giovedì 31 marzo 2011

Palestra al femminile

Niente uomini, niente specchi. E' lo slogan post-femminista tra i network di palestre per sole donne, che stanno riscuotendo grande consenso. In Italia hanno già aperto diversi centri e altri pionieri hanno allestito palestre al femminile, luoghi dove signore di tutte le età e di tutte le taglie possono allenarsi e sudare in calzoncini corti e maglietta sformata, proferire imprecazioni, pesarsi e fare la sauna lontane da sguardi indiscreti. La privacy è al centro del successo di marketing di questa idea. Ma non è tutto. In realtà non a tutte piace presentarsi con ciambelle naturali che debordano a destra e a manca, addome, glutei e gambe da «trop» model e soprattutto metterle in vetrina in quei centri dove i palestrati pullulano e stroncano. Così meglio farlo tra loro, magari in un centro ladies only. Cambiano il tipo di allenamento, i macchinari, il personale, gli obiettivi. Alle signore non interessa, o interessa meno, esibire muscoli da primato, basta tonificare, tenersi in forma, perdere l'adipe accumulato. Nel club potranno allenarsi in totale serenità, perché per molte c’è diffidenza, paura e poca volontà di mettersi a confronto in un ambiente non protetto. E poiché nessuno meglio di una donna può comprendere un’altra donna, le istruttrici saranno solo e soltanto donne». Un ragionamento che non fa una grinza? Comunque in programma sono raggruppate tutte le discipline di tendenza che favoriscono la cura del corpo attraverso la mente, le istruttrici assicurano siano la panacea di ogni smagliatura, anche cerebrale. Discipline per la mente, neuromuscolari e brucia grassi, l’ultimo urlo al femminile di un corpo che fluttua spavaldo per la city.
Gli attrezzi hanno, o dovrebbero avere, dimensioni e contrappesi diversi, l'esercizio aerobico resta ma perde d'importanza rispetto a quello isometrico, le tecniche dolci e il relax, dallo yoga all'aquagym, salgono in classifica rispetto alle flessioni e ai saltelli. E gli allenatori, o meglio le allenatrici, sono in grado di capire tutto o quasi: i giorni più difficili e gli sbalzi ormonali, la tragedia di un chilo in più sulla bilancia e l'ansia della prova costume. 
Che l'allenamento debba essere dedicato lo conferma anche Giuseppe Vercelli, psicologo dello sport: "Nonostante la falsa competizione che arriva dai record mondiali, alle donne conviene un esercizio basato sulla resistenza e sull'empowerment piuttosto che sui risultati rapidi".

In questi centri non mancano i programmi specifici per chi è in attesa di un figlio, per chi è appena diventata mamma o per chi lo è già da un po' ma dalla gravidanza ha "ereditato" qualche chilo e ora vuole rimediare. "Lo staff studia esercizi su misura - spiega Sabrina Giola di Fitness First Ladies Only - che tengono conto con discrezione del punto di partenza della cliente: eventuale sovrappeso, abitudine o meno a fare del movimento, tempo a disposizione, inclinazioni psicologiche...".

Già, perché le donne, o almeno molte di loro, frequentano poco le palestre la sera e nei weekend. Per loro il momento ideale è la mattina, quando i bimbi sono a scuola, quando hanno bisogno di essere accolte, coccolate, magari nutrite e allenate in tempo per rientrare puntuali a casa. Gli spazi possono essere ridotti, una sala pesi è superflua, mentre Pilates, yoga, shatzu e tai chi sono graditi, anche nelle loro forme meno rigorose. Pensate a Jane Fonda e ai suoi video ammazza-cellulite. Aggiungete un pizzico di piacere e una briciola di autostima, un tocco di relax e il gioco è fatto.

                                                                                                                    (Fonti varie)

mercoledì 30 marzo 2011

Walking: il nuovo modo di camminare!

E’ una pratica sportiva riscoperta di recente negli Stati Uniti ed è alla base di tutto il fitness, ma soprattutto viene valorizzata per le sue potenzialità contro lo stress. 

Il walking , dal punto di vista tecnico, è un perfezionamento del movimento naturale della camminata : la parola stessa significa appunto "camminare". È un gesto spontaneo e naturale che tutti siamo in grado di compiere, ma che tendiamo ad usare sempre meno.
Per iniziare a praticare il walking non c’è bisogno di una preparazione particolare, non ci sono rischi e controindicazioni.

Il walking anti stress
Come è noto, Il nostro benessere psico-fisico risiede in un perfetto equilibrio tra la mente ed il corpo. Questo equilibrio viene però costantemente minacciato dai ritmi intensi della vita quotidiana e sovente gran parte del nostro lavoro si svolge esclusivamente a livello mentale. Questo comporta la necessità di ricorrere a una pratica motoria specifica per ristabilire il nostro benessere.Il walking si presta ottimamente al raggiungimento di questo risultato. 

BENEFICI ANTI-STRESS DEL WALKING
  • Seguire delle sedute di walking periodicamente porta a migliorare il tono dell’umore perché il nostro corpo libera delle sostanze, le endorfine e le serotonine, capaci di contrastare l’ansia e la depressione.
  • Si riarmonizza il battito del cuore che, come sappiamo, nei momenti di stress tende ad accelerare, causando ansie e paure.
  • In seguito ai miglioramenti fisici del corpo, la mente tende ad allontanare i problemi rendendoli meno assillanti e, allo stesso tempo, tende a vedere con maggiore tranquillità le preoccupazioni di tutti i giorni in modo da poterle affrontarle serenamente. 
  • Si regolarizza il respiro, che invece nei momenti di ansia e di paura tende a farsi corto, superficiale e "alitante". 
  • Si scaricano le tensioni muscolari accumulate nei momenti di stress, senza il rischio di strappi o stiramenti. 
  • Si protegge l’organismo da osteoporosi e da artrosi: infatti uno sforzo moderato e costante stimola la capacità delle ossa di assimilare il calcio e vi è produzione di sostanze come l'elastina ed il collagene che formano le cartilagini. 
  • Si ristabiliscono i valori della pressione, i livelli dei trigliceridi e del colesterolo: si consumano cioè i grassi.

Consigli pratici
 
È bene, nel caso si voglia praticare il walking, seguire alcuni accorgimenti importanti:
  • Per iniziare, non bisogna avere troppa fretta, ad esempio ponendosi degli obiettivi impossibili da raggiungere. È necessario invece procedere gradualmente per tappe e per livelli (come nel programma base fornito più avanti in questo articolo). In ogni caso, conviene seguire la vecchia regola di rallentare o di fermarsi quando il respiro si fa affannoso. 
  • È bene prepararsi con qualche esercizio di stretching (allungamento dei muscoli) sia prima della seduta di walking che dopo. 
  • Porre attenzione a curare la propria postura, magari facendosi consigliare da un esperto: la camminata deve risultare fluida, armoniosa ed elastica se si vogliono avere dei benefici. 
  • Bere acqua durante e dopo l’allenamento; mangiare cibi ricchi di sodio e di potassio (banane, patate, pomodori, latte, riso, carne di pollo, piselli, lenticchie, mandorle, spinaci). 
  • Curare l’abbigliamento, indossando abiti comodi ed in fibre naturali. Calzare scarpe comode, con la suola rigida alta circa tre centimetri e la parte interna morbida.
In ultimo: il walking va praticato preferibilmente in zone verdi, cioè parchi, campagne, boschi, ecc., evitando i centri cittadini a causa del troppo inquinamento.
 
