato che regala anche al più anonimo degli uomini un tenebroso irreistibile. Come Justin Timberlake.

C’è la barba lunga, che dona un aspetto rassicurante e “paterno”. Come la portava fino a qualche tempo fa Brad Pitt, anche se spesso, complice un cappellino di lana ed un abbigliamento poco curato, gli donava pure un’aria da “dannato”. In realtà il fascinoso compagno della bellissima Angelina Jolie, che spsso ha sfoggiato anche un pizzetto ordinatissimo, ci ha dato un taglio! Esigenze di copione o look troppo inflazionato? A voi la risposta…

Ma il divo di Hollywood che ci piace di più, con la sua barba “sale e pepe”,  è senza ombra di dubbio George Clooney.

                                                                                                  (Fonte: www.modauomo.net)
 

Junk food: i 10 cibi da evitare!

I "cibi spazzatura" o Junk Food,  sono prodotti di bassa qualità, ricchi di conservanti, coloranti e sostanze chimiche: merendine, snack, cibo da fast food, bibite gassate, caramelle e dolciastri vari. Spesso il loro smercio passa per grosse multinazionali e, come visto recentemente, per diventare ancora più appetibili si avvalgono di astute strategie di marketing e comunicazione. Insomma, cibo spazzatura che viene ingerito troppo spesso senza minimamente pensare e ragionare come e quanto possa fare male alla nostra salute e a quella dei bambini, i più attratti da questi prodotti.
Ecco, allora, una singolare classifica (dal meno al più nocivo) di alimenti appartenenti a questa nefasta categoria. Così, d’ora in poi, quando deciderete di farvi male, saprete a cosa state andando incontro.

10° posto =Gelato Confezionato

In ultima posizione troviamo un alimento che è, nel vero senso della parola, sulla bocca di tutti. A chi è che non piace! Spesso, però, nei prodotti confezionati al suo interno si possono trovare grassi transgenici, coloranti, sapori artificiali e moltissime neurotossine che sono note sostanze chimiche dannose per il nostro sistema nervoso. Assicuratevi di comprare gelato solo, realmente, fatto in casa o in modo artigianale.

9° posto =Pop Corn

Un recente studio americano commissionato dal Center for Science in the Public Interest rivela come l'apparente innocuo snack da poltrono sia molto più dannoso di un pranzo al fast food, soprattutto se associato ad una bibita gassata. Questo per via delle tante calorie e della grande quantità di grassi saturi che viene fornita dai pop corn in particolar modo quelli cucinati con il burro, un quantitativo stimato pari a quello che un adulto dovrebbe assumere in tre giorni. Seri diventano quindi i danni per le arterie. Va detto, per correttezza, che tale ricerca è stata condotta negli Stati Uniti dove sia le porzioni che i metodi di preparazione sono rinomatamente più "abbondanti" e con un maggiore quantitativo di grassi rispetto ai chicchi di mais soffiato nostrano. Non va sottovalutato poi il rischio di imbattersi in mais geneticamente modificato (vietato in Italia, ma permesso in altri paesi europei).

8° posto = Pizza Surgelata

Fortunatamente in Italia ci sono ancora tanti forni che fanno questo alimento in maniera corretta e non nociva. Occhio, però, alle pizze surgelate. Se siete consoni a questa abitudine, il consiglio è quello di annullarlo. La farina bianca commerciale è, infatti, veramente dannosa. Equiparabile allo zucchero, può portavi a far ingrassare velocemente: occhio! Meglio tornare alle sane abitudini e prepararvi da voi l'impasto per una fragrante e buonissima Margherita fatta con ingredienti tutti naturali.

7° posto =Patatine fritte

Oltre al fatto che contengono, elevate quantità di grassi e che molto spesso vengono cucinate in olii strautilizzati, le patatine fritte sono anche portatrici di uno dei più potenti agenti cancerogeni: l’acrilamide. A questo nome, infatti, corrisponde una sostanza molto tossica che si forma durante il processo di cottura, a temperature elevate, degli alimenti ricchi di carboidrati, come appunto le patate.


6° posto = Patatine in busta

Hanno gli stessi benefici di quelle fritte (ovvero nessuno!), ma si differenziano in quanto l’acrilamide presente è in percentuale nettamente maggiore.

5° posto = Salumi e Insaccati

Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Circulation, il consumo quotidiano di salumi, come la pancetta, può aumentare il rischio di malattie cardiache del 42% e il diabete del 19%. Oltretutto, uno studio condotto presso la Columbia University sulle abitudini legate alla prima colazione degni americani ha, addirittura, affermato che mangiare pancetta con un minimo di 14 volte al mese danneggi la funzionalità polmonare aumentando il rischio di unità polmonare. In Italia per gli amanti di salame, salsicce, coppa e lonzini, che vengono consumati soprattutto come antipasti, aperitivi e spuntini pomeridiani, se proprio non riusciamo a limitarne il consumo, meglio optare per salumi più magri come prosciutto o bresaola. 

4° posto =Wurstel

Questa volta è  l’università delle Hawai a condurre una ricerca, la quale ha rilevato che un consumo eccessivo di Wurstel o Hot Dog è in grado di aumentare il rischio del tumore al pancreas del 67%. Il nitrito di sodio è, infatti, uno degli ingredienti che si possono trovare al loro interno, una sostanza cancerogena strettamente collegata alla leucemia o al tumore al cervello.