Consigli dello psicologo dello sport 

  • L’atteggiamento mentale è fondamentale per ottenere il massimo beneficio, quindi… 
  • Non è il caso di sforzarsi per ottenere subito dei risultati: si rischierebbe di aumentare la propria tensione e la propria ansia. 
  • Ricordiamoci che il nostro benessere risiede nel saper ascoltare il nostro corpo: impariamo a farlo, per riconoscerne i segnali, praticando uno sport dolce come il walking. 
Prima di iniziare un programma di sedute di walking adottiamo un semplice "diario di bordo", cioè un quaderno sul quale segneremo periodicamente alcune delle nostre impressioni.  

Programma base
  • Per le prime tre settimane, tre volte alla settimana: 
    • 15 minuti di stretching
    • camminata leggera e sciolta per 20 minuti
    • camminata leggera e sciolta per 20 minuti
    Quarta e quinta settimana: 
    • 15 minuti di stretching di riscaldamento
    • camminata leggera e sciolta per 25 minuti (aumentare ogni volta successiva di 5 minuti fino ad arrivare a 50 minuti)
    • 10 minuti di stretching defaticante
    Programma anti-stress

    Per ottenere un maggior beneficio anti-stress, fare precedere la seduta di walking da almeno 10 minuti di respirazione lenta e profonda, stando seduti oppure sdraiati; cercare di visualizzare dei colori in sfumature pastello (azzurro, rosa, arancione…); stiracchiarsi, come si fa al mattino, respirando profondamente ed quindi iniziare la seduta di walking.

Dieta e colazione

Numerosissimi studi sottolineano l'importanza della prima colazione.
Il concetto viene puntualmente ribadito dai medici e dai media e non vi è dieta seria che non ne preveda una. Nonostante ciò, dati alla mano, una buona percentuale di Italiani è solita saltare questo importante pasto. Un'altra buona percentuale, pur facendo regolarmente colazione, si affida a scelte dietetiche scorrette.

Perché la colazione è così importante?

Il concetto è semplice: chi non fa colazione al mattino è portato a mangiare molto di più nel corso della giornata, con il rischio di eccedere e di ingrassare.
Dieta e colazioneUna prima colazione nutriente permette di iniziare la giornata con vitalità senza arrivare stanchi ed affamati alla pausa pranzo.
E' scientificamente dimostrato che chi salta questo importante appuntamento con la salute ha maggiori difficoltà di concentrazione durante la mattinata. Non solo, la successiva abbuffata a pranzo, condiziona negativamente anche il rendimento pomeridiano a causa dell'eccessivo sbalzo insulinico e del grosso impegno digestivo.
Una prima colazione nutriente contribuisce a risvegliare e ad accelerare il metabolismo corporeo, regalando quella sferzata di energia necessaria per affrontare la giornata con il giusto spirito.
Se al mattino andate di fretta e non avete tempo per fare colazione provate a preparare ciò che serve la sera prima o a consumare qualcosa mentre andate al lavoro.

Cosa mangiare?

colazioneSecondo la tradizione italiana latte, yogurt, fette biscottate, frutta fresca e marmellata, sono gli ingredienti fondamentali della prima colazione.
Ma vi è un altro alimento che negli ultimi vent'anni ha preso sempre più posto sulle nostre tavole: la brioche.
Purtroppo si tratta di uno dei cibi meno salutari in assoluto a causa del frequente utilizzo di grassi vegetali idrogenati. Il basso potere saziante e l'alto contenuto calorico la rendono del tutto inadatta a chi segue una dieta dimagrante.
Questo aspetto non è certo passato inosservato e l'industria alimentare, particolarmente attenta alle esigenze del consumatore e al proprio portafoglio, ha pubblicizzato e introdotto sul mercato italiano i cornflakes. Visto che il loro gusto non era particolarmente gradito si è ben pensato di aggiungere ingredienti ipercalorici come lo zucchero per renderli più appetibili.
Il risultato è che oggi molti Italiani, ignari che nella loro tazza si nascondano dei dolci travestiti da cereali, fanno colazione con i cornflakes sperando di rimanere in linea e regolarizzare le funzioni intestinali.
In realtà l'unica persona che rimane veramente in linea è la modella riportata sulla confezione!
Bisogna quindi fare molta attenzione al tipo di cornflackes che si acquistano, quelli con tanto cacao e molto zucchero è meglio lasciarli sullo scaffale. Ecco alcune caratteristiche su cui focalizzare l'attenzione: il contenuto calorico dev'essere inferiore alle 300 Kcal per 100 grammi, la presenza di fibra dovrebbe superare i 15 grammi su 100 tra gli ingredienti non devono comparire diciture del tipo: "grassi vegetali idrogenati" e/o "oli tropicali" e/o la sigla E seguita da un numero che indica l'impiego di additivi alimentari.  Le fette biscottate hanno un contenuto calorico superiore al pane (in media 100-150 kcal in più ogni cento grammi) a causa del maggior contenuto lipidico necessario per favorire la tostatura. Proprio la qualità e la provenienza dei grassi impegnati nella lavorazione va attentamente valutata prima dell'acquisto. Anche in questo caso se tra gli ingredienti compaiono scritte del tipo: "margarina" "grassi vegetali idrogenati" "olio di colza" "oli tropicali" meglio orientarsi verso un altro prodotto. L'assenza di conservanti, l'aggiunta di ferro e vitamine e l'impiego di farine integrali sono invece fattori che ne accrescono la qualità.
I biscotti sono buoni anzi buonissimi ma ipercalorici e poco sazianti. Provate a pesarli, scoprirete che ne bastano pochi per raggiungere le 500 calorie. Discorso analogo per le merendine.

Quanto mangiare?

Secondo i nutrizionisti la colazione dovrebbe apportare almeno il 20% delle calorie giornaliere.

A colazione prova a mangiare...

La frutta: un ottimo alimento da consumare a colazione. Fornisce vitamine, antiossidanti, fibre e aiuta il ripristino delle riserve glucidiche. Non affatica l'apparato digerente e stimola il processo di detossificazione dell'organismo che durante la notte raggiunge i massimi livelli.
Colazione e saluteIl succo di frutta: dissetante, ricco di antiossidanti e minerali rappresenta un ottima scelta per la prima colazione. Attenzione però a non confonderlo con le bibite zuccherate povere di frutta e ricche di coloranti, conservanti, zucchero e derivati. Cercate bene tra gli scaffali del supermercato e probabilmente troverete succhi al 100% senza zucchero aggiunto.
Il pane integrale con marmellata: ricco di fibre associa agli amidi gli zuccheri semplici della marmellata. Un mix vincente che fornirà un rilascio costante di energia durante la mattinata
Una manciata di frutta secca: con proteine e acidi grassi essenziali è molto utile per bilanciare la colazione nella ripartizione dei macronutrienti e per tenere sotto controllo il colesterolo.
Latte e yogurt parzialmente scremati: forniscono calcio, proteine, fermenti lattici e il giusto quantitativo di grassi.
Cioccolato fondente: solo per i golosi che se lo meritano (cioè per chi segue un regolare programma di attività fisica) 50 grammi di cioccolato fondente extra forniscono ferro, fosforo, potassio, metilxantine e una buona dose di antiossidanti senza esagerare con le calorie. Ricordate che i l mattino è il momento migliore per assumere dolci, la sera il peggiore, ma non esagerate!

Colazione al bar?

Per molti il rito della colazione al bar è un piacere irrinunciabile, per altri una semplice esigenza.
Purtroppo la scelta degli alimenti è limitata. Scartati snack e brioche per i motivi sopra citati si può sempre ripiegare su una tazza di latte caldo oppure su una spremuta di arancia.
Se il bar ne offre la possibilità scegliere un frutto abbinandolo ad un po' di frutta secca (un paio di noci o 4-5 mandorle).

                                                                                (Fonti varie)

L'importanza dell'allattamento al seno

L'allattamento al seno è il mezzo naturale e insostituibile, donatoci dalla natura (o da Dio), per assicurare ai nostri bambini tutto quello di cui hanno bisogno per nutrirsi, per potersi difendere dai germi e batteri di cui sono circondati e per crescere nel modo appropriato per la nostra specie, cioè in strettissimo contatto fisico con le loro madri. L'allattamento materno è alla base di uno sviluppo fisico, mentale, sociale ed emotivo normale del bambino.
Praticamente tutte le donne (almeno il 97%) sono perfettamente in grado di allattare al seno il loro bambino (anche due e addirittura tre gemelli) esclusivamente per almeno quattro - sei mesi e di continuare per tutto il tempo che lo desiderano e il bambino lo richiede dandogli poi un'adeguata e sufficiente alimentazione solida in aggiunta (non in sostituzione) al latte materno.
Finché si allatta, il latte viene prodotto, per anni, adeguandosi sempre ai bisogni del bambino che variano con il tempo. Questi bisogni non diventano meno importanti via via che il bambino cresce, ma cambiano semplicemente.
Ricordati: La lattazione è un potentissimo mezzo di sopravvivenza. Il ricorso al latte artificiale è giustificato solo in situazioni molto rare e particolari.

Allattamento e sistema immunitario
 
Alcune molecole e cellule contenute nel latte umano aiutano attivamente il bambino ad allontanare le infezioni.
I medici sanno da tanto tempo che i bambini allattati al seno contraggono meno infezioni di quelli nutriti artificialmente. Fino a tempi abbastanza recenti, la maggior parte dei medici presumeva che i bambini allattati al seno stavano meglio, semplicemente per il fatto che il latte fornito direttamente dalla mammella è assente di batteri. Il latte artificiale, invece, che spesso deve essere mescolato con acqua e versato nel biberon, può facilmente contaminarsi. Ma anche i bambini che ricevono latte artificiale sterilizzato soffrono maggiormente di meningiti, infezioni all'intestino, alle orecchie, alle vie respiratorie e al tratto urinario rispetto ai bambini allattati al seno.
Il motivo, si è scoperto, è da ricercarsi nel fatto che il latte materno aiuta attivamente in vari modi i neonati ad evitare di contrarre malattie. Questo aiuto ha particolari benefici durante i primi mesi di vita quando cioè il neonato, spesso, non è in grado di disporre di una valida risposta immunitaria contro gli organismi estranei. L'UNICEF e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, anche se non è la regola nelle maggior parte delle culture industrializzate, consigliano di allattare al seno per "due anni ed oltre". La risposta immunitaria del bambino, infatti, non raggiunge la sua piena potenza fino all'età di cinque anni circa.

Allattamento e obesità
I bambini allattati al seno hanno un rischio di diventare obesi di due-tre volte inferiore rispetto ai bambini che non sono mai stati allattati al seno - ha affermato il dott. Carlo Agostoni, del Dipartimento di pediatria dell'Ospedale San Paolo di Milano, nel corso del suo intervento alla IX Conferenza Europea sulla Nutrizione, conclusasi nei giorni scorsi a Roma. Agostoni ha citato uno studio europeo (Von Kries et al, BMJ 1999) condotto su 9.357 bambini di 5-6 anni, il quale ha dimostrato che più lungo è il periodo di allattamento al seno minore risulta il rischio di sviluppare stati di sovrappeso e obesità durante l'infanzia e l'adolescenza, sebbene non si elimini il rischio connesso ai fattori genetici. La spiegazione di tale meccanismo è da ricercare nel ruolo delle proteine nei primi due anni di vita del bambino, ruolo recentemente rivalutato proprio alla luce delle numerose osservazioni che legano l'allattamento al seno prolungato alla prevenzione degli stati di sovrappeso nell'infanzia e nell'adolescenza. Il latte materno fornisce una quantità di proteine molto limitata, mentre il latte artificiale ne contiene una quantità maggiore.

L'apporto di proteine durante il secondo anno di vita è stato collegato anche a una iniziale adiposità e a un progressivo sovrappeso. La base biologica di questo fenomeno è tuttora oggetto di ricerche. E' noto comunque che il latte artificiale, paragonato all'allattamento al seno, provoca un innalzamento dei livelli di aminoacidi nel sangue e un aumento della secrezione di insulina. Altri possibili mediatori sono il fattore di crescita 1 simile all'insulina e la leptina, presenti nel latte materno. Le raccomandazioni pratiche alla luce di queste considerazioni, in attesa di risultati scientifici più completi, sono dunque di allattare al seno durante i 12 primi mesi di vita e mantenere un giusto apporto di proteine nei primi due anni di vita, con piccole quantità di cibi di origine animale e grandi quantità di cereali, verdura e frutta.
                                                                                  (Fonti varie)


martedì 29 marzo 2011

Diet coach! Un aiuto alla tua linea

Una nuova figura professionale che arriva dopo il personal trainer e il personal shopper!
 