3° posto = Cornetti e dolci da forno fritti

Arriviamo al terzo gradino più basso di questo nocivo e particolare podio. Vi troviamo cornetti e dolci da forno fritti, alimenti comuni di molti italiani durante la prima colazione, anche se non minimamente paragonabili alle famose Dunuts diffusissime nel resto d'Europa e negli Stati Uniti. I grassi contenuti, in questi prodotti, essendo idrogenati, sono estremamente nocivi e causano malattie collegate a cuore e cervello. Se, inoltre, si considera la zucchero e gli additivi alimentari contenuti, la situazione tende decisamente a peggiorare.  

2° posto =Bibite analcoliche gassate

Per la medaglia d’argento è il noto alimentarista e scrittore americano a scendere in campo. Parliamo del Dr. Jospeh Mercola che dopo una sua ricerca ha dedotto che una lattina da 33cl di queste bevande contiene circa 10 cucchiaini di zuccheri, 150 calorie, 55mg di caffeina ed è piena di coloranti alimentari artificiali e solfiti. Già questo, quindi, potrebbe bastare a far pensare quanto male possa fare. Vogliamo, però, spingerci oltre: questi drink sono anche estremamente acidi. Questa acidità, infatti, è filtrata con seria difficoltà dai reni contribuendo ad indebolire le ossa. Nel studio del medico statunitense è, inoltre, evidenziato come sia strettamente legata ad osteoporosi, obesità, carie e malattie cardiache.

1° posto = Bibite analcoliche gassate dietetiche

Strano, ma vero. Al primo posto troviamo sempre le famose lattine da 33cl nella loro versione priva di zuccheri. Non solo, infatti, queste varianti contengono esattamente tutte le controindicazioni elencate nel punto precedente, ma a peggiorare la situazione ci ha pensato bene l’aspartame. Questo dolcificante artificiale è oggetto, da tempo, di diverse controversie. Secondo diverse ricerche effettuate su scala mondiale sembrerebbe, infatti, legato alle seguenti condizioni di salute: attacchi di ansia, cecità, tumori cerebrali, dolore toracico, depressione, vertigini, epilessia, fatica, mal di testa, emicranie, perdita di udito, palpitazioni cardiache, iperattività, insonnia, dolori artificiali, difficoltà di apprendimento, sindrome premestruale, crampi muscolari, problemi riproduttivi e morbo di Lou Gehrig. Congratulazioni: una medaglia d’oro del male decisamente meritata.
                                                                                                               Alessandro Ribaldi

                                                                                                            (Fonte: www.greenme.it)

Le patatine creano dipendenza

Che sia al cinema o davanti alla tv, per una breve pausa o per ammazzare la noia, alcuni di noi non riescono proprio a fare a meno di ingurgitare quantità titaniche di dolciumi e schifezze varie. I cosiddetti junk food, i cibi spazzatura, come patatine fritte & Co ledono, però, fortemente la salute, ma anche la propria coscienza, contribuendo a scatenare un vortice di sentimenti che vanno dal senso di colpa fino all’autocommiserazione…
Se avete fatto incetta di cibi ricchi di grassi saturi, consolatevi e smettetela di addossarvi tutte le colpe: secondo  uno studio pubblicato oggi sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) da Daniele Piomelli è tutta una questione di chimica e cervello. Questi cibi, infatti, innescherebbero un meccanismo biologico che scatena l'irrefrenabile voglia di mangiare cibi grassi una volta che si è iniziato a ingerirli. Insomma, come una vera e propria droga.
Che i cibi grassi compromettessero le normali funzioni del meccanismo fame-sazietà di stomaco e cervello, i ricercatori l’avevano già capito e , ma mai si sarebbe potuto immaginare che fossero in grado di dare dipendenza al pari della marijuana o di qualsiasi altro stupefaciente, anche se, ad onor del vero, il documentario Super Size Me del filmaker indipendente Morgan Spurlock ci aveva lanciato un campanellino d'allarme.
Lo studio ''An endocannabinoid signal in the gut controls dietary fat intake''  evidenzia, invece, proprio il ruolo fondamentale degli endocannabinoidi, sostanze prodotte naturalmente dal corpo umano, nel generare l’impulso a mangiare sempre di più: tutto parte dalla lingua che invia il segnale al cervello e da lì, attraverso il nervo vago, giunge fino all'intestino. Qui', il segnale stimola la produzione degli endocannabinoidi causando la sensazione continua di fame.
Questa ricerca, frutto di una collaborazione Italo-Americana tra l'Istituto Italiano di Tecnologia, la University of California - Irvine e l'Albert Einstein College of Medicine of Yeshiva University, New York,  oltre a mettere in guardia sul consumo di cibi grassi, apre nuovi scenari anche per la cura dell’obesità:  ''Oggi, le soluzioni contro l’obesità - spiega Piomelli - non sono molte e, comunque, sono piuttosto invasive o hanno degli effetti collaterali decisamente importanti. La possibilità di inibire a livello locale, e non centrale, il desiderio di ingerire i grassi sarebbe un grandissimo passo avanti, con innumerevoli vantaggi per la salute del paziente''.
Che siate obesi, in leggero sovrappeso o solo golosi “occasionali”, a seguire  la lista dei 10 peggiori cibi che si dovrebbero evitare a tutti i costi per non correre il rischio di diventare "drogati" di cibo.
                                 
                                                                                                                         Roberta Ragni

                                                                                                                 (Fonte: www.greenme.it)