Arriva il personal trainer che non si occupa solo di farci sudare il più possibile, ma anche di cosa e quanto mangiamo. Servirà davvero anche a noi?
Madonna, Demi Moore, Halle Berry, Alicia Keys, Uma Thurman e Jennifer Aniston, senza di lui non muovono più un passo. E nemmeno un pasto. Perché lui, il diet coach, controlla ferreo ogni pranzo e ogni snack, ogni gelato e ogni bicchiere di vino. A casa, in albergo, al ristorante. E guai se le signore in questione sgarrano, o se nascondono uno yogurt di troppo nel frigo, visto che ogni grammo o centilitro ingerito in più si tramuta automaticamente (purtroppo!) in ciccia.
Più che un dietologo o nutrizionista, è una nuova figura professionale che arriva dopo il personal trainer e il personal shopper, consulenti privati per la forma fisica e lo shopping. Esattamente come loro, il diet coach sta incollato alle clienti 12 ore al giorno, verificando attentamente ciò che acquistano di alimentare e, di conseguenza, ciò che divorano.
Già, perché prima di tutto importa la qualità, quindi la quantità. Almeno secondo i dettami del più famoso tra i dietologi a domicilio di Hollywood, quell'Harley Pasternak che ha convinto parecchie dive a forza di risultati sul campo (cioè una linea a prova di grande schermo). Ottenuti grazie alla speciale dieta dei 5 fattori: 5 pasti al giorno, ognuno con 5 ingredienti, più 5 brevi sessioni di esercizio fisico.

Va bene, ma se non ci possiamo permettere il diet coach personale? Possiamo sempre seguire la dieta griffata Pasternak che ha già fatto miracoli. Tentare non nuoce. Tenendo presente che nei 5 ingredienti di ogni pasto non devono assolutamente mancare a rotazione pesce (meglio crudo), verdura, uova, frutta, legumi. 

 E' una dieta che fornisce circa 1.200 calorie al giorno ed è ideata da Harley Pasternak e si basa principalmente su cinque fattori:

1. fare cinque piccoli (e vari) pasti al giorno 

2. mangiare cibi ricchi di fibre (cereali, frutta, verdura etc) 

3. mangiare dando preferenza a cibi ricchi di proteine come carne, pesce e latticini magri 

4. cucinare in modo leggero gli alimenti (al cartoccio o al forno) 

5. eliminare bevande alcoliche, gassate e zuccherine 

Queste regole o fattori, come si vogliano chiamare, hanno lo scopo innanzittutto di accelerare il metabolismo, mangiando alimenti ricchi di fibre si aiuta a placare la fame con un naturale senso di sazietà e gli alimenti ricchi di proteine aiutano ad aumentare la massa muscolare
Ovviamente come tutte le diete che si rispettino non bisogna dimenticare di bere almeno 2 litri di acqua al giorno e di fare esercizio fisico a piacere (aerobica, squat, fitness, cardio fitness, palestra, nuoto, pilates, yoga etc etc). 

Esempio di dieta dei cinque fattori da seguire per 5 giorni per due settimane: 

Lunedì:
Colazione: 1 bicchiere di latte p.s. + 1 coppetta di muesli integrale con fragole  
Spuntino: 2 cracker integrali  
Pranzo: 2 spiedini fatti con gamberoni e pesce bianco + 1 patata al cartoccio + 1 spremuta di pompelmo  
Spuntino: 2/3 fette di ananas  
Cena: 60g di riso integrale con funghi porcini + carote e finocchi crudi grattugiati 

Martedì 
Colazione1 tazza di thè verde + 1 fetta di strudel di mele con cannella e uvetta Spuntino: 3 gallette di riso 
Pranzo: 60g di involtini di bresaola farciti con crema di caprino (o feta greca) e basilico fresco + insalata di pomodori e peperoni gialli + 2 grissini 
Spuntino: spremuta arance rosse  
Cena: 70g di tagliolini all'uovo con nero con seppie e piselli + carciofi lessi conditi con un filo di olio extravergine a crudo 

Mercoledì
Colazione: 1 caffè + mezzo bicchiere di latte p.s. + 2 fette di pane integrale con miele Spuntino: 2 noci  
Pranzo: 150g di spezzatino di tacchino + crescione in insalata + 2 fette di pane integrale Spuntino: 1 galletta di riso con marmellata ai mirtilli (senza zuccheri)  
Cena: pizza alle verdure + coppetta di macedonia di frutta fresca 

Giovedì:
Colazione: 1 caffè di orzo + 1 yogurt magro + 2 gallette di riso con miele  
Spuntino: 2 pezzi di cioccolato fondente  
Pranzo: 180g di tonno al cartoccio + zucchine e melanzane cotte in padella + 2 fette di pane integrale  
Spuntino: verdurine crude a volontà  
Cena: 70g di pennette con spinaci,pinoli e pecorino + 1 budino di riso al cacao

Venerdì:
Colazione:  1 caffè + 1 yogurt magro + 2 fette di pane integrale con miele  
Spuntino: 2 gallette di riso 
Pranzo: 1 hamburger di vitello alla griglia + insalata con lattuga, finocchio e ravanelli + 2 fette di pane integrale  
Spuntino: coppetta di frutti di bosco al naturale  
Cena: 70g di pizzocheri di grano saraceno con verdure saltate + 1 mango 
 
Sabato e domenica si può mangiare con moderazione quello che si preferisce.

                                                                                              (Fonti varie)

Tisana al finocchio al baby: cancerogena?

Gli scienziati esperti in fitoterapici ed erbe rispondono al quesito sollevato da alcuni media

Alcuni giorni fa si è sentito parlare della cancerogenità del finocchio. O per meglio dire, di alcuni composti che sarebbero contenuti nei semi di finocchio utilizzati tradizionalmente come infusi digestivi o per aumentare la montata lattea. Molta gente, spaventata, ha scelto di evitare l’utilizzo di questo tipo di rimedi naturali. Ma l’informazione che è arrivata alle nostre orecchie, anche per mezzo di programmi televisivi come “Occhio alla Spesa”, è reale? Probabilmente non del tutto.

La teoria della tisana al finocchio “cancerogena”, si baserebbe sul fatto che questa contiene estragolo. Se è pur vero che l’estragolo può essere considerato un cancerogeno è anche vero che, il finocchio, come tutte le piante, contiene anche altri composti, tra questi molti anti-cancerogeni.
Inoltre, l’estragolo è contenuto in molte altre piante come il basilico: questo significa che anche il pesto alla genovese sarebbe responsabile di tumori?!
«Sarebbe, perché questo nell'uomo non è mai stato dimostrato. Non solo, ma ora sappiamo anche perché non è vero: gli studiosi hanno fin ora dimenticato che nessuno si somministra l'estragolo in vena o nel peritoneo, cosa che provocherebbe certamente dei grossi guai!  La ricerca invece ha recentemente dimostrato che il basilico che mangiamo in realtà contiene la nevadensina, una sostanza che impedisce l'attivazione dell'estragolo. Non solo: contiene anche sostanze ad attività anticancerogena. Quindi quale rischio? Le tisana a base di finocchio invece, per le quali pure non è mai stato dimostrato alcun rischio, contiene antiossidanti e anticancerogeni (anetolo e flavonoidi) 100 volte più dell'estragolo, che peraltro viene metabolizzato in percentuali infinitesimali», spiega il dottor Fabio Firenzuoli, Direttore del Centro di Medicina Naturale dell’Ospedale S. Giuseppe di Empoli.

Questo significa che è inutile creare allarmismi dichiarando solo una piccola parte della verità. Spesso gli scienziati scindono i principi attivi cercando di capire l’attività di una pianta. Ma la pianta non è un’unica sostanza, è una sapiente miscela di composti utili al nostro organismo. E non è il principio attivo in sé a curarci, bensì questa miscela, impossibile da replicare a livello sintetico.

Prendiamo d’esempio uno dei farmaci più utilizzati: l’Aspirina. Questo farmaco fu realizzato  partendo inizialmente dall’acido spireico (acido salicilico) della Spirea Ulmaria. L’Aspirina, infatti deriva da A (riferendosi al gruppo Acetil) e “spir”, da Spirea. Tuttavia, nonostante l’Ulmaria ancora oggi sia utilizzata come antinfiammatorio, non arreca danni allo stomaco – anzi lo protegge – al contrario dell’Aspirina in farmaco. Vi siete mai chiesti come sia possibile che ciò accada visto che il principio attivo è lo stesso? Semplice: perché la Spirea Ulmaria contiene anche molte sostanze che proteggono lo stomaco.
È impossibile giudicare un rimedio naturale valutando solo alcuni elementi in esso contenuti. Le piante, lo ripetiamo, sono una miscela equilibrata e perfetta di sostanze benefiche.
Non sono come i farmaci di sintesi e, nonostante “naturale” non sia sinonimo di sicuro o innocuo, non si può certo dire che i primi siano molto più sicuri. Basta leggere un qualsiasi foglietto illustrativo, anche di un banale farmaco da banco, per rendersi conto che l’elenco degli effetti collaterali possibili è di gran lunga superiore agli effetti benefici che – dovrebbe – apportare.
Tornando al finocchio e al basilico, possiamo quindi affermare che questi sono «due esempi clamorosi di come la natura ci offra già, su un piatto d'argento, alcune potenti sinergie d'azione anticancro. Altri esempi di sinergie sono poi creabili ad arte dal medico quando somministri sostanze naturali durante la chemioterapia per ridurne certi effetti collaterali o, al contrario, per migliorarne l'azione, come ad esempio la curcumina, il resveratrolo, le catechine del tè verde o i polisaccaridi di molte piante», conclude Firenzuoli.

Insomma, niente paura e niente allarmismo. Prima di parlare bisogna sapere bene cosa si sta dicendo, e prima di cambiare idea su un determinato argomento forse è meglio informarsi da chi la natura la conosce davvero.

                                                                                                   (Fonti varie)

lunedì 28 marzo 2011

Mal di schiena: che fare?

Il mal di schiena non è quasi mai dovuto alle ossa: quasi sempre dipende da una difficoltà di funzionamento di una sua minuscola componente (muscoli, legamenti, disco). La schiena è come un orologio di alta precisione in cui anche un piccolissimo granellino di sabbia (una piccola lesione) può causare notevoli difficoltà (forte dolore). C'è però anche una grossa differenza: la schiena è enormemente più solida di un orologio. La colonna vertebrale infatti è una delle strutture più forti del nostro corpo, che deve assolvere a numerosi ed importanti compiti:
- stabilità: sostiene il tronco, gli arti superiori e il capo;
- mobilità: consente tutti gli spostamenti del tronco e della testa;
- contenimento: proteggere il midollo spinale.
Queste funzioni sono in contraddizione tra di loro (stabilità-star fermi è il contrario di mobilità-muoversi). Così questa struttura è forte ma anche estremamente complessa, con un sistema di controllo molto sofisticato. Il suo funzionamento dipende dal solo ed unico "computer di bordo": il cervello che gestisce il corretto equilibrio delle forze che si scaricano su di essa. La perdita di quest'equilibrio implica la comparsa del dolore, che segnala che la schiena è "fuori controllo", "fuori forma". 

Il mal di schiena è normale per l'uomo

Da quando abbiamo perso la posizione a quattro zampe, la parte bassa della colonna ha dovuto subire una serie di adattamenti per cui non era stata inizialmente progettata: questo probabilmente ha comportato la comparsa del mal di schiena, un dolore tipico della razza umana. Il fatto di avere poi oggi obbligato la parte bassa della schiena ad adattarsi alla posizione seduta ha ulteriormente aumentato i problemi. Per questo tutti soffrono, prima o poi, di mal di schiena: è il nostro stile di vita in quanto uomini, ma anche lo stile di vita di ciascuno di noi singolarmente ha un ruolo fondamentale.
Le cause teoriche del mal di schiena sono molto numerose. Ancor di più sono i termini medici che indicano queste cause. Ci sono vocaboli diversi che sono, spesso, definizioni differenti della stessa patologia: ecco perché andare da tanti medici significa spesso sentirsi attribuire altrettante diagnosi. 

Il mal di schiena non è l'artrosi

L'artrosi è come i capelli grigi, solo un segno dell'età che avanza. . Molte persone con artrosi non hanno disturbi così come, a parità di artrosi, si hanno dei periodi di dolore ed altri di benessere. Questa patologia, quindi, è solo un fattore predisponente: chi ce l'ha non è destinato a soffrire per tutta la vita; deve solo fare una buona prevenzione.

Il mal di schiena non è la discopatia

La discopatia è uno dei primi stadi dell'artrosi: è solo un fattore predisponente al dolore.

Il mal di schiena non è l'ernia del disco

L'ernia del disco è importante solo se provoca la sciatica. Una volta veniva sempre operata, ma si è poi scoperto che l'intervento eliminava il dolore alla gamba ma lasciava problemi di schiena cronici: oggi si interviene solo se c'è un danno grave del nervo e negli altri casi si consiglia di fare prima un trattamento non chirurgico per un lungo periodo

Il mal di schiena non è una malattia grave

Le cause gravi di mal di schiena sono rarissime (meno di 1 caso su 300) e basta una visita medica per individuarle. E' importante, quindi, non farsi prendere dal panico: tutti, prima o poi, soffrono di mal di schiena.

Il mal di schiena passa da solo

Nove pazienti su dieci recuperano entro un mese dall'insorgenza del dolore, indipendentemente dall'avere o meno effettuato un trattamento: quindi non sempre è necessario correre dallo specialista alle prime avvisaglie del mal di schiena.

Il mal di schiena ritorna

La guarigione dal dolore non deve, in ogni caso, ingannare: anche se legata a cause quasi sempre banali, la ricaduta è infatti spesso frequente. E' proprio questo che rende fondamentale la prevenzione. La ricaduta in ogni caso non è segno di qualcosa di grave, ma solo del ripresentarsi di un problema cui siamo predisposti.

Togliere il dolore non basta

Il trattamento con farmaci, terapie fisiche o manuali non sempre è risolutivo, pur essendo spesso un valido aiuto. Se anche il dolore non sparisce, non significa comunque che la situazione sia grave: non esiste infatti correlazione tra la quantità di dolore e la quantità di danno. Le terapie servono comunque solo in caso di dolore acuto, ma non hanno alcun effetto preventivo. 

Gli esami possono ingannare

Gli esami spesso dimostrano in realtà solo l'invecchiamento delle strutture (artrosi, discopatia) o patologie che possono non essere la causa di dolore (ernia del disco). Gli esami vanno sempre prescritti da un medico perchè implicano l'uso di radiazioni. 
Mantenersi in forma con dell'attività fisica regolare è fondamentale per tutti. Anche se fate un'attività professionale che vi richiede molti sforzi fisici, in realtà non allenate il fisico ma lo usurate, perché le attività lavorative sono ripetitive: l'attività fisica ricreativa, più varia ed allenante, è comunque necessaria.
Essere in forma, muoversi aumentando gradualmente le proprie capacità di compiere degli sforzi, evitare nella vita quotidiana di sedersi sempre e comunque, fare qualche volta in più le scale, andare a lavorare in bicicletta o a piedi se possibile. Quando c'è il dolore: provate a camminare, nuotare o andare in bicicletta per tratti anche lunghi; quando si sta bene: qualunque tipo di attività fisica purché ci si eserciti progressivamente e costantemente.

Vuoi guarire? Fai attività fisica!


L'attività fisica infatti migliora le condizioni dei muscoli che governano i movimenti della colonna, rendendoli più forti, elastici e pronti a reagire. Rinforza le ossa, ci mantiene elastici, ci fa sentire bene e sani, ci rimette in forma. Stimola la produzione delle endorfine, agenti chimici corporei simili alla morfina: dei veri e propri antidolorifici estremamente efficaci. E' uno dei modi più utili per scaricare le tensioni.
L'attività fisica funziona solo se viene effettuata regolarmente, almeno due volte alla settimana e per lunghi periodi. Qualche fastidio, soprattutto iniziale, è inevitabile: passa presto ed i benefici che si ottengono li ripagano ampiamente. E' più importante muoversi regolarmente piuttosto che scegliere l'attività ideale (che non esiste). Scegliete quindi qualcosa che vi piace e che potete fare senza troppe difficoltà per le vostre necessità familiari e professionali: è la migliore garanzia che non smetterete. Fate quindi dell'attività fisica con continuità e, se non avete dolore mentre la fate, non date retta a chi vi ha detto che l'attività che avete scelto è dannosa per la schiena.

Non fumare

Da qualche anno i ricercatori hanno dimostrato che fumare fa male alla schiena, probabilmente in quanto riduce l'ossigenazione delle strutture più delicate della colonna. Le sigarette quindi, oltre a far male ai polmoni, al cuore, all'apparato intestinale..., aumentano anche il mal di schiena.


 

 

 

 

Consigli:


  • Non fidatevi solo dei farmaci: non risolvono completamente il problema.
  • Non restate a casa: in questo modo vi concentrerete ancor di più sui vostri dolori e questi aumenteranno.
  • Non smettete di fare le cose che vi piacciono, in particolare se il dolore non aumenta: questo vale anche per lo sport e le attività del tempo libero.
  • Non preoccupatevi, non state diventando invalidi: mai nessuno lo è diventato per un semplice mal di schiena e la possibilità di altri disturbi è già stata esclusa con la visita medica.
  • Non intristitevi nei giorni peggiori: il dolore normalmente ha un'intensità variabile ma, come è già stato detto, anche se momentaneamente aumenta non significa che la situazione sia peggiore.
  • Non date retta alle "storie dell'orrore" degli altri: non sono reali.
  • Mantenetevi in forma: camminare, nuotare, andare in bici vi farà sentire meglio per tutta una serie di motivi: vi renderete conto di poterlo fare senza aumentare particolarmente il dolore, vi gioverà psicologicamente, migliorerà la possibilità di riparazione dei tessuti, aumenterà la produzione di endorfine (cioè una morfina autoprodotta dal corpo per ridurre il dolore).
  • Cominciate gradualmente e fate qualcosa in più ogni giorno, in modo da vedere i miglioramenti.
  • Continuate a lavorare o riprendete appena possibile, chiedendo incarichi meno pesanti per qualche giorno: il mal di schiena richiede solo di limitarsi un po'; continuare a lavorare inoltre è una medicina infallibile per la nostra mente.
  • Siate pazienti: è normale per chi soffre di mal di schiena avere ogni tanto dei dolori o essere bloccati per un breve periodo di tempo.
  • Vivete il più normalmente possibile: questo non vuol dire fare gli eroi, con il risultato di incrementare il dolore; significa invece dosare le proprie forze, concedetevi alcuni momenti di riposo ma permettete al vostro corpo di recuperare nel modo migliore possibile: con il movimento.
  • Mantenete le attività quotidiane: evitate solo i veri sforzi.



                                                                                                              (Fonti varie)

Cellulite: l'incubo delle donne

La cellulite è una degenerazione progressiva del tessuto sottocutaneo. In pratica, si parla di cellulite quando le cellule adipose sono “immerse” in una quantità eccessiva di liquido, una situazione che causa la formazione di un tessuto fibroso, accompagnato da dolore.
All’esterno la pelle prende il caratteristico aspetto “a buccia d'arancia”.
Può presentarsi già nell'adolescenza, quando iniziano i primi cambiamenti ormonali. Dopo la menopausa di solito è meno frequente.
Interessa in genere gambe, caviglie, glutei, braccia e spalle.
Alla base del ristagno di liquidi c'è un'alterazione della microcircolazione nei capillari sottocutanei.
Può essere dovuta a fattori genetici, alimentazione scorretta, sedentarietà, fumo, cause ormonali o all'utilizzo di farmaci.
Anche calzature troppo alte e vestiti e scarpe stretti possono contribuire all'insorgere del disturbo.

La cosiddetta cellulite di stadio 1 si manifesta come gonfiore e senso di pesantezza.
Nello stadio 2, invece, la cute appare pallida, arrossata e meno elastica; i capillari si dilatano e ramificano e, stringendo la pelle tra le dita, compare il classico aspetto a buccia d'arancia.
Infine, negli stadi 3 e 4 si accentua l'aspetto rugoso, compaiono ematomi e l'area interessata diventa sempre più dura e dolente.
Tra le possibili complicazioni ci sono le smagliature, le microvarici e le varici.
Inoltre la cosiddetta cellulite generalizzata, associata all'obesità, può causare difficoltà circolatorie nelle gambe.


Un sano ed equilibrato stile di vita, con attività fisica regolare e una dieta ricca di fibre, frutta e vegetali, aiuta a migliorare il disturbo. È bene anche bere molta acqua e infusi drenanti, come quelli a base di tarassaco, ananas e meliloto.
Per il trattamento sono disponibili diversi preparati contenenti principi attivi che migliorano la condizione del microcircolo e aiutano a eliminare i liquidi in eccesso.
Si tratta di compresse, gel, spray o creme a base di estratti di mirtillo rosso, ippocastano, rusco, amamelide o meliloto, centella, ginko.
Massaggi (estetici e linfodrenanti), pressoterapia, endermologia ed elettrostimolazione aiutano a migliorare l'aspetto della cellulite.
Inoltre, anche le calze elastiche a bassa pressione possono controllare la ritenzione idrica.

ATTIVITA' FISICA E CELLULITE

L'attività fisica rivolta alla prevenzione e alla cura della cellulite è per molti aspetti simile a quella proposta per i soggetti obesi. Essa viene inserita in un contesto generale che prevede il miglioramento delle condizioni psicofiscihe del soggetto ed il rispetto di tre princìpi fondamentali:

1) ESERCIZIO FISICO REGOLARE

CAMMINARE, NON CORRERE: i ripetuti impatti col terreno causati dall'azione di corsa, oltre ad avere effetti negativi sulle articolazioni e sulla colonna vertebrale, causano delle microlacerazioni alle membrane delle cellule adipose che a lungo dieta celluliteandare possono peggiorare la situazione. Inoltre, un'attività fisica svolta ad intensità troppo elevata porta alla formazione di acido lattico.
Questo metabolita è alleato della cellulite, poiché la  formazione di tossine muscolari ha effetti negativi sulla circolazione e sull'ossigenazione dei tessuti. Per questo motivo due ore di spinning alla settimana svolte ad intensità elevata risultano non solo inutili ma addirittura controproducenti.
Mantenere la posizione seduta sul sellino per un'ora ostacola infatti la circolazione dei glutei, uno dei distretti corporei più colpiti da cellulite; inoltre, l'elevata intensità dell'esercizio porta all'accumulo di acido lattico con tutte le conseguenze negative appena viste.
Si raccomanda pertanto di svolgere attività di lunga durata  come il ciclismo, la camminata veloce o lo step. I benefici di questo programma di allenamento sono molteplici: un'attività fisica regolare (almeno 30-40 minuti al giorno) porta ad un miglioramento generale delle capacità cardiocircolatorie e respiratorie favorendo la circolazione periferica.
In questo modo è possibile sconfiggere la cattiva circolazione che rappresenta il più grosso fattore di rischio per lo sviluppo della cellulite.
Per essere definita regolare l'attività fisica deve essere svolta per almeno tre giorni alla settimana.
Infine, può essere utile seguire un programma di tonificazione generale che preveda l'utilizzo di esercizi a carico naturale, di attrezzature isotoniche o pesi liberi a seconda dell'esperienza e delle preferenze del soggetto. Anche in questi casi è importante non esagerare, utilizzando carichi leggeri per un numero di ripetizioni che, sia pur elevato, non affatichi eccessivamente il muscolo.
Al termine della seduta lo stretching abbinato ad esercizi di controllo respiratorio eseguiti con le gambe in alto, favorisce il ritorno venoso e l'eliminazione delle tossine prodotte.
La cellulite colpisce soprattutto alcune regioni del corpo come cosce, glutei e fianchi, ma anche braccia e dorso. E' quindi consigliabile affiancare ad un esercizio costante generalizzato (camminata, recline, step o simulatori di sci di fondo) esercizi specifici che stimolino le zone in cui vi è un'adiposità maggiormente localizzata .
Inoltre è importante svolgere al termine di ogni seduta di allenamento qualche esercizio per stimolare la mobilità del piede. Un difetto nell'appoggio plantare può  rappresentare uno dei più grossi fattori di rischio per lo sviluppo della cellulite. Il piede è infatti sede di delicati sistemi vascolari (triangolo della volta e soletta venosa di Lejaris) responsabili del ritorno venoso. Questi equilibri possono venire alterati da posture scorrette o dal frequente utilizzo di calzature non anatomiche (tacchi alti).



CONSIGLI ANTICELLULITE:
  • Fare sport: su una pelle elastica la cellulite si vede meno.
  • Curare la salute della pelle.
  • Eliminare fumo ed alcool.
  • Bere molta acqua.
  • Mangiare molta verdura e frutta.
  • Fare una dieta equilibrata, senza però perdere troppo velocemente i chili in eccesso.
  • Linfodrenaggio: è un massaggio che serve a riattivare la circolazione linfatica, sfruttando movimenti manuali lenti,utilizzando una pressione veramente molto bassa (max 40mmHg),... come insegnato dalla scuola di Vodder o Le Duc. Attraverso tali manovre viene riattivato il sistema linfatico superficiale (contrazione del "linfangione) e quindi viene veicolato lo smaltimento delle tossine dell'organismo.
  • Ionoforesi: è una corrente continua che passa da un polo all’altro (polo positivo – polo negativo) aiutando così l’assorbimento dei principi attivi delle sostanze. Si applica sulla zona dove è presente l’inestetismo.
  • Pressoterapia: è utilizzata soprattutto su pazienti che oltre a manifestare inestetismi dovuti alla cellulite presentano edema e gonfiori. Si effettua inserendo le gambe in speciali gambali che, gonfiandosi e sgonfiandosi ritmicamente, drenano i liquidi, riattivano la circolazione ed hanno un’azione rilassante.
  • Ginnastica passiva: viene effettuata tramite uno stimolatore elettrico. Questo macchinario serve per contrarre involontariamente il muscolo rendendolo più tonico quindi migliorando l’aspetto visivo della cellulite. Inoltre riattiva la circolazione.
  • Mesoterapia: trattamento di esclusiva pertinenza medica, che consiste in iniezioni locali, intradermiche e/o sottocutanee, con aghi e iniettori speciali, di piccole dosi diluite di farmaci (anestetici, vasodilatatori, vitamine ecc.).

Frutta dopo i pasti: mito da sfatare

Si pensa che la frutta ai pasti provochi problematiche fermentazioni a livello intestinale (con produzione di gas), che in qualche modo possano oltre a infastidire, incidere negativamente sul dimagrimento.

Se la frutta fa ingrassare o no, ciò non dipende dal momento del giorno in cui viene assunta, perché il suo contributo calorico è lo stesso al mattino, pomeriggio o sera.
Tuttavia, ci sono una serie di condizioni che possono incidere sulla sua assunzione prima, durante o dopo i pasti:
  • Assumere la frutta prima dei pasti: di solito è consigliato di mangiare la frutta prima dei pasti alle persone che seguono un piano per dimagrire, visto che produce sazietà per il suo contributo di fibre, evitando in questo modo un'ingestione eccessiva di altri alimenti al momento del pasto.
  • Assumere la frutta durante i pasti: invece di altri aperitivi meno sani, si consiglia di mangiare una frutta, che aiuterà a calmare l'ansietà nelle persone che hanno l'abitudine di mangiucchiare tra i pasti. Inoltre il contributo calorico della frutta è di solito minore rispetto a quello di un altro aperitivo.
  • Assumere la frutta dopo i pasti: la frutta apporta al nostro organismo una grande quantità di fruttosio e glucosio che producono una liberazione veloce d'insulina che risveglia la sensazione di fame. Tutto questo fa sì che alcune persone che scelgono la frutta come dessert provino fame poco dopo aver mangiato, portandoli nuovamente a mangiare. Per questo si è creato il falso mito che la frutta assunta a fine pasto faccia ingrassare, mentre in realtà sono gli eccessi delle calorie degli altri alimenti che si mangiano dopo aver terminato il pasto a far ingrassare, e non la frutta.
La frutta come dessert può appesantire la digestione. Ciò è dovuto alla sua rapida digestione unita alla digestione più lunga degli altri alimenti, facendo sì che la frutta rimanga più tempo nello stomaco, creando una sensazione di pesantezza.
Per questo motivo molti specialisti consigliano di mangiare la frutta tra un pasto e l'altro, a colazione o a cena, sempre che la frutta sia l'unico alimento. Tra la frutta più facile da digerire ci sono: le mele, le pere e l'ananas, mentre il cocomero e il melone risultano più difficili da digerire.

                                                                                           (Fonti varie)

venerdì 25 marzo 2011

Isokinetic: dove fisioterapista e scienze motorie collaborano convivendo

Mi è capitato di fare un tirocinio presso la struttura Isokinetic di Bologna, il massimo in Italia per la riabilitazione sportiva e non, e ho potuto apprezzare la qualità del loro lavoro, data dalla collaborazione tra medici e rieducatori, (Fisioterapisti e Scienze Motorie).
Isokinetic è un gruppo medico di riferimento internazionale nel settore della riabilitazione ortopedica e sportiva che ricerca quotidianamente l'eccellenza sul paziente. Dal 27 Ottobre 2009, la FIFA ha inserito il Gruppo Medico Isokinetic tra i Centri di Eccellenza per la prevenzione, il trattamento e il recupero dei calciatori.
I "FIFA medical centres of excellence" sono stati costituiti su espressa richiesta del Presidente Joseph Blatter per dare ai calciatori di tutto il mondo un riferimento per le proprie cure e per dare ai medici del calcio l’opportunità di avere un confronto e un aggiornamento qualificato. Isokinetic è presente sul territorio nazionale con 7 centri di fisioterapia e riabilitazione in 6 città. 
I Centri di riabilitazione e fisioterapia Isokinetic sono centri di eccellenza; eccellenza che viene ricercata quotidianamente su tutti i pazienti che si rivolgono al gruppo medico. L’obiettivo del medico è quello di "accompagnare il paziente" sino al raggiungimento del massimo recupero funzionale possibile; durante la visita specialistica iniziale il medico imposta il "percorso" riabilitativo più adeguato composto da un mix di esercizi funzionali, terapie fisiche,  manuali ed eventuali prestazioni mediche aggiuntive.
Con riferimento a tali esigenze, quindi, ogni centro Isokinetic garantisce un'assistenza medica specialistica di alto profilo: i medici e i rieducatori vengono periodicamente aggiornati sulle metodiche più innovative presenti a livello nazionale e internazionale attraverso l'attività del Centro Studi.
La filosofia di cura dei centri Isokinetic è basata su un percorso a 5 fasi he si propone come obiettivo il recupero totale del paziente.

Fase 1 - Il controllo del dolore e dell'infiammazione

Nell'ambito delle cinque fasi, questa è la fase dedicata al collaudo del programma di riabilitazione: gli obiettivi di questa fase sono la risoluzione della sintomatologia dolorosa e del quadro infiammatorio instauratosi, nonché la riduzione del gonfiore.
Il rieducatore potrà avvalersi alternativamente di terapie fisiche, basate su principi fisici e meccanismi biologici certi, e di terapie manuali. In questa fase sono poi fondamentali l'utilizzo di ghiaccio e la prescrizione di riposo. Le diverse tecniche terapeutiche adottate rappresentano un valido aiuto ai farmaci e rivestono un ruolo fondamentale nel coadiuvare il lavoro del team riabilitativo.

Fase 2 - Recupero dell'articolarità e della flessibilità

L'obiettivo di questa seconda fase è il raggiungimento del completo range di movimento di un'articolazione o il ripristino di un movimento specifico in assenza di dolore.
Il rieducatore potrà avvalersi di varie tecniche dalla mobilizzazione articolare all'allungamento muscolare o stretching. Il lavoro di articolarità deve essere iniziato il più precocemente possibile al fine di ottenere un completo recupero. Fondamentali sono l'esperienza e l'abilità del rieducatore: infatti, un approccio troppo aggressivo potrebbe determinare un aumento del quadro infiammatorio, uno troppo prudente potrebbe causare rigidità a carico dell'articolazione.

Fase 3 - Recupero della forza e della resistenza muscolare

L'obiettivo della terza fase è il ripristino della forza muscolare e il recupero della resistenza. Il rieducatore lavorerà sul potenziamento muscolare secondo la regola della progressione dei carichi per evitare il sovraccarico. Si lavorerà molto anche sulla vostra resistenza alla fatica (capacità aerobiche), lavoro avviato fin dalle prime fasi.
Fondamentale risulta la capacità di misurare quantitativamente il lavoro prodotto attraverso dei test: il test isocinetico e il test di valutazione funzionale.

 

Fase 4 - Recupero della coordinazione

L'obiettivo di questa fase è il recupero della coordinazione.
Ogni lesione a livello dell'apparato muscolo-scheletrico determina alterazioni dei meccanismi propriocettivi, meccanismi che ci consentono di percepire la posizione dei nostri arti nello spazio. La propriocettività deve essere ripristinata quanto prima per ottenere un recupero completo e prevenire le recidive.
La rieducazione propriocettiva non deve avere degli schemi qualitativi, quantitativi e temporali predefiniti ma viene affidata alla capacità e all'esperienza del rieducatore che si adatterà ad ognuno di voi e al vostro tipo di patologia.

Fase 5 - Recupero delle gestualità

L'obiettivo della quinta fase è, per la persona comune, il recupero delle normali gestualità della vita attiva e per l'atleta, il recupero del gesto tecnico sport specifico che dovrà essere eseguito con precisione.
Questa fase si svolge sul campo ed è rivolta a tutte le tipologie di paziente: il calciatore che vuole tornare a giocare e la persona comune che vuole tornare a svolgere le attività di vita quotidiana come fare una passeggiata senza avvertire dolore.
Il programma di rieducazione sul campo non è predefinito ma modificabile di giorno in giorno dal rieducatore in rapporto alle risposte del singolo paziente.

Come si passa da una fase all'altra?

La suddivisione del trattamento in 5 fasi è un fatto puramente didattico perché ogni fase è in realtà legata, e in alcuni casi sovrapposta, all'altra.
Il trucco per avere un recupero senza sovraccarichi è nella cauta progressione dei carichi.
Il dolore e il gonfiore sono i primi semafori rossi da affrontare. Una volta superati si deve recuperare il completo arco di movimento: ad esempio, con un ginocchio senza l'estensione completa non si può camminare bene e senza la flessione non si può correre in modo corretto.
La forza è necessaria per poter effettuare esercizi complessi perché i muscoli agiscono da ammortizzatori e da stabilizzatori dinamici dell'articolazione. Ad esempio, senza forza non si può fare un salto ed atterrare con sicurezza. Il recupero della forza deve essere comunque sempre integrato dal lavoro propriocettivo e di coordinazione.
Trasformare poi tutto questo in gesti complessi durante una situazione di attività sportiva o di vita quotidiana è la fase successiva.

                                                                                                    (Fonti: www.isokinetic.com